la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nell'ultima Domenica dopo l'Epifania
secondo il rito ambrosiano


3 marzo 2019



 

 

Sir 18,11-14
Sal 102
2Cor 2,5-11
Lc 19,1-10

 

Spero che perdonerete se la mia omelia oggi sarà come attraversata da un filo rosso, un filo rosso cui potremmo dare un nome o una categoria, la categoria del "fuori posto". E' quasi tutto "fuori posto" nel racconto. Starei per dire, un po' fuori posto il racconto stesso di Zaccheo, che troviamo solo nel vangelo di Luca e che gli esegeti faticano a raccordare con quanto sta prima nel vangelo e quanto sta dopo. Vorrei fare una premessa.

È scritto: "Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando". Si può entrare in una città senza attraversarla, vorrei dire: attraversarla da turisti svagati, che hanno occhi e non vedono, non la attraversano nella sua anima profonda. Può capitare anche a noi: si va imperterriti senza accorgersi. Vi dirò che mi sono rivenute alla mente parole del cardinale Martini in risposta al lavoro svolto in un Sinodo dei Giovani, era il sabato 23 Marzo 2002.

Diceva loro, ed era un invito: "Attraversate la città contemporanea con il desiderio di ascoltarla, di comprenderla, senza schemi riduttivi e senza paure ingiustificate, sapendo che insieme è possibile conoscerla nella sua varietà diversificata, nelle rete di amicizie e di incontri, nella collaborazione tra i gruppi e le istituzioni. Favorite i rapporti tra persone che sono diverse per storia, per provenienza, per formazione culturale e religiosa. Possiate essere il fermento e i promotori di nuove "agorà" dove si possa dialogare anche tra coloro che la pensano diversamente in una ricerca appassionata e comune".

Il verbo "attraversare" mi ha riportato al cuore queste parole del cardinale. Ed ora vengo al "fuori posto"… Il primo "fuori posto" nel racconto mi sembra Zaccheo. Già era fuori posto - diremmo - per la categoria cui apparteneva, capo dei pubblicani, non semplicemente pubblicano, presidente della categoria, diremmo. Lui "fuori posto" per quelli che accompagnavano Gesù. Disdicevole poi che uno del suo rango salisse su un albero.

E poi la gente mai e poi mai se lo sarebbe sognato che un capo di pubblicani provasse interesse per un loro Rabbi. Mi sono chiesto che cosa poteva aver spinto Zaccheo a travalicare tutte quelle "convenienze sociali" che lo avrebbero dovuto allontanare da un gesto simile. Ce lo svela il testo: "Cercava di vedere chi fosse Gesù". Mi sembra di capire che è il desiderio che ti mette in ricerca, è il desiderio che ti fa andare anche un po', o tanto, "fuori posto", è il desiderio che ti fa inventare nuove forme di appostamento.

Guardate che quando impallidisce, o si scolorisce del tutto, il desiderio, tutto diventa incolore, tutto diventa formalità, tutto "dovere senz'anima". Dobbiamo custodire, come si custodisce il fuoco, il desiderio. Che riguardi Dio, che riguardo l'altra o l'altro, che riguarda una infinità di cose, anche una celebrazione, un evento. Se no, tutto è routine immobile. E' il desiderio che fa correre avanti: "corse avanti" è scritto di Zaccheo nel nostro racconto. Se a volte abbiamo l'impressione della immobilità, non sarà perché non abbiamo coltivato - lo abbiamo perso per strada - il desiderio?

Prima parlavo di "appostamento" perché i desideri possono andare in tante direzioni. Quello di Zaccheo era desiderio di una persona, starei per dire: del segreto di una persona. E' scritto: "Cercava di vedere chi fosse Gesù". Gliene avevano parlato. Ma chi era veramente? Non era fermo all'aspetto esteriore e nemmeno alle parole degli altri su di lui... E' il desiderio che a volte ci prende di capire che cosa veramente abita nel cuore dell'altro.

Si incrociarono gli sguardi, quello di Zaccheo e quello di Gesù. Se non si incrociano non succede nella. Si incrociarono perché anche l'altro, Gesù, era abitato dal desiderio. E - lasciatemi dire - uno sulla terra, abitato così dal desiderio, non ci sarebbe più stato: lui, Gesù, il rabbi di Nazaret. Ed ecco si svela il desiderio di Gesù, è un desiderio che corre. Noi a volte, diciamo: "Calmati!". I desideri per lo più hanno fretta. Disse - e lo guardava - disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta. Non gli aveva detto: "Bella razza che sei! Bel mestiere che fai! Ne hai rubati di soldi!".

Anche Gesù "fuori posto" secondo i cosiddetti "puri", nel farsi invitare nella casa di un impuro. Una condizione ineludibile - pensavano -- è che Zaccheo chieda ammenda! E poi, in casa di un pubblicano no! Chi ci va diventa lui stesso impuro, "fuori posto"! E tutti a pensarlo: un Rabbi fuori posto! "Tutti": è scritto nel vangelo. Tutti a pensarlo "fuori posto", nella casa di un peccatore. E la casa? La casa nominata per ben tre volte nel breve racconto. La casa diventa il luogo del passaggio della salvezza: "Oggi voglio fermarmi a casa tua… oggi per questa casa è venuta la salvezza": la tavolata di una casa il luogo della salvezza... La casa del peccatore, dove Gesù sta a tavola liberamente, allegramente. Dove si trova bene, bene con la sua missione che era di cercare chi era perduto.

Noi, per lo più, siamo rimasti, non dico solo fisicamente, ma anche mentalmente, ancora nelle sinagoghe, siamo nel tempio. Ad attendere. I luoghi sacri - e non la casa -- rimangono nei nostri pensieri il posto dove essere raggiunti dalla salvezza. Per Gesù diventa luogo di salvezza una casa, il luogo di un convivere comune. Penso a una tavolata, penso all'allegria nella casa di Zaccheo, penso ad una festa. A me sembra che sia venuta, anche come chiesa, l'ora di dire "Devo fermarmi a casa tua". E uscire: "Devo": è una spinta del cuore. In questi giorni è stata pubblicata su un quotidiano una lettera di un giovane 25 anni, è della Basilicata.

Sta scrivendo una tesi sul suo paese, dove la chiesa vede venir meno implacabilmente i consensi che godeva nel passato. Intrigante la sua riflessione. Tutta la lettera sarebbe da meditare. A quella lettera mi ha rimandato quanto, poco fa, dicevo sui luoghi della salvezza. Ne traggo frammenti. Li lascio a voi, alla vostra meditazione, insieme al racconto di Zaccheo. "Le vere chiese" dice Nicola "sono negli angoli dove crescono i sogni, nelle piccole realtà in cui le persone si incontrano quotidianamente per costruire progetti di sviluppo locale".

E aggiunge: "Vorremmo una Bibbia raccontata nelle piazze, nei bar, tra i banchi di scuola, tra le tavole imbandite. Bisognerebbe discutere di Esaù e Giacobbe e poi di Paolo e Francesca e poi ancora di Moby Dick e Jon Snow… Che la Chiesa smetta di avere paura del confronto. Perché la si possa ascoltare deve venire dove siamo noi. Siamo uomini e niente più. Sappiamo elevarci se costruiamo significati tra le parole e impariamo a capire le differenze e i bisogni degli altri, a porvi rimedio".

Storia di Zaccheo, storia di Nicola. Le storie si incrociano.

 

 

Lettura del libro del Siracide 18, 11-14

Il Signore è paziente verso di loro / ed effonde su di loro la sua misericordia. / Vede e sa che la loro sorte è penosa, / perciò abbonda nel perdono. La misericordia dell'uomo riguarda il suo prossimo, / la misericordia del Signore ogni essere vivente. / Egli rimprovera, corregge, ammaestra / e guida come un pastore il suo gregge. / Ha pietà di chi si lascia istruire / e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.

Sal 102 (103)

® Grande è la misericordia del Signore. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. ® Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono. ® Quanto dista l'oriente dall'occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. ®

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2, 5-11

Fratelli, se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma, in parte almeno, senza esagerare, tutti voi. Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dalla maggior parte di voi, cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità; e anche per questo vi ho scritto, per mettere alla prova il vostro comportamento, se siete obbedienti in tutto. A chi voi perdonate, perdono anch'io; perché ciò che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l'ho fatto per voi, davanti a Cristo, per non cadere sotto il potere di Satana, di cui non ignoriamo le intenzioni.

Lettura del Vangelo secondo Luca 19, 1-10

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".

 

 


 
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