la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nell'Epifania del Signore
secondo il rito ambrosiano


6 gennaio 2026



 

 

Is 60, 1-6
Sal 71
Tt 2, 11 - 3, 2
Mt 2, 1-12

Forse voi mi capite, tolgo il "forse", so che voi mi capite. Capite come faccia fatica, io, che per quasi settant'anni, quasi ogni anno, mi sono perso a cantare, nel giorno dell'Epifania, stelle e magi e cammini per piste sconosciute - ed era scampanare all'aria che più aperta non si può - faccia fatica ora che, impigliato agli occhi - io come voi - porto un rogo e fiamme senza pietà su quindicenni in festa di vita, io che mi porto, impigliata nella pelle, l'ingiustizia dei miei novantaquattro anni a fronte dell'età dei ragazzi quindicenni. E con la fatica a scrivere, il ritorno di un bisogno di silenzio. Che sto violando.

Aprivo l'anno riandando a un invito di Papa Francesco che, parlando del pianto di Rachele per i suoi figli che non erano più, ci ricordava - perdonate se riprendo le parole - "quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui. Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po' di speranza. E se non posso dire parole così, con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio; la carezza, il gesto e niente parole. E Dio, con la sua delicatezza e il suo amore, risponde al pianto di Rachele con parole vere, non finte".

Il pianto di Rachele per i suoi figli che non sono più mi è parso di risentirlo nei singhiozzi delle madri toccate dalla tragedia di Crans-Montana, come mi è parso di risentirlo spesso in quello di migliaia di mamme, fuori le loro case, fatte macerie per sete di dominio di potenti. E allora lasciatemi dire che non rinnego le mie letture affascinate da questo midrasc di Matteo, che è un canto ai cercatori di stelle, alle donne e agli uomini degli infiniti cammini, no, non cancello; ma mi viene ricordato che i cammini sono sulla terra.

Ci accade per grazia di leggere il racconto dei magi, di sostare alla gioia, che è vera e preziosa, la loro, di avere alla fine trovato il re che cercavano, di averlo trovato, stupendosi, in un bambino, meno di due anni, e non in una reggia, ma in una casa come tutte; l'immensamente grande nell'immensamente piccolo, una svolta nella vita. Quanto tempo sostarono nella casa il racconto non lo dice; ci è raccontato solo il tempo di piegare le ginocchia e di offrire doni; e chissà se ci fu invito a stare a tavola, nella casa. E che cosa erano - qualcuno potrebbe chiederselo - pochi minuti o poche ore, a fronte dei lunghi giorni del viaggio, a fronte delle notti in cui gli occhi interrogavano il cielo e il cielo era senza stelle?

E quanto è il tempo delle notti con la stella e quanto il tempo della notti senza stella? Alla pagina dello svelamento, nel racconto, è stretta quella del ritorno senza stella, e ancora quella della strage degli di innocenti, trucidati da Erode per impazzimento di potere, poi quella di una fuga in Egitto, in notte senza stella per Maria e Giuseppe. Notti della luce per aver sfiorato il mistero e notti delle nostre domande senza risposta. E che cosa fare allora, quando la notte è nera come pece e colma sino all'estremo di domande?

Ho trovato conferma a pensieri e spiragli di senso in questi giorni leggendo di alcuni famigliari dei ragazzi arsi da un rogo spietato, loro a chiedere silenzio di parole per rispetto del dolore, loro a sostenersi nella fiducia, a volte lucignolo, nel Dio che sta nel piccolo, lui - dice il salmo - "salvezza del mio volto e mio Dio", anche quando è riarso, lo sguardo alla stella. Che cosa fare? Li ho visti abbracciarsi e come non volersi staccare più. Mi sembrò di capire dove poter trovare a lenti passi una voglia di cammino e che il coraggio venisse dalla stella e dagli abbracci, dalla tenerezza di Dio e degli umani. La tenerezza riporta la stella, come racconta una splendida poesia di Edmond Rostand, che ancora una volta vorrei ricordarvi e poi tacere:

Perdettero la stella un giorno.
Come si fa a perdere
la stella? Per averla troppo a lungo fissata...


I due re bianchi,
ch'erano due sapienti di Caldea,
tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.


Si misero a calcolare, si grattarono il mento...
Ma la stella era svanita come svanisce un'idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete d'essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.


Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
si disse: "Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali".


E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.

 

Lettura del profeta Isaia - Is 60, 1-6

In quei giorni. Isaia disse: "Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore".

Sal 71 (72)

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra. O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. R Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. R I re di Tarsie delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti. R

Lettera di san Paolo apostolo a Tito - Tt 2, 11 - 3, 2

Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi! Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 2, 1-12

In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele". Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

 


 
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