la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Domenica che precede il martirio di Giovanni
secondo il rito ambrosiano


26 agosto 2018



 

 

2Mac 7,1-2.20-41
Sal 16
2Cor 4,7-14
Mt 10,28-42

Questa domenica è in vista della memoria di un martirio, quello di San Giovanni Battista che ricorrerà tra pochi giorni. L'ombra del martirio è drammaticamente evocata anche dalla lunga lettura tratta dal libro dei Maccabei, dove le parole di Gesù: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima" sembrano anticipate, nel tempo, dall'esempio di questa madre, madre di sette figli, che - dopo che di figli gliene hanno uccisi a motivo della fede sei - esorta l'ultimo a non rinnegare la fede dei padri. E l'ultimo, il più giovane, resiste al sovrano, con la sua fede limpida ma anche con la fierezza di chi non tace davanti all'oppressore.

Io - ve lo confesso - leggevo il racconto e mi sentivo piccolo. Dentro di me riaffiorava a ondate una domanda. Mi chiedevo: "Ma io, in un'occasione simile, sarei stato capace di questo, capace di tanto? Oggi ne sarei capace?". Ho molti dubbi. E poi - perdonate la connessione dei pensieri - il numero sette, sette figli, mi chiamava alla memoria un papà, anche lui sette figli - sette gliene avevano ammazzati nei giorni della resistenza - il papà Cervi. Alla fine riprese l'aratro e ritornò ai campi. "A raccolto distrutto, / uno nuovo se ne prepari" disse. Ritorno ai figli, alla madre, al padre, per farvi notare che queste parole di Gesù, "non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima", parole, che, a un primo impatto, potrebbero quasi sembrare una sfida improponibile agli umani, sono diventate storia, storie limpide di uomini e donne lungo i tempi, uomini e donne in cui la paura non ha vinto.

Raccogliamo le loro parole come un testamento, quasi un lascito, a dire a noi, oggi, che alla disumanità - perché di disumanità si tratta! - risposta non è il silenzio, non è la pavidità, non è l'acquiescenza, è la voce, è il coraggio, è la ribellione. Ricordo alcune delle parole che raccolse padre David Maria Turoldo, evocando la testimonianza di condannati a morte della resistenza. Così le annotava e senti bussare la commozione al leggerle: Un altro che diceva: "mi hanno messo in catene ma il mio cuore è libero di sperare di credere: se domani muoio slegatemi i piedi…"; E un altro: "muoio giovane, molto giovane, ma non mi uccideranno, mi faranno vivere per sempre"; E un altro: "tutti voi a casa Inginocchiatevi all'alba", e un altro: "ricordatemi con una parola sommessa e senza rancore"; e un altro: "alle sei avremo la messa poi la comunione, poi la partenza"…

Perdonate se oggi mi sto fermando su queste parole di Gesù: "Non abbiate paura…". Perché sono parole che, come abbiamo visto, hanno creato nel tempo donne e uomini liberi. Che hanno sfidato persecutori e morte. Con una certezza indubitabile in molti di loro. Quella che risuonava nelle parole di Gesù che racconta di un Dio per il quale tu conti, comunque tu conti: "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!".

Dunque tu vali, proprio tu. Tu vali, per Dio. E non devi essere chissà chi per contare per Dio! Gesù prende ad esempio gli ultimi degli uccelli, quelli che si vendono per un soldo. Puoi essere fragile come un vaso di creta, ma in te opera la potenza di Dio. Pensate alla sfida custodita in queste parole di Paolo che oggi abbiamo ascoltato: "Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi".

E dunque "non abbiate paura": continuo su queste parole e su queste parole vorrei finire. Gesù sta preparando i discepoli alla loro missione, e dopo aver parlato della mitezza e della sobrietà che li dovranno contraddistinguere nel mondo, non tiene nascoste loro difficoltà e opposizioni che potranno trovare lungo il cammino. Non vuole nascondere i giorni in cui il loro cuore sarà sorpreso da paura. E' umano che sia così. E' umano che a volte, anche oggi, ci prenda paura. Ma dove sta la novità di Gesù, del suo messaggio, del vangelo? La novità del rabbi di Nazaret è che Gesù non cavalca le paure, libera il cuore dalle paure.

Ai suoi tempi, ma non solo ai suoi, autorità politiche e religiose, cavalcando la paura, tenevano assoggettato il popolo: legavano a sé, al potere la gente. Non sempre indugiamo a pensare come paura e schiavitù siano in stretta connessione e come una paura abilmente astutamente orchestrata faccia il successo e la fortuna di chi vuole strumentalizzare, a se stesso e ai propri fini, una società. Il vangelo è percorso dall'inizio alla fine - e dovremmo chiederci perché - da questo insistente richiamo: "non temete… non abbiate paura". Perché il vangelo è per la libertà, la libertà dei resistenti. Non sei dunque donna o uomo del vangelo se cavalchi la paura. Lo sei se liberi dalla paura.

E' la vittoria della fede sulle paure che ci rende liberi e resistenti. Non schiavi, ma donne e uomini del futuro. Ci slega i piedi. "Se domani muoio, slegatemi i piedi".

 

 

Lettura del secondo libro dei Maccabei 7, 1-2. 20-41

In quei giorni. Ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: "Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri". Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: "Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore dell'universo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi". Antìoco, credendosi disprezzato e sospettando che quel linguaggio fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo; e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l'avrebbe fatto ricco e molto felice, se avesse abbandonato le tradizioni dei padri, e che l'avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato alti incarichi. Ma poiché il giovane non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: "Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia". Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: "Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. Noi, in realtà, soffriamo per i nostri peccati. Se ora per nostro castigo e correzione il Signore vivente per breve tempo si è adirato con noi, di nuovo si riconcilierà con i suoi servi. Ma tu, o sacrilego e il più scellerato di tutti gli uomini, non esaltarti invano, alimentando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo, perché non sei ancora al sicuro dal giudizio del Dio onnipotente che vede tutto. Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato un breve tormento, per una vita eterna sono entrati in alleanza con Dio. Tu invece subirai nel giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. Anch'io, come già i miei fratelli, offro il corpo e la vita per le leggi dei padri, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu, fra dure prove e flagelli, debba confessare che egli solo è Dio; con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l'ira dell'Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe". Il re, divenuto furibondo, si sfogò su di lui più crudelmente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno. Così anche costui passò all'altra vita puro, confidando pienamente nel Signore. Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.

Sal 16 (17)

® Avrò pienezza di vita alla tua presenza, Signore. Ascolta, Signore, la mia giusta causa, sii attento al mio grido. Porgi l'orecchio alla mia preghiera: sulle mie labbra non c'è inganno. ® Tieni saldi i miei passi sulle tue vie e i miei piedi non vacilleranno. Io t'invoco poiché tu mi rispondi, o Dio; tendi a me l'orecchio, ascolta le mie parole. ® Custodiscimi come pupilla degli occhi, all'ombra delle tue ali nascondimi. Io nella giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua immagine. ®

 

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 4, 7-14

Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato", anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10, 28-42

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare "l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera"; e "nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa". Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

 

 


 
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