la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nell'ultima Domenica dopo l'Epifania
secondo il rito ambrosiano


15 febbraio 2026



 

 

Os 1, 9a; 2, 7a.b-10. 16-18. 21-22
Sal 112
Rm 8, 1-4
Lc 6, 43-48

Vi devo alcune premesse. La prima, così lampante da essere superflua, tanto è ovvia: che ciò che dico o scrivo è ben lontano dal presumere di essere parola di Dio; la seconda: che di natura sono un eccentrico, spesso fuori centro; la terza: che, per quanto attiene a questa parabola molto conosciuta, vorrei parlare non di una conversione, ma di una pluralità di conversioni: quella, avvenuta, del figlio minore; quella, al momento non avvenuta, del figlio maggiore; e sullo sfondo - e qui sfioro l'eccentricità - la 'conversione' del padre dei due figli. Per lo più si restringe ancora oggi l'orizzonte della parabola al figlio minore, andato di casa e poi ritornato. Ma già la motivazione della parabola sembra dilatare l'orizzonte.

Rileggiamo: "Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". E non è forse questa la critica che il figlio maggiore muove al padre per quella sontuosa festa, organizzata per uno che se n'era andato? E non solo una festa, una esagerazione di festa. Quando si parla di Dio, si sfiora sempre l'esagerazione. Ebbene oso. Oso entrare nella casa di cui parla Gesù: un padre, due figli, invisibile, comunque assente, la madre. E quanto pesa l'assenza della madre? E l'aria di casa? Che aria si respirava? Tento di immaginare. Sembra tutto così regolare: si possiede una casa, c'è un lavoro, ci sono campi, ci sono mezzi, una eredità da spartire. Finché un giorno succede qualcosa, una notizia inattesa che crea scompiglio; Il minore dei figli vuole andarsene, e non è detto perché. E' rispettata la scelta.

E tutto, diremmo, avviene secondo le procedure: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Chissà, non capita a volte anche a noi che tutto sembri così regolare, che tutto funzioni? Tutto bene! E non sarà invece che problema fosse anche la casa del racconto? La percezione della casa. Che sembrava troppo soffocante al figlio minore? Ci sembra di sospettarlo a fronte della spensieratezza con cui corre irrefrenabile verso un mondo altro, una sorta di ubriacatura: alla fin fine una fuga dietro una illusione, un'illusione di libertà. Rimane nudo e affamato, senza dignità. Mi affiorano domande, poi sempre se ne ripropongono. Affiorano domande eccentriche e risposte spericolate.

E che ci siano fessure anche da strade impensate? A cominciare dalla storia del figlio minore: tristezza di un vagabondaggio. E la domanda: "Può nascere qualcosa di diverso da un vagabondaggio? Un pensiero?". E' scritto: "Allora ritornò in sé", ritorno in sé, come si scoprisse che era altro. E a noi non accade a volte di sentirci altro da quello che stiamo vivendo? E non sarebbe una grazia scoprirlo? "E disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre".

Si alzò, ritornò: forse dovremmo ricordarlo a noi stessi, alla chiesa, alla società, ricordare questo bisogno impellente di rientrare in noi stessi, di attingere a una immensità che ci abita, per alzarci, scuoterci e ritornare. Fare ritorno a un modo, più umano, di vivere la terra. L'essenziale dipende da che cosa siamo abitati. E sorprenderci che siamo abitati. Affiora qualcosa di diverso - mi si perdoni - anche nel padre. Non vado a immaginare che non ci fosse tepore di relazioni prima che il figlio se ne andasse, ma posso forse immaginare che fossero in qualche misura nascoste; e chissà se a renderle poco riconoscibili sia stata anche la mancanza del femminile nella casa. Poche righe sulla casa, prima che il figlio se ne andasse, un padre che sembra concentrarsi sulla spartizione dei beni tra i figll - e non è poco, non sono poca cosa né la giustizia né la libertà -: "Ed egli divise tra loro le sue sostanze".

Ma nel proseguo del brano Gesù racconta come il padre dalla soglia, tutt'aitro che impallidito nell'orizzonte dei beni materiali, si lasci travolgere da un torrente di sentimenti: "Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Se lo vide "quando era ancora lontano", ci è facile immaginare quante volte sarà stato sulla soglia, in trepidazione per una figura lontana che fosse il figlio. E' lui che si precipita in strada: Dio è un Dio che si precipita. Poi incontenibile: il vestito più bello e l'anello al dito, i sandali ai piedi, il vitello grasso, la festa, la musica, le danze. Cambia l'aria di casa. Da una casa dove si ha l'ossessione dei beni, dell'eredità, dove si misura tutto in cose a una casa dove in primo piano sono le relazioni, sino ad abbracciarsi e baciarsi. Tu sei anche bacio, sei abbraccio. Il minore dei figli scopre ciò che mai avrebbe immaginato: tutt'al più poteva augurarsi di essere riammesso entro mura e campo, come schiavo.

Quasi da non crederci: ingualcibile il suo essere figlio. Affiora cosi nel figlio un modo nuovo di guardare il padre. Affiora - diciamolo - un diverso modo, nettamente diverso, di guardare Dio, non appiattito sulle prestazioni. Un Dio che, quando prende corpo, mangia e beve con pubblicani e peccatori. Di cui il primo sono io. Affiora, riga dopo riga, nel racconto il nuovo, il cambiamento, l'espansione, la bellezza; ed è un peccato, il vero peccato, che, mentre tutto si muove e mette festa, lui, il figlio maggiore, opponga rifiuto, non entri nella casa che ha preso colore; anzi, il volto inasprito, marca ia distanza dal fratello, negandogli il nome di 'fratello'. Così si esprime con il padre: "Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso".

E a noi proprio non accade di marcare la distanza dai fratelli? E' su questo stretto crinale che il padre tenterà di riannodare una relazione che sembra sbriciolata, in un estremo tentativo, ricordando che non ha fatto ritorno alla casa uno qualsiasi, ma un fratello, perduto e ritrovato. Sentite la dolcezza, ma anche la commozione, del padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"

A commento di tanta dolcezza suoni, colori, profumi dalla casa. Ma saranno bastati?

 

Lettura del profeta Osea - Os 1, 9a; 2, 7a.b-10. 16-18. 21-22

Il Signore disse a Osea: "La loro madre ha detto: "Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande". Perciò ecco, ti chiuderò la strada con spine, la sbarrerò con barriere e non ritroverà i suoi sentieri. Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli. Allora dirà: "Ritornerò al mio marito di prima, perché stavo meglio di adesso". Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio, e la coprivo d'argento e d'oro, che hanno usato per Baal. Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. E avverrà, in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: "Marito mio", e non mi chiamerai più: "Baal, mio padrone". Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore".

Sal 102 (103)

Il Signore è buono e grande nell'amore. Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. R Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. R Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8, 1-4

Fratelli, non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 15, 11-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"".

 

 


 
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