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la parola della domenica
Anno liturgico A
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Is 8, 23b - 9,6a Gli occhi dei bambini, ma anche i nostri, anche i miei consumati, come sospesi al silenzio, sospesi allo stupore del presepe per un racconto che non perde di fascino, roveto che non si consuma. Negli occhi quest'anno, in anticipo di giorni, mi ritornava più volte un'immagine del passato - chissà perché, c'è un perché - che mi toccava il cuore: quella dei genitori che spesso nelle chiese presso i presepi sollevavano i loro bambini a livello delle statuine, ansiosi come erano di vedere e, se mai, di sfiorare. E io a chiedermi se non sia prezioso, dico urgente, anche per noi sollevarci, e vedere, almeno per spiragli e sfiorare con trepidazione l'avvenimento. Così lo chiamano i pastori; "Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Vorrei gli occhi di quei bambini e il perché che li abitava. Potrò sembrare a qualcuno di voi polemico, ma il rischio c'è - e mi viene ancora una volta urgenza di sottolinearlo - il rischio di strappare il bambino Gesù al presepe, alla storia in cui fa silenzioso ingresso e di farne un bambinello dolce e sorridente, per poi deporlo su mangiatoie semidorate, da incensare nelle chiese. E dov'è più l'avvenimento? E allora racconta la nascita del "Dio con noi", come è avvenuta, scritta nei giorni come furono: sta lì l'inedito di Dio. In una storia. Lì traluce l'avvenimento, il nuovo che mette in cammino i pastori; cambia la nostra visione di Dio e del mondo. Cambia - direbbe Bonhoeffer - la nostra concezione dell'alto e del basso Dio è in basso: Dio la terra l'ha abbracciata non per modo di dire né per modo dire ha abbracciato la nostra umanità. Il Natale nel presepe toglie a Dio la distanza che creava paura, la paura che era rimasta quasi impigliata, sino a quella notte, nei mantelli dei pastori. Loro in basso, irregolari per i guardiani del tempio, esclusi, allontanati per sospetti, ai margini. Tanto impigliata in loro la paura che ebbero come un soprassalto quando - loro assonnati e le pecore sognanti - si videro investire da luce e un angelo apparire, ebbero paura. E' scritto, è scritta la paura: "Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore"". "Presi da grande timore…". "Non temete". "E' nato per voi un grande Salvatore". "Per voi" E quasi non si capacitavano, un sussulto ed ecco, a cielo acceso su di loro, quasi a conferma della benevolenza di Dio un coro di angeli che cantavano la gloria di Dio nella pace per tutti, perché Dio gli uomini li ama: ""Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". Raccontate la storia di un Dio che toglie la paura, toglie l'esclusione, sostiene la fragilità. La storia che fu negli occhi dei pastori, gli unici che lo videro fragile come uno dei loro piccoli in mangiatoia, i magi lo videro che già era in una casa a Betlemme. Loro - è scritto - i primi a raccontare la storia creando stupore: "E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori." Ed ora me ne vado per divagazioni. Chissà - mi chiedo - quando accadde che Maria e Giuseppe raccontarono dei giorni della nascita a quel loro figlio. E quanti anni aveva? Ed era mattina o sera? E come li guardava? Ora sapeva di Giuseppe: con occhi in affanno aveva a non finire cercato alloggio e a domanda, come ritornello, la risposta "no". "Ma come? La mia donna è in vista di parto". "No, per voi non c'è posto". E poi, alloggio di fortuna, un rifugio per gregge; e nel semibuio, appena sgusciato, ad accoglierlo furono tenere mani e poi fasce e ruvida paglia in una mangiatoia, questo il segno, l'alloggio di Dio. Ce lo siamo scordati. Il "non c'è posto" è dilagato nei secoli e oggi, per storie di bimbi e non solo, è come ingigantito: bambini senza più casa, arresi nella morte tra macerie, per spietatezza di umani disumani. Quasi fosse l'eclisse del Natale, l'eclisse del "c'è posto", del "mi stai a cuore", l'eclisse del "mi prendo cura". Ritorno a Maria e Giuseppe, al giorno in cui a Gesù raccontarono dei pastori, loro soli, passi nella notte, e mi chiedo - al culmine delle mie divagazioni - se non cominciò da piccolo, da allora, la simpatia del Rabbi di Nazaret per i pastori. Si diede nome di "pastore", "pastore bello": "Io sono il bel pastore", uno che le pecore le conosce una ad una, uno che la pecora, la più sfilacciata non gliela strappa dalle mani nessuno, uno che si prende cura e difende. Porta ai pascoli, ma anche difende: difende dai mercenari, da quelli che fanno mercato dell'umano, oggi forse più pericolosi di ieri. Ecco perché vi dicevo che oggi abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a riconoscere il Natale dentro e non fuori dalla storia, qualcuno che ci faccia riascoltare l'avvenimento di un Dio che sceglie il basso: il canto della sua misericordia è un appello a fare posto, a un lume nel buio, alla tenerezza del prendersi cura. Forse sta tutto in queste poche parole. Io vi ho sommerso di parole. Sono parole di un papa, papa Francesco: "Dio non nasce potente, ma fragile, per insegnarci ad amare".
Lettura del profeta Isaia - Is 8, 23b - 9, 6a In passato il Signore Dio umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Sal 95 (96) Oggi è nato per noi il Salvatore. Cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta. R Acclamino davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli. R Lettera agli Ebrei - Eb 1, 1- 8a Fratelli, Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: "Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato"? E ancora: "Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio"? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: "Lo adorino tutti gli angeli di Dio". Mentre degli angeli dice: "Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco", al Figlio invece dice: "Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli". Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2, 1-14 In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: "Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
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