la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Domenica dedicata a Gesù re dell'universo
secondo il rito ambrosiano


11 novembre 2018



 

 

Is 49,1-7
Sal 21
Fil 2,5-11
Lc 23,36-43

La solennità di Gesù re dell'universo, ultima domenica dell'anno liturgico, dallo scorso anno, per desiderio di Papa Francesco, incrocia la giornata mondiale dei poveri. Questo incrociarsi di immagini, il re e i poveri, è ricco di suggestioni. Io tenterò, come mi è possibile, di sfiorarne con voi alcune. Una prima cosa mi ha colpito: che la conclusione della vita di Gesù sia questa: il re - strano re - Gesù, ti mette in ascolto del povero. Come se alla fin fine - e sto dicendo una cosa grossa - alla fin fine ciò che conta è amare, e amare ascoltando il grido del povero.

Saremo giudicati sull'amore. In conclusione. Il messaggio della giornata mondiale dei poveri, quest'anno ha come tema proprio le parole di un salmo, salmo 34. Il settimo versetto dice: "Questo povero grida e il Signore lo ascolta". Ritorniamo al vangelo. Forse stupisce anche voi che la parola "re", riferita a Gesù, nei vangeli trovi ospitalità quasi esclusivamente nelle pagine che raccontano la passione e la morte del Signore.

E forse emoziona anche voi il fatto che la parola "regno" alla fine del vangelo sia sulla labbra di un malfattore e suoni come una struggente preghiera. Struggente anche sulle mie labbra di povero peccatore: "Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno!". "Sì ,ricordati di me, Gesù!". Non finisce di emozionarmi - e sì che sono vecchio! - il fatto che il cosiddetto ladrone lo riconosca re. E lo riconosca re - perdonate se mi esprimo così - nella sua "svestizione".

Secondo criteri comuni, il riconoscimento avviene nella vestizione del re, nella sua investitura. Il ladrone lo vede nella sua nudità. Che da un lato è disturbante e dall'altra è rivelazione. Ricordo di avere, un giorno, pregato così: Ti spogliarono, / in faccia alla terra / per coprirti / del manto nero / della vergogna / come un senza veste. / Denudato. E ultima a staccarsi, / fatta una con il sangue, / quasi violentata a forza, /la tunica inconsutile / intessuta da madre. / Ed ora tu strappato, / ultimo atto, / nella veste, alle sue mani. Ti vollero nudo / per il manto della vergogna / ed era vigilia / dello svelamento.

Svelamento del re la svestizione, vera investitura. Come se l'essere nudo togliesse ogni distanza, la distanza ingigantita dagli orpelli e dai titoli mondani. Nella sua nudità la dignità pura di un uomo. Lui, una dignità mai sgualcita. E il dialogo su una croce a conferma. Pensate, a commento di quel dialogo tra crocifissi, potremmo mettere le parole del salmo: "Questo povero grida e il Signore lo ascolta". Gesù ascolta il grido del malfattore che si affida, ma penso - perdonate - che abbia ascoltato anche il grido disperato dell'altro. E penso anche che povero in grido, sulla croce, fu anche Gesù e penso che sollievo, conforto, al suo cuore furono le parole del ladrone a fianco. Lo chiamò per nome: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno": Nell'aria fu un intrecciarsi di gridi di poveri.

Ebbene, quando si ascolta ii grido del povero accade il regno di Dio. Il versetto del salmo e il messaggio del papa mi hanno fatto molto pensare. Mi fa pensare la parola "grido": sì, perché noi, gente per bene, le richieste dai poveri le vorremmo formulate con grazia, non il grido. Pensate come nel vangelo i discepoli, più di una volta, cercano di far tacere quelli che gridano la loro sventura, Gesù li vede, li guarda, si ferma, ascolta la storia, ascolta il grido. Noi no, prendiamo a pretesto il grido per dire che non si meritano niente. E c'è purtroppo un'altra operazione molto subdola con la quale ci sfiliamo il problema, quella di confondere tutto in un nome generico, così possiamo dare soluzioni senza metterci né il cuore, né il vangelo. Per esempio diciamo "immigratI", anonimato, i senza nome. Senza nome, senza volto, senza storia.

Benedetti coloro che ascoltano i nomi, accarezzano i volti, ascoltano le storie, Ebbene se noi ne siamo venuti a conoscenza, raccontiamo le storie, raccontiamo il grido. Saremo più umani. La loro nudità parlerà al cuore. Ma vorrei finire con un ultimo pensiero, ne parla anche Papa Francesco. Noi, a proposito di poveri, pensiamo troppo spesso che il dare sia a senso unico; da noi a loro. Proprio perché li abbiamo affogati in un nome generico e non ne conosciamo le storie. Non ci sfiora l'idea che abbiamo molto da imparare da loro. Se ascoltassimo i gridi, se leggessimo le storie!

Ecco finisco con una storia, raccontata in un libro uscito in questi mesi, libro che raccoglie le ultime lettere di una volontaria italiana, Annalena Tonelli, donna di raro fascino, uccisa a Borama nel Somaliland, il 5 ottobre 2003. In una sua lettera racconta di una giovane musulmana poliomielitica che moriva di tubercolosi. "Io" scrive "insegnavo alla scuola e andavo a trovarla... ci capivamo con il linguaggio del cuore... io non capivo nessuna delle sue parole e non tentavo di dirle nulla, tanto lei non mi avrebbe capita... lei aveva due gambine flaccide, sottili come stecchini, un corpo emaciato da far paura... era piccola, un pugnettino di ossa, un viso bello, espressivo, consapevole, portava con dignità il velo nero delle donne sposate...

Secondo i dettami della sua tribù era stata sposata e subito divorziata... ma le era stato donato lo status di donna sposata e lei lo portava con dignità e orgoglio. Quando venne il momento del passaggio mi chiese...non so come...di rimanere con lei quella notte... la cameretta asfittica e lurida... indimenticabile nella memoria un reparto dell'ospedale lazzaretto di Wajir... le lenzuola nere... lei che tossiva incessantemente... io desideravo solo rimanere con lei e rimasi... seduta sul suo letto sempre più sfinita... pregavo, la sostenevo, la guardavo negli occhi, l'amavo con tenerezza infinita... il caldo era sfibrante, lei respirava sempre più a fatica... ad un certo punto crollai e lei si tirò su, si tolse il cuscino lurido da sotto la testa affranta e me lo offerse... spirò verso le cinque del mattino... io le tenevo la mano, le sorridevo alla luce fioca di una lampada a petrolio".

E conclude: "Forse sono alla fine della vita. Ricordo il passato... e vorrei solo passare quello che rimane su questa terra stringendo la mano di uno che muore e sorridendogli teneramente". Voi mi capite, quel cuscino, sfilato di sotto il suo capo dalla giovane donna musulmana, per me è diventato un simbolo: mi racconta che cosa possiamo ricevere dal grido di un povero.

Che ci sia fatta grazia di tenere gli occhi, spero umidi, a quel nero cuscino.

 

 

Lettura del profeta Isaia 49, 1-7

Ascoltatemi, o isole, / udite attentamente, nazioni lontane; / il Signore dal seno materno mi ha chiamato, / fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. / Ha reso la mia bocca come spada affilata, / mi ha nascosto all'ombra della sua mano, / mi ha reso freccia appuntita, / mi ha riposto nella sua faretra. / Mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, / sul quale manifesterò la mia gloria". / Io ho risposto: "Invano ho faticato, / per nulla e invano ho consumato le mie forze. / Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, / la mia ricompensa presso il mio Dio". / Ora ha parlato il Signore, / che mi ha plasmato suo servo dal seno materno / per ricondurre a lui Giacobbe / e a lui riunire Israele / - poiché ero stato onorato dal Signore / e Dio era stato la mia forza -/ e ha detto: "È troppo poco che tu sia mio servo / per restaurare le tribù di Giacobbe / e ricondurre i superstiti d'Israele. / Io ti renderò luce delle nazioni, / perché porti la mia salvezza / fino all'estremità della terra". / Così dice il Signore, / il redentore d'Israele, il suo Santo, / a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni, / schiavo dei potenti: / "I re vedranno e si alzeranno in piedi, / i prìncipi si prostreranno, / a causa del Signore che è fedele, / del Santo d'Israele che ti ha scelto".

Sal 21 (22)

® Dal legno della croce regna il Signore. Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, perché egli non ha disprezzato né disdegnato l'afflizione del povero, il proprio volto non gli ha nascosto ma ha ascoltato il suo grido di aiuto. ® Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra; davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli. Perché del Signore è il regno: è lui che domina sui popoli! ® Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: "Ecco l'opera del Signore!". ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2, 5-11

Fratelli, / abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: / egli, pur essendo nella condizione di Dio, / non ritenne un privilegio / l'essere come Dio, / ma svuotò se stesso / assumendo una condizione di servo, / diventando simile agli uomini. / Dall'aspetto riconosciuto come uomo, / umiliò se stesso / facendosi obbediente fino alla morte / e a una morte di croce. / Per questo Dio lo esaltò / e gli donò il nome / che è al di sopra di ogni nome, / perché nel nome di Gesù / ogni ginocchio si pieghi / nei cieli, sulla terra e sotto terra, / e ogni lingua proclami: / "Gesù Cristo è Signore!", / a gloria di Dio Padre.

Lettura del Vangelo secondo Luca 23, 36-43

In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". Sopra di lui c'era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei". Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

 

 


 
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