la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Messa nella notte di Natale
secondo il rito ambrosiano


25 dicembre 2017



 

 

Is 2,1-5
Sal 2
Gal 4,4-6
Gv 1,9-14

In ogni Natale, anche in questa notte, vibra dentro di noi l'emozione di un ritorno. Sentiamo passi nella notte. Qualcuno ritorna. Innanzitutto i passi di Dio. E vorremmo tenere il fiato per udirli. Natale è il ritorno di Dio. "Senti" è scritto "le tue sentinelle alzano la voce, insieme gridano di gioia perché vedono con i loro occhi il ritorno del Signore in Sion".

Un Dio che ritorna, capite. E avrebbe avuto qualche ragione per starsene lontano. Ritorna, dice il profeta, nonostante le nostre rovine. "Ci vuole dell'incoscienza" scriveva Don Primo Mazzolari "dell'incoscienza o della disperazione - tanta - per chiamarti ancora quaggiù, o Signore. Chi di noi tornerebbe? È la follia di Dio. Ti perdo, Signore, e ti ritrovo. Mi allontano e ti invoco: ti aspetto e tu vieni. Signore, più che il tuo rimanere, mi prende il cuore, e me lo piega, il tuo ritornare" Questa notte ritorna Dio. Ritorna nel suo Figlio. E a noi si piega il cuore.

Ma questa notte c'è anche un altro ritorno. Sentiamo altri passi. La notte del Natale risuona dei vostri passi. Siete ritornati anche voi. Che bello che i vostri passi vi abbiamo portato qui. C'è in questo vostro ritornare - io lo sento - un atto di fiducia. È come se ciascuno di voi in qualche misura volesse custodire un legame, tra la sua vita e Gesù. Forse anche al di là delle mediazioni ecclesiastiche. Tra la sua vita e Gesù.

Noi ci fermiamo in silenzio davanti ai nostri presepi. E contemplando ci rimormora nel cuore la buona notizia di Giovanni: "La Parola si è fatta carne". Dopo tante parole pallide, monotone, consumate, dopo tante parole urlate, arroganti, violente, dopo tante parole false, ambigue, accattivanti, dopo tante parole declamate, paludate, imperturbabili, tutti sentiamo il bisogno di una parola altra, cui affidare la vita.

Ecco perché i passi ci hanno portato qui questa notte, perché lontani o vicini, frequentatori di chiese o non frequentatori, ci è rimasta nel cuore una percezione, non scalfita dal passare degli anni, questa: la percezione che in questo presepe ci siano parole impregnate di vento, ci sia una casa che protegge senza sequestrare, ci sia un pane per gente affamata come noi, pane che nutre. "La Parola" - è scritto - "si è fatta carne".

Il suo messaggio Dio l'ha scritto nella carne. Nella carne del suo Figlio. Vorrei sostare brevemente: "Il Verbo fatto carne" scrive un teologo francese "ancora infante, cioè non parlante, rivela già Dio, ma un Dio presente in modo così discreto a tutte le realtà del mondo, un Dio che si abbandona nel sonno sulle ginocchia di sua madre. Dio che dorme! È un tema che devo meditare quando sono tentato di farmi travolgere dall'atmosfera febbrile di questa società. Il Dio che viene a salvare questo mondo comincia con il passare ore e ore a dormire, come tutti i lattanti…

Vivere secondo la logica dell'evangelo significa gustare una sorta di leggerezza dell'essere, avanzare lentamente, fosse anche attraverso periodi di turbamento, verso una maggiore pace." (Xavier Thévenot). La Parola nel silenzio per vivere il Natale. Un giovane amico in questi giorni scriveva dell'emozione che lo aveva preso, giorni fa, qui, nella nostra chiesa, se pur barocca. Mi scriveva: "ieri ero in via Manzoni in bicicletta e ho sostato per cinque minuti in San Francesco di Paola, ascoltando la musica di sottofondo e guardando il presepe": una sosta alla Parola scritta nella carne.

Ebbene a fronte di un Natale che è in pericolo di svaporare vi vorrei leggere una lettera giunta da terre povere, dall'Etiopia, scritta da un Abba, Filippo. Eccola, la citazione è un po' lunga ma è la cosa più vera della mia omelia: "Carissimi amici, come state? Spero bene, ormai alle porte del Natale. Noi avremo ancora un po' da aspettare perché, essendo una minoranza in Etiopia, lo festeggiamo con gli Ortodossi il 7 gennaio, un segno di unità cristiana. E qui come si festeggia Natale? Intanto essendo l'Etiopia un paese metà cristiano e metà musulmano ci sono feste dall'una e dall'altra parte, abbiamo appena festeggiato il giorno della nascita del Profeta Maometto, il 30 novembre, niente scuola, niente lavoro, festa nazionale, così il 7 gennaio per Natale, ma solo quel giorno, niente vacanze prima o dopo, anche perché la festa di Capodanno Etiopico è il 10 settembre, e non adesso, siamo nel 2010.

E Natale com'è? Qui non c'è la neve, nessuna l'ha mai vista qui, le temperature in questo periodo vanno da 40° durante il giorno e scendono di notte solo fino a 24°, minima. Qui non c'è Babbo Natale, nessuno sa chi è né cosa fa in questo periodo, anche perché pochi hanno i soldi per fare dei regali. Non c'è neppure l'Albero di Natale da addobbare, anche perché non ci sono alberi da comprare o togliere e portarsi a casa, la poca legna che c'è viene usata per fare il fuoco per fare da mangiare, non c'è il gas o la luce. E il Comune non addobba le vie del villaggio con luci o altre decorazioni perché non c'è luce e non c'è il Comune.

Non c'è il Presepe, qui non hanno questa tradizione di fare questa piccola rappresentazione della nascita di Gesù Bambino perché qui non vendono le statuine e non c'è il muschio. Non c'è neppure il cenone della vigilia di Natale ma solo, nel giorno di Natale, nella nostra parrocchia centrale, dopo la Messa e alcuni momenti di festa insieme, un bel piatto di polenta e un po' di carne di mucca, che la sera prima abbiamo preparato e cucinato.

L'unica cosa di cui siamo sicuri è dell'arrivo di Gesù Bambino. Ogni anno Gesù nasce qui da noi, non solo a Natale, ma innumerevoli volte nei tantissimi bambini che ci sono qua. Basta saperlo riconoscere. Un augurio a tutti voi di buon Natale perché possiamo trovare la pace non solo esterna ma del cuore e perché tutta la povera gente possa almeno arrivare a vivere una vita dignitosa. Con affetto. Abba Filippo".

Questo è un augurio vero e viene dai poveri della terra: l'augurio che possiamo trovare la pace non solo esterna ma del cuore e perché tutta la povera gente possa almeno arrivare a vivere una vita dignitosa.

 

 

Lettura del profeta Isaia 2,1-5

Alla fine dei giorni, / il monte del tempio del Signore / sarà saldo sulla cima dei monti / e s'innalzerà sopra i colli, / e ad esso affluiranno tutte le genti. / Verranno molti popoli e diranno: / "Venite, saliamo sul monte del Signore, / al tempio del Dio di Giacobbe, / perché ci insegni le sue vie / e possiamo camminare per i suoi sentieri". / Poiché da Sion uscirà la legge / e da Gerusalemme la parola del Signore. / Egli sarà giudice fra le genti / e arbitro fra molti popoli. / Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un'altra nazione, / non impareranno più l'arte della guerra. / Casa di Giacobbe, venite, / camminiamo nella luce del Signore.

Sal 2 ®

Oggi la luce risplende su di noi. Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane". ® E ora siate saggi, o sovrani, lasciatevi correggere, o giudici della terra; servite il Signore con timore e rallegratevi con tremore. ® "Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna". Beato chi in lui si rifugia. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4, 4-6

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: "Abbà! Padre!".

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 1, 9-14

In quel tempo. / Veniva nel mondo la luce vera, / quella che illumina ogni uomo. / Era nel mondo / e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; / eppure il mondo non lo ha riconosciuto. / Venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio: / a quelli che credono nel suo nome, / i quali, non da sangue / né da volere di carne / né da volere di uomo, / ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità. .

 

 


 
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