la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella Festa di Tutti i Santi
secondo il rito ambrosiano


1° novembre 2017



 

 

Ap 7,2-4.9-14
Sal 88
Rm 8,28-39
Mt 5,1-12a

Perdonate se mi esprimo così. Sto dicendo sensazioni mie, e forse non del tutto fondate. Ebbene vorrei dirvi che questa di Ognissanti, sembra quasi una festa laica. Non solo perché forse in antico venne a sostituire una festa pagana, ma perché a volte la parola "santi" è diventata - direbbe papa Francesco - un po' troppo clericale.

La nostra festa sembra quasi svelare un desiderio, quello di riportare armonia, quasi fiutasse il sospetto che le memorie dei santi cosiddetti canonizzati finissero per oscurare l'immensa schiera degli altri. "una moltitudine immensa" - secondo il libro dell'Apocalisse - che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua". Allargando il significato di "santi", possiamo dire con tutta verità che noi i santi li abbiamo conosciuti e ancora li conosciamo. E non sono fantasmi pallidi. No, uomini e donne comuni, della nostra vita più quotidiana. Cui daremmo d'istinto il nome di santi, se questo nome non lo avessimo circondato di aureole o di miracoli.

E' il motivo per cui vediamo con gioia che oggi ci sia una festa per i santi della porta accanto o delle case normali. Forse a questa festa potremmo dare maggiore concretezza se, con Don Primo Mazzolari, dicessimo che questa è la festa degli uomini buoni, delle donne buone. Ci viene più facile riconoscerli dicendo: "Quello sì è un uomo buono. Quella sì è una donna buona". Vorrei aggiungere che ci sarebbe più facile rifuggire dalla astrattezza di cui abbiamo contagiato il nome "santi" se riconoscessimo i santi, i buoni, alla luce delle beatitudini del monte.

Forse che non hai conosciuto o non conosci donne e uomini che sono poveri in spirito: loro confidano in Dio? Uomini e donne per cui la giustizia è una passione, non demordono mai? Uomini e donne capaci di dare onore e cura alla fragilità umana, hanno negli occhi la misericordia? Uomini e donne incorruttibili, limpidi davanti a qualsiasi ombra di ricatto o corruzione? Uomini e donne costruttori di pace, tessitori di fili di riconciliazione in ogni situazione di conflitto, vicino o lontano?

Uomini e donne che per la difesa della dignità degli altri, a qualunque paese o credo appartengano, sfidano incomprensioni e attacchi velenosi. Voi mi capite, fedeli al vangelo, stiamo allargando la visione dei santi. Al di là dei gesti miracolosi. Dopo tutto non è questione non è questione di miracoli. Anzi - pensate - secondo il vangelo di Matteo ci si può vantare di aver fatto molti prodigi, miracoli, ed essere rifiutati perché operatori di ingiustizia (cfr. Mt 7, 22).

Voi mi capite, stiamo allargandola la visione. Sino a dire che nel coro ci sei anche tu e ci sei con la tua voce, che non è uguale alla voce di nessun altro. Qualcuno di voi sa della mia ammirazione per i muri a secco dei monti. Ebbene rimango sempre ammirato per la incontenibile fantasia di chi li ha costruiti. Dando dignità di appartenenza ad ogni pietra, ognuna con la sua misura, con la sua sagomatura, con le sue sbrecciature. Pensate che delusione se il l'uomo dei monti, squadrandole, avesse omologato in una sola sagomatura le pietre, il muro sarebbe la noia dei monti.

E che bello, oggi festa dei santi, pensare a Dio, alla sua incontenibile fantasia che chiede ad ognuno di essere se stesso nel suo disegno che stiamo costruendo sulla terra, a salvezza del mondo. "I santi", "i buoni", potremmo anche dire "i giusti". E alla mente mi ritornano le parole di uno scrittore argentino Jorge Luis Borges che in una sua poesia intitolata "I giusti" scrive:

I giusti
Un uomo che coltiva il suo giardino,
come voleva Voltaire
chi ringrazia che sulla terra esista la musica,
chi scopre con piacere un'etimologia,
due impiegati in un caffè del Sud
che giocano in silenzio a scacchi,
il ceramista che intuisce un colore e una forma,
il tipografo che compone questa pagina
che forse non gli piace,
una donna e un uomo
che leggono le terzine finali di un certo canto,
chi accarezza un animale addormentato,
chi giustifica o vuole giustificare
un male che gli hanno fatto,
chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson,
chi preferisce che abbiano ragione gli altri,
queste persone che si ignorano,
stanno salvando il mondo.

Festa dei santi, festa delle donne e degli uomini buoni, festa dei giusti. Una festa che racconta una comunione. Lasciatemi dire, siamo cresciuti insieme, abbiamo camminato insieme. E questa comunione non è finita, questa comunione tra noi e i nostri cari non è cessata. E anche la parola "i cari", i nostri cari, si è allargata con l'allargarsi della vita: quante persone ci sono diventate care. Non cessa la comunione tra noi e loro. Non è finita perché tra noi e Dio non c'è distanza, noi viviamo in Dio, loro vivono in Dio. Ricordiamo che cosa scrive Christian Bobin: "Tra la mia vita e la mia morte, una semplice parete di carta. Io ti sento camminare dietro". Ebbene il giorno dei santi si prolunga nel giorno dei morti, sino ad abbracciarlo. E a noi non rimane che ringraziare. Vorrei farlo con una poesia di Luca Sassetti:

Il giorno della morte
e al morire di ogni giorno
ringraziamo
il seno che ci nutrì
e le braccia che ci ressero
chi ci insegnò a camminare
a parlare
a leggere
e scrivere
chi costruì il tetto che ci ripara
chi mille volte preparò la tavola
chi ci diede un esempio
chi ci mostrò il cielo
chi ci trasmise coraggio
e ci tracciò sentieri
chi ci fece compagnia
chi ci donò il suo bacio
e il suo abbraccio
chi ci ascoltò attento e paziente
chi ci sollevò nella caduta
e chi ci sarà vicino
nel passo del morire.

 

 

Apocalisse 7,2-4.9-14

Io, Giovanni, vidi un angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: "Non devastate né la terra, né il mare, né la piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi". Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele. Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello". Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: "Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen". Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?". Gli risposi: "Signore mio, tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello".

Sal 88(89)

R.: Benedetto il Signore in eterno. Canterò in eterno l'amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà. I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell'assemblea dei santi. R Dio è tremendo nel consiglio dei santi, grande e terribile tra quanti lo circondano. Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti? Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda. R Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto. R


Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 28-39

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello". Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 1-12a

In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".

 

 

 


 
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