la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella Domenica di tutti Santi
secondo il rito ambrosiano


1° novembre 2019



 

 

Ap 7, 2-4. 9-14
Sal 88
Rm 8, 28-39
Mt 5, 1-12a

Festa di tutti i santi. E siamo ancora sul monte, come la scorsa domenica. Forse lo stesso monte, monte di Galilea. Là al compimento della missione di Gesù sulla terra, qui agli inizi della sua missione, monte delle beatitudini. Dicevamo che dal monte puoi spaziare. Puoi spaziare anche dalla ristrettezza in cui abbiamo confinato la parola "santi", con la conseguenza anche di averla resa quasi inavvicinabile. Legandola all'esperienza straordinaria di pochi, parola ristretta a casi di privilegio, i santi che abbiamo canonizzati, quelli di cui abbiamo, più o meno, accertato i miracoli, quelli le cui reliquie sono sugli altari.

Forse dimenticando che l'unico canonizzato, senza se e senza ma, canonizzato da Gesù, fu un ladrone, di fianco a lui, su una croce: "Oggi sarai con me in Paradiso". E che grazia sarebbe per me essere in compagnia di quel ladrone. E se dicessimo invece che l'esperienza della santità non appartiene a pochi, ma è esperienza di moltitudine? Come ci è stato detto dal libro dell'Apocalisse? Festa di tutti i santi. Ecco, la parola "tutti": allarga la visione. E se ritornassimo sul monte delle beatitudini, per sentirci dire che la santità non è nei miracoli, e che Gesù proclama beati donne e uomini comuni che erano saliti con lui sul monte? I piccoli.

E non per chissà quali gesti: no, semplicemente perché piccoli e non sfrontati, perché amanti della giustizia e non menefreghisti, perché miti e non violenti, perché misericordiosi e non arroganti, perché ingualcibili e non ricattabili, perché operatori di pace e non fomentatori di conflittualità, perché disposti a pagare per la giustizia e non acquiescenti al proprio tornaconto. Questi i segni, concreti, della santità. E così la festa di tutti i santi ci riconduce alle nostre case, là dove viviamo e operiamo, ci riconduce alle nostre strade. Oggi le reliquie della santità quotidiana noi le esponiamo nel nostro cuore. Vorrei dirvi che anche noi siamo chiamati a lasciare, con la nostra vita, una reliquia della santità piccola, preziosa agli occhi di Dio e ricca di germinazioni per questa terra.

Oggi il vangelo concludeva con questo invito: "Rallegratevi ed esultate". "Gaudete et exultate" è anche il titolo dell'esortazione di papa Francesco sulla santità. E, pensate, nel suo documento lui parla della santità dei dettagli. Santità come attenzione ai dettagli. E fa memoria di come Gesù fosse attento ai dettagli. Scrive: "Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari. Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa, Il piccolo particolare che mancava una pecora, Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine, Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda. Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano. Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all'alba" (nn.143,144).

Ebbene voi mi perdonerete se oggi più che un'omelia la mia riflessione diventa una preghiera, a partire da questi particolari su cui Gesù chiamava attenzione, per chiedere perdono di averli spesso dimenticati e per invocare lo Spirito, Che accenda attenzione, vigilanza, cura. Ecco la preghiera a partire dai dettagli, dai particolari.

Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa.
Tu, Signore, su suggerimento, di tua madre, ti sei occupato del venir meno del vino a una festa di nozze. Ti ringraziamo, Signore, per il dono del vino che racconta l'allegria alla tavola dell'umanità. Tu non ci vuoi spenti o immusoniti, donne e uomini senza la gioia del vangelo. Tu vuoi che ci stia a cuore la festa di ogni donna e di ogni uomo. Allontanaci dall'inganno di una santità astiosa. Facci capaci di sorridere e di donare un sorriso... Perdona la nostra cupezza.

Il piccolo particolare che mancava una pecora.
A te, Signore, bastava che di pecore ne mancasse una per metterti in ricerca. Noi invece ci accontentiamo dei nostri, quelli che sono in casa. E, a volte, anche di quelli che sono in casa facciamo come se non ci fossero. Aiutaci a celebrare liturgie dove parli la nostalgia degli assenti, rendici fedeli all'invito ad andare per le strade. Perdona le nostre miopie.


Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine.
Tu, Signore, hai messo sulla cattedra della nostra attenzione una donna povera e vedova, a fronte di quelli che sfoggiavano vesti lussuose nel tempio e ossequi per le strade. Noi ci siamo arresi a una società dell'esibizione, che decanta il potere, l'urlo, la prepotenza. Donaci la grazia di scoprire nei piccoli e nei poveri i nostri veri maestri. Donaci occhi per vederli e cuore per ascoltarli. Perdona i nostri accecamenti.

Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda.
A volte, Signore, assomigliamo alle ragazze stolte. Presi da altro, non ci accorgiamo che siamo in riserva, per quanto attiene la nostra fede e una vita secondo il vangelo. Non vegliamo con te, Signore. Ci addormentiamo nelle nostre notti, non teniamo acceso il nostro desiderio. Ti chiediamo perdono per la nostra stoltezza.

Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.
Siamo, Signore, uomini e donne delle statistiche. Le statistiche sono numeri e non volti. Le statistiche ci dicono che il problema è troppo grosso e che altro non ci tocca che congedare. Quanti pani avete? Non ci chiediamo quanti vestiti abbiamo, quanto cibo abbiamo, quanto tempo avremmo. Tu ci chiedi di mettere in comune quel poco che abbiamo per il bene di tutti. Abbiamo cancellato la parola "bene comune", l'abbiamo sostituita con l'"interesse di parte". Perdona la durezza del nostro cuore.

Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all'alba.
Venivano dalla stanchezza della notte, da una pesca a vuoto. E tu, Signore, volevi sollevare la stanchezza. Tu sei un Dio che solleva la stanchezza: "Venite a me voi che siete stanchi e oppressi". Siamo qui a chiederti perdono per aver aggiunto fardelli a fardelli sulle spalle della gente, per non aver misurato la stanchezza di chi arriva oggi dai nostri mari. Tu ti fermavi ai volti stanchi, tu rallentavi il passo sulla pecora stanca e su quella gravida. Noi chiediamo prestazioni, risultati, organizzazione, non abbiamo cuore per la fragilità, per la debolezza. Perdonaci per il fuoco che non abbiamo preparato.

Insegnaci la santità piccola, Signore. Quella dei dettagli, quella dei particolari.

 

Lettura del libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 7, 2-4. 9-14

Nel giorno del Signore, io, Giovanni, vidi salire dall'oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: "Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio". E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d'Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all'Agnello". E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: "Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen". Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: "Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?". Gli risposi: "Signore mio, tu lo sai". E lui: "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello".

Sal 88 (89)

Benedetto il Signore in eterno. Canterò in eterno l'amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà. I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell'assemblea dei santi. R Dio è tremendo nel consiglio dei santi, grande e terribile tra quanti lo circondano. Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti? Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda. R Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene; Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8, 28-39

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello". Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 5, 1-12a

In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".

 

 

 


 
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