la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Festa dell'Immacolata
secondo il rito ambrosiano


8 dicembre 2017



 

 

Gen 3,9a-b.11c.12-15.20
Sal 86
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,26b-28

 

A volte mi fermo a pensare come sia bella, nella vita, l'esperienza di accompagnarsi: si cammina verso… insieme e ci si racconta. E allora ho immaginato che in questo nostro andare verso il natale, a un certo punto del viaggio, ci si affianca Maria, la madre di Gesù, e si accompagna con noi e si racconta.

Lo fa oggi, festa dell'Immacolata e lo farà fra due domeniche e sarà la domenica dell'incarnazione o della divina maternità. Oggi e nella domenica dell'incarnazione il vangelo che fa da accompagnamento è quello che tutti conosciamo, il vangelo dell'annunciazione. Solo che oggi, festa dell'Immacolata, il racconto - lo avete notato - lo si inizia ed è come se fosse subito interrotto. Poche righe. Io non so perché i liturgisti abbiano fatto questa scelta. Oggi poche righe.

Segno che bastano? Accade a volte che ci sia una immensità in poche righe ed altre volte che ci sia il nulla in una moltitudine di righe. Ho pensato all'immensità nelle poche righe di questo vangelo. E l'ho colto come un invito a sostare su poche righe. Anche perché è l'inizio di ciò che celebreremo a Natale, non c'è nascita senza concepimento. Ed è sempre intrigante vedere da dove inizia Dio.

Il vangelo di Luca ha già raccontato un'altra annunciazione, che avviene nella grande città, avviene nella maestosità del tempio, l'annuncio dell'angelo è a un uomo, maturo, un sacerdote, Zaccaria: Elisabetta, sua moglie avrà un figlio, lo chiameranno Giovanni, il Battista. Ebbene nel nostro racconto l'angelo va in tutt'altra direzione, tutt'altro è il contesto; e noi le parole dell'angelo e di Maria dovremmo ascoltarle nel loro contesto: non siamo nella grande città, siamo in una regione, la Galilea, considerata quasi pagana; in un paese di poco conto; in una casa come tante, umide pietre; l'annuncio a una ragazza con una storia di amore in atto, con in cuore il sogno di sposare il suo uomo, Giuseppe, innamorata, come tante ragazze della sua età.

E chi sa che cosa stava facendo in casa: accendeva un lume? Toglieva farina da una madia per farne pane? Riordinava cose? Filava per tessere un abito? Di certo nella casa non c'erano inginocchiatoi né lei era piegata su uno di quelli. Gli inginocchiatoi se li sono inventati nelle loro annunciazioni i nostri artisti più famosi. L'angelo? Era tutto voce, non ha descrizioni nel racconto. Certo, voce leggera, che fa battere il cuore. E la prima parola dell'angelo era un invito alla gioia, non era un generico saluto, "ave", come abbiamo sempre letto e pregato: "Ave, Maria". No, la prima parola suonava così: "Rallegrati"! "Rallegrati, o piena di grazia".

Ma anche a proposito di "piena di grazia" è sorto un fraintendimento, quasi significasse: "tu, piena di virtù". No, il verbo è al passivo: "tu, colmata di grazia", colmata dall'amore di Dio. Lei sapeva che cosa voleva dire essere colmata dall'amore, dall'amore di Giuseppe, ora dall'angelo veniva a sapere che era colmata dall'amore di Dio. La parola grazia infatti ha in sé la radice della parola "amore" e noi vi abbiamo attinto anche il significato del "gratuito". Siamo nell'orizzonte - voi mi capite - dell'"immeritato".

La ragazza ascolta parole di angelo, parole che la dicono stracolmata dell'amore di Dio, ascolta parole immeritate. Ebbene penso all'orizzonte dell'immeritato. Penso che a volte capiti anche a voi di vivere questa esperienza bellissima: sentire che quello che mi sta capitando sono lontanissimo dall'essermelo meritato, è grazia, è pura grazia. Può essere una infinità di cose: un incontro, una persona, un gesto, una parola, una poesia, un'opera d'arte, un'emozione, può essere Dio, Gesù, il suo vangelo, la carovana di donne e uomini che camminano con me. Nel campo dell'immeritato.

Quante cose nell'orizzonte dell'"immeritato"! Per cui dire "grazie". Anche lei Maria, nel segno della bellezza non per i suoi meriti. Nell'orizzonte dell'"immeritato". Un tempo, nella teologia, si era soliti dire: "Ante previsa merita". Prima che ne avesse il merito. Lei, giovane donna, fatta splendore della gratuità di Dio, del suo amore. In lei contempliamo la bellezza di essere amati da Dio. la parola grazia - e voi lo sapete - vuol dire anche bellezza: fare con grazia o senza grazia; con bellezza o senza bellezza. Mi sembra di capire perché in tanti canti in onore di Maria immacolata ritorni spesso la parola bellezza.

Non è forse vero che una persona, quando è amata, diventa più bella. E non sarà forse che anche noi, come Maria, diventiamo più belli ogni volta che ci sentiamo amati? A maggior ragione da Dio? A seguito di questi pensieri che hanno insistito - perdonate la parola - sul protagonismo di Dio, qualcuno potrebbe chiedere: "Ma allora noi creature siamo in una situazione di mera passività?".

Ebbene mi è venuta al cuore un'immagine. E' semplicemente un'immagine. E l'immagine è quella di una zolla di terreno e di un seme affidato da un contadino al terreno. C'è bisogno di umidità, di terreno umido, ma anche di terreno che si lascia solcare da un aratro, paradossalmente c'è bisogno di vuoto, "un vuoto buono" - mi è capitato di scrivere - che è il vuoto che fa spazio, fa spazio alla grazia del seme. Ricordo di aver ascoltata in un monastero una voce che diceva: "Chi ha spazio, faccia spazio". Maria è questa zolla di terra, che ha fatto spazio a Dio. Perfino nel suo corpo ha fatto spazio.

Ce lo ricorderà la domenica dell'incarnazione. Ma se il terreno è duro di un durezza inaccessibile, se la crosta è impermeabile, se sono chiuso, se non mi affido, non genero né vita, né bellezza, né futuro. E'ciò che è accaduto ad Adamo ed Eva, che sono simbolo di un'umanità quando non si affida: non si sono fidati, li abitava il delirio di essere pieni, di sé e di tutto, non sopportavano la loro pochezza, non sopportavano il vuoto che poteva essere colmato da Dio.

Non sopportavano di vivere chiedendo, l'ideale era non aver bisogno di nessuno, crosta dura. Si ruppe l'armonia. Perché quando fai spazio alla voce accade la bellezza, ma quando resisti alla voce, per durezza, accade la disarmonia. Ma i nostri occhi questa mattina hanno visto il segno di un Dio che ricomincia - troppo gli sta a cuore la bellezza - ricomincia da una ragazza. Che è terreno soffice, una giovane donna che fa spazio all'amore che bussa. E accade la bellezza.

 

 

Lettura del libro della Genesi 3, 9a-b. 11c. 12-15. 20

In quei giorni. Il Signore Dio chiamò Adamo e gli disse: "Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose Adamo al Signore Dio: "La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Allora il Signore Dio disse al serpente: "Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Sal 86 (87)

Rit.: Di te si dicono cose gloriose, piena di grazia! Sui monti santi egli l'ha fondata; il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe. Di te si dicono cose gloriose, città di Dio! R Iscriverò Raab e Babilonia tra quelli che mi riconoscono; ecco Filistea, Tiro ed Etiopia: là costui è nato. Si dirà di Sion: "L'uno e l'altro in essa sono nati e lui, l'Altissimo, la mantiene salda". R Il Signore registrerà nel libro dei popoli: "Là costui è nato". E danzando canteranno: "Sono in te tutte le mie sorgenti". R

 

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-6. 11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati - secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà - a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Luca 1, 26b-28

In quel tempo. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te".

 

 

 


 
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