la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella festa di tutti i Santi
secondo il rito ambrosiano


1° novembre 2018



 

 

Ap 7,2-4.9-14
Sal 88
Rm 8,28-39
Mt 5,1-12a

 

Non so se è così anche per voi, per me è così: a questa festa veniamo con il cuore gonfio di gratitudine. La gratitudine, un sentimento - starei per dire - che stiamo un po' perdendo, una virtù che in qualche misura abbiamo mandato in esilio. Ecco sì, nella festa di tutti i santi sentirci colmi di gratitudine per Dio, per la vita, per le creature che Dio ha dato al nostro cammino. Oggi, ma anche domani, è come se le chiese si riempissero di gratitudine. Nel ricordo di tutti i santi. Dei nostri cari. Ed è bello che la liturgia con il libro dell'Apocalisse alzi il velo, alzi il velo per permetterci di spiare ciò che è nascosto, per dire a noi - che abbiamo poco o tanto legato la santità alla eccezionalità o ai miracoli - che la santità è moltitudine.

Alza il velo. Apocalisse significa alzare il velo, che copre come telo oscuro, ciò che avviene spesso nel segreto, sotto la coltre del terreno. Erano giorni drammatici quelli i cui fu scritto il libro. Alza il velo. E che cosa scoprirai? Primo: che "la salvezza appartiene a Dio", la santità è opera sua. Secondo: che la santità o, se volete, la luminosità, non è un fatto elitario. Il libro parla di "una moltitudine, immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua" Alza il velo e i tuoi occhi vedano ciò che accade.

Accade nella storia la santità nella forma in cui papa Francesco vorrebbe che mettessimo gli occhi. Lui la chiama "la santità della porta accanto". Voi forse sapete che alla santità papa Francesco ha dedicato una sua esortazione, dal titolo: "Gaudete et exultate". Ebbene allontanando immagini iperboliche, scrive: "Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità "della porta accanto", di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un'altra espressione, "la classe media della santità" (n. 7).

E aggiunge anche: "La santità è il volto più bello della Chiesa. Ma anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo" (n.9). Ebbene quest'anno mi ha attraversato un pensiero, forse un po' bizzarro, proprio a partire da quella parola ripetuta nel discorso dell montagna: "Beati…beati…beati…".

D'improvviso mi si è acceso dentro il pensiero che "beati" è anche una delle parole che noi usiamo nei processi per la canonizzazione dei santi: prima "servo di Dio", poi "beato", poi "santo". E Gesù - pensate - che fa beati sul monte, fa santi, senza alcuna delle nostre procedure, persone in carne ed ossa. Li aveva davanti agli occhi: "Beati voi" dice. Lo dice a donne e uomini comuni. Lui li canonizza, senza procedure sofisticate, li canonizza da vivi, con le loro storie. Un'amica direbbe "storie di ordinaria bontà" (Gabriella Caramore).

In alcuni riconosce un sentire umile, in altri uno sguardo compassionevole, in altri la limpidezza di cuore, in altri ancora la mitezza, in altri la passione per la costruzione della pace, in altri la sete per la giustizia, in altri la resistenza alla sopraffazione. Lui li faceva beati, santi. E non è che fosse gente da miracoli, o eroi di perfezione! Se devo essere sincero, mi ha dato gioia scoprire nell'esortazione del Papa alla santità anche un pensiero cui sono andato spesso in questi anni, qualche volta anche interrogandomi sulla sua legittimità, questo: che ognuno ha la sua santità, che non c'è una santità uguale all'altra come non c'è una vita uguale all'altra, che non si tratta tanto di imitare qualcuno, che ognuno deve fare della sua vita - la sua - un'opera d'arte, lascandosi condurre dallo Spirito.

Era come se mi fosse rimasto in cuore qualche dubbio su una parola molto usata, la parola "modello", i santi come modelli, modelli predefiniti. Poi ho letto nell'esortazione di papa Francesco queste parole: ""Ognuno per la sua via", dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza". ( nn.9 e10).

Ognuno per la sua via. E che bello che sia moltitudine la santità e che nessuno di noi sia come l'altro. E che ognuno ci sia con il suo colore, grande affresco; ognuno con la sua voce, grande coro; ognuno con la sua pietra, grande cattedrale. Ed io sento che ho bisogno di Dio e, con lui, sento che ho quasi un bisogno fisico di immergermi in questa coralità. La coralità che questa festa di tutti i santi canta nella sua liturgia. Un bisogno che ho letto in una poesia, scritta il 22 Febbraio del 1960 da Dom Helder Camara, grande, indimenticabile, vescovo del Brasile:

" Per amore di Dio rispondetemi: Dove sono i bambini per raccontarmi i loro giochi, i poeti per raccontarmi i loro sogni i pazzi per raccontarmi i loro deliri, i malati per raccontarmi le loro sofferenze, e i felici e gli infelici i santi e peccatori i bambini e i vecchi i morti e i vivi i credenti e gli increduli gli uomini e gli angeli gli animali e le piante le creature tutte di tutti i mondi? Povero me se salissi da solo all'altare di Dio!..." .

Povero me se salissi da solo in cielo!

Ap 7,2-4.9-14 Io,

Giovanni, vidi un angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: "Non devastate né la terra, né il mare, né la piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi". Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele. Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello". Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: "Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen". Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?". Gli risposi: "Signore mio, tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello".

Sal 88(89)

R.: Benedetto il Signore in eterno. Canterò in eterno l'amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà. I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell'assemblea dei santi. R Dio è tremendo nel consiglio dei santi, grande e terribile tra quanti lo circondano. Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti? Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda. R Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 28-39

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello". Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 1-12a

In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".

 

 


 
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