la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Festa dell'Immacolata
secondo il rito ambrosiano


8 dicembre 2020



 

 

Gen 3,9a.11b-15.20
Sal 86
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,26b-28

Immacolata Concezione. Vorrei muovermi con voi a passi leggeri e non sfrontati in questo mistero. Perché? Perché, già di suo, l'essere concepiti è avvolto in un segreto. Tu non conosci l'ora e poi tutto avviene nel silenzio di un grembo. Ci vorranno giorni prima che arrivi rigonfiamento del corpo. Così fu per Anna, la madre di Maria. Il dogma viene a dirci che dal primo istante, nel segreto del grembo, Maria fu avvolta di luce. Certo a sua insaputa. A insaputa dei suoi genitori. A saputa di chi, fuori di Dio? E che cosa fu quel bagliore di luce? E poi non toccò forse a Maria tenere acceso il bagliore giorno dopo giorno, come lampada in sete di olio, come in sete di olio era la lampada della sua casa? O tutto era già concluso da quell'in principio nel grembo?

Certo che no, sarebbe stata ricerca di limpidezza, per tutta una vita. Vedete è facile - ma non è un omaggio sapiente né buono a Maria - fare come se tutto per lei fosse stato scontato perché concepita nella luce, come se la lanterna della sua fede non dovesse più attingere olio e vigore. Per essere salvaguardata. Mi ritornano alla mente parole di Santa Teresina di Lisieux, che di Maria di Nazaret dice: "Non bisognerebbe dire di lei cose inverosimili o di cui non si ha certezza. Un discorso sulla santa Vergine, per essere fruttuoso, deve mostrare la sua vita reale, quale il vangelo fa intravedere e non la vita supposta. Bisognerebbe descrivere la Vergine non come inaccessibile, ma come imitabile, bisognerebbe dire di lei che ha praticato le virtù nascoste, che viveva di fede come noi. Va bene parlare delle sue prerogative, ma se, ascoltando una predicazione su di lei, si è costretti dall'inizio alla fine a esclamare: ah, ah, ci si stanca e questo non porta né amore né imitazione".

"Concepita", dice la festa. Il verbo ha significato anche di "pensare": concepire, pensare. E a me è caro questo significato del verbo: "pensare, essere pensati". Fu pensata da Dio, nel suo in principio, pensata nella bellezza. Ma anche tu nel tuo in principio, anche tu concepita, pensata, anche tu concepito, pensato, nella bellezza. Certo lei in modo straordinario, che ci sfugge. Ma non è forse vero che oggi nella lettera agli Efesini abbiamo trovato parole come queste, a dirci che "in Gesù Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità"? "Immacolati nella carità": e non è forse vero che Il verbo "pensare" spesso lo sposiamo al sentimento dell'amore? Diciamo: "Io ti penso". Diciamo: "Io non ho nessuno che mi pensi". Ed è un verbo che non sempre ha bisogno di immediatezze fisiche: "Sono lontano, ma tu sai che io ti penso. Sai che sono con te". Vale anche per Dio.

L'angelo alla ragazza disse: "Il Signore è con te". E la ragazzina lì per lì non lo vedeva con i suoi occhi, Dio, poi lo avrebbe intravisto nel Figlio. Ma l'angelo aveva iniziato proprio così: "Rallegrati, piena di grazia: Il Signore è con te". Dio ti pensa. Essere pensati da qualcuno che ci ama è grazia e benedizione. A volte mi chiedo se non sia più vicino al sentire biblico rivolgermi a voi dicendo: "Il Signore è -"è" - con voi". E non "Il Signore sia von voi". Come sognassimo e ci augurassimo che ciò avvenga e non come una cosa che già è accaduta e accade. Ora ancor più. Ora che Dio è ospitato in un grembo di donna. Oggi facevano da interfaccia la lettura dal libro della Genesi e la lettura dal vangelo di Luca, peccato originale e annuncio della maternità nella casa di Nazaret.

La cosa che sto per dirvi è un mio pensiero, non per questo indiscutibile. Ma leggere Eva e Maria come antitesi è una lettura che non solo non mi ha mai convinto, ma mi ha anche dato sofferenza di cuore. Tipo e antitipo: la perdizione e la grazia; Eva e Maria; Eva e l'Antieva; la maledizione e la benedizione. Voi sapete che questa lettura, a mio avviso scorretta, è servita nel tempo a ricondurre le donne nell'immaginario di Eva corruttrice, togliendo loro dignità, quasi fossero, o siano, occasione per il male. Se leggiamo attentamente il testo biblico, che evidentemente non è una cronaca ma un racconto sapienziale, ci accorgiamo che l'accento non va a posarsi sulla maledizione: maledetto è il serpente, simbolo del male, ma non c'è maledizione per la donna e per l'uomo. Dio non ritira la benedizione dell'in principio, promette che dalla donna, dalla sua stirpe, per via di generazioni, verrà colui che schiaccerà il male. Vince la grazia.

Ed Eva riceve un nome bellissimo, lo riceve dal suo uomo, un nome che non va sfigurato; e io penso a tutte le donne sfigurate. E' nome "Eva", dal verbo "vivere", "colei che dà vita", "la madre dei viventi". Per questo, anche per questo, non so che cosa sentivate in cuore voi e se mai vi è capitato, ma a me sì, e mi si stringeva il cuore, un colpo a cuore, quando, a mo' di bestemmia, al nome di Eva si apponevano espressioni volgari, quasi non fosse anche quella bestemmia. Bestemmia alla vita e dunque al Dio della vita. Adamo, il vivente tratto dalla terra, alla fine di un giorno triste di non affidamento, chiamò la sua donna "Eva". Non erano morti, come sembrava per via di minaccia. Dio aveva accesa una speranza. Eva generando ne era un segno. Sino al giorno del fiorire del germoglio in grembo della ragazzina di Nazaret.

Vado per connessioni. Sto pensando che la concezione immacolata è evento di un istante. Ma poi? Poi nella vita? Sappiamo dell'angelo, un leggero spostamento di folate di vento nella casa: "Il Signore è con te. Dio ti pensa". Era una ragazza con sogni, con attese, con trasalimenti. Casa e strade, l'amore per Giuseppe, nomi che riempivano la vita, su tutti, quello di Dio. "Il Signore ti pensa": disse l'angelo. La proposta era di collaborare con lui. A dare vita. E quale vita! Al sentirsi pensata - e poi da Dio! e non solo da Giuseppe - sbiancò, o si accese, in viso, non sappiamo. Ora - sembrò dire la ragazza - tocca a me fare sì che altri si sentano pensati. Aprì l'uscio e si mise in viaggio. Sino alla casa della cugina sui monti di Giuda. Ed Elisabetta sull'uscio a dire la sua meraviglia di essere stata pensata: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".

E fu abbraccio, e fu racconto di donne. Immacolate nell'amore. E chi sono quelli che oggi hanno tristezza di non sentirsi pensati da nessuno? E quale l'uscio che è chiamato ad aprirsi?

 

Lettura del libro della Genesi - Gen 3, 9a. 11b-15. 20

In quei giorni. Il Signore Dio chiamò Adamo e gli disse: "Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose Adamo al Signore Dio: "La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Allora il Signore Dio disse al serpente: "Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Sal 86 (87)

Di te si dicono cose gloriose, piena di grazia! Sui monti santi egli l'ha fondata; il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe. Di te si dicono cose gloriose, città di Dio! R Iscriverò Raab e Babilonia fra quelli che mi riconoscono; ecco Filistea, Tiro ed Etiopia: là costui è nato. Si dirà di Sion: "L'uno e l'altro in essa sono nati e lui, l'Altissimo, la mantiene salda". R Il Signore registrerà nel libro dei popoli: "Là costui è nato". E danzando canteranno: "Sono in te tutte le mie sorgenti". R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati - secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà - a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Lettura del vangelo secondo Luca - Lc 1,26b-28

In quel tempo. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te".

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