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la parola della domenica
Anno liturgico A
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Bar
1,15a; 2, 9-15a Ogni volta che questa pagina di Vangelo ritorna a casa - e casa è anche il mio cuore, visitato da lei, come da una delle sorelline più care - mi prende commozione per il suo essere stata tenuta fuori casa, fuori vangelo, al di là dell'incredibile. Pensate, celata negli antichi manoscritti, spazio bianco, e riapparsa solo nel terzo secolo in un documento della chiesa siriana. Come per il Signore quando nacque, anche per lei non c'era posto nei vangeli: per il copista del vangelo era come se Gesù avesse valicato nel perdonare un limite. Esagerare sì, ma sino a quel punto no. Era giusto fermarlo prima. Quasi ci fosse un limite al battere del cuore. Mentre lui invece con quella donna si comporta al di là di ogni immaginazione, inventa una strategia di una genialità luminosa purché sia salva; e ha del pazzesco che tutto accada, imprevisto, nel giro di pochi istanti Così è Gesù. E tutto all'improvviso nel tempio, dove in quell'ultima settimana Gesù faceva tappa ogni mattina, pur consapevole che era a rischio: il laccio alla gola, ogni gesto o parola sotto assedio. Quasi gli rimanessero quelle parole ancora da consegnare: "Seduto insegnava". E come non immaginare? La voce in un silenzio stupito. Poi fu una ubriacatura di voci e braccia che strattonavano una donna, sorpresa in adulterio. Si rifece silenzio, un pulviscolo di silenzio e a violarlo, quasi senza cesura, parole di ghiaccio, armate, spietate; pretendevano pietre. Sento voci sguaiate e a risposta come il silenzio, quasi non ci volessero parole. Come se il Rabbi di Nazaret volesse rispondere con un gesto, in silenzio e quella fosse la risposta: "Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra" Insegnava loro a chinarsi. Perdonate se interpreto così: c'è chi si ferma al vecchio, a un rituale di tradizioni asfittiche, si ferma alle pietre, alla morte. E c'è chi si china. E fa silenzio. Non capirono, non capisce chi ha il cuore come pietra. Mi si riapre una fessura sul chinarsi, a riaccendermela una citazione da un libro di un teologo polacco, recensito in questi giorni, padre Józef Tischner, fine secolo scorso, una figura di spicco nel panorama intellettuale sociale e filosofico polacco. Che scrive: "Stando davanti all'altro stiamo davanti all'infinito". Ripeto: "Stando davanti all'altro stiamo davanti all'infinito". Certo non si sentivano davanti all'infinito quelli che avevano strattonato come un oggetto la donna, non aveva lasciato eco nel cuore il gesto di Gesù, chiedevano risposta: "Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra". Un racimolo di parole che toccano il mondo, passano i secoli, toccano me, toccano tutti, disarmano, chiedono di chinarsi, il silenzio delle parole. E come posso permettermi di lapidare? "E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra": voi sapete che furono scritti volumi per immaginare che cosa avesse mai scrtto Gesù sulla terra. Nessuno ha visto ed è sorprendente come a immaginazione si sia aggiunta immaginazione. Anche la mia è piccola, scrivo e cancello. Penso a Gesù che nel tempio quel giorno, non chiese una lavagna su cui scrivere, chiamò la terra a farsi per poco lavagna. Con il dito sulla terra, quasi volesse dirci che le parole sono preziose se toccano non le le stratosfere ma la terra, non la pietra che oppone impenetrabilità, ma la terra che si fa umida per gocce di rugiada, poi non vedi più goccia, né parola, vedi fiorire il deserto. Vedi fiorire la donna. Umida di commozione, glielo leggi in viso, è lei a fiorire. Sentite la bellezza di questa intimità, lo stropiccio dei passi degli accusatori si era spento lontano: "Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più"". Mi rimane la domanda. Chissà se questa pagina di vangelo trova o non trova casa nei nostri giorni. Per tanti aspetti mi sembra di una attualità sconcertante a fronte del mondo che è in noi e fuori di noi. Mi ritornano le parole di un commento che ne fece, lo scorso anno, dalle pagine dell'Osservatore Romano uno scrittore e insegnante, Marco Lodoli: "Chi crede di aver ragione è pericolosissimo, può sentirsi in diritto di compiere qualsiasi nefandezza, lanciare una pietra crudele o afferrare un mitra. Guardo qualche dibattito in televisione: ognuno pretende di essere dalla parte giusta, e grida, offende, cerca di imporre la sua ragione, ma in fondo vuole solo imporre se stesso, alimentare il proprio ego smisurato, ribadire che lui è migliore e superiore agli altri. Guardo, ascolto e provo imbarazzo. Non sono mai stato capace di affrontare una polemica dura e aggressiva perché non ho mai sentito fino in fondo di rappresentare una ragione assoluta, mi sembrava sempre che anche gli altri avessero le loro motivazioni, che la verità fosse qualcosa che comprendeva i nostri torti, le nostre miserie. Beati gli ultimi e beati i poveri, beati coloro che non vogliono imporsi sugli altri, che capiscono quanto la nostra vita è fragile e imperfetta. Posiamo pietre e sicurezze fasulle, amiamo gli altri per quello che sono, diversi da noi e a noi necessari. Oggi il cosiddetto "pensiero unico" vuole spazzare via ogni differenza, la massimizzazione del profitto, unica legge universale, colpisce ciecamente perché crede di rappresentare la sola ragione del mondo. Ma non è così, l'unica legge possibile è quella dell'amore, che non giudica e non lapida, che abbraccia tutti quanti gli esseri umani, povere figure erranti". Chinarsi, scrivere su terra.
Lettura del profeta Baruc - Bar 1, 15a; 2, 9-15a Direte in quei giorni: "Il Signore ha vegliato su questi mali e li ha mandati sopra di noi, poiché egli è giusto in tutte le opere che ci ha comandato, mentre noi non abbiamo dato ascolto alla sua voce, camminando secondo i decreti che aveva posto davanti al nostro volto. Ora, Signore, Dio d'Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo dall'Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome, qual è oggi, noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. Allontana da noi la tua collera, perché siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi. Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati, perché tutta la terra sappia che tu sei il Signore, nostro Dio". Sal 105 (106) Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre. Abbiamo peccato con i nostri padri, delitti e malvagità abbiamo commesso. I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie. R Non si ricordarono della grandezza del tuo amore e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso. Ma Dio li salvò per il suo nome, per far conoscere la sua potenza. R Molte volte li aveva liberati, eppure si ostinarono nei loro progetti e furono abbattuti per le loro colpe; ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido. R Si ricordò della sua alleanza con loro e si mosse a compassione, per il suo grande amore. Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo. R Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 7, 1-6a O forse ignorate, fratelli - parlo a gente che conosce la legge - che la legge ha potere sull'uomo solo per il tempo in cui egli vive? La donna sposata, infatti, per legge è legata al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è liberata dalla legge che la lega al marito. Ella sarà dunque considerata adultera se passa a un altro uomo mentre il marito vive; ma se il marito muore ella è libera dalla legge, tanto che non è più adultera se passa a un altro uomo. Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella debolezza della carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla Legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo. Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 8, 1-11 In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più".
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