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la parola della domenica
Anno liturgico A
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At
2, 1-11 Sfugge, la Pentecoste. Ed è bello che sfugga. Compimento o inizio? Una cosa e l'altra insieme. Accade dunque scompiglio. Luca, è vero, usa un verbo che dice compimento. Quasi fosse un arrivare alla meta, la radura che accoglie. E lo è anche. Ma da subito, nel racconto, l'evento prende colore di inizio: il dono dello spirito apre le porte, porta voci su piazza e strade, dà impulso a cammini. Sfugge, la Pentecoste. Per l'evangelista Giovanni, Gesù fece dono dello Spirito, ancor prima dei cinquanta giorni, la sera stessa della risurrezione. Ma non appartiene anche questo alla natura dello Spirito, la sua imprevedibilità? La bellezza della imprevedibilità? Stoltezza il tentativo di costringerlo in un binario. Mi si accende nella memoria il ritaglio di un tram che in afasie di agosto strattona lontano quasi urlasse disagio per contenimento in rotaie, imbrigliato per destino nei percorsi di sempre. Ebbene Gesù stesso - e voi ricordate: era una notte, in casa, gli si accendevano gli occhi e ad accendersi forse erano anche le pareti - a Nicodemo raccontava della imprevedibilità dello Spirito, che è come vento. "Il vento" - gli diceva - "soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene o dove va, così è chiunque è nato dallo Spirito". Soffiò come vento - e lo dimentichiamo - dall'inizio. Dimentichiamo che a segnalare la presenza dello Spirito nell'universo già sono le prime parole della Bibbia, che raccontano in modo poetico l'in principio dei giorni, e fanno memoria dello Spirito che si librava sulle acque: "In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio - 'il soffio di Dio'-. aleggiava sulle acque". Ebbene proprio a queste parole andava il messaggio di un'amica in questi giorni. Mi sorprese il coincidere dei pensieri. Scrive: "Io insegno scienze, insegno che cosa è accaduto "in principio" C'era un caos che è diventato cosmos. E dico ai ragazzi che noi docenti dovremmo essere questo: guide capaci di aiutare i giovani a passare, con un lavoro del tutto personale, dal caos al cosmos. Insegno che dal nulla si è creato tutto, che ci fu un momento in cui dal buio cosmico si passò alla luce". Passare dal buio alla luce. Penso a quanto desiderio ci portiamo oggi nelle vene di passare dal caos al cosmo, dalla insensatezza alla bellezza di una umanità ricreata. Oggi mi era compagno di preghiera il salmo: "Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra". Luca racconta la Pentecoste proponendo lo Spirito come dono dall'alto. Dono. Non ne sei tu il proprietario, né ne hai tu l'esclusiva. Lo ricordava a chiare lettere Paolo alla comunità di Corinto, dove era tutto un gareggiare scomposto e irrefrenabile a rivendicare privilegi, chi per un carisma e chi per un altro. Paolo scrive: "Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune". E non sarebbero queste parole da accendere oggi sulle pareti: "E' Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune" . "Non sei tu" e "Per il bene comune". Pensate queste parole in giorni di individualismo cieco, cieco al bene comune, quando sono ormai in tanti a chiedersi se sopravvive ancora, o è scomparso, l'orizzonte del bene comune, della destinazione non escludente ma universale dei beni. Se è ancora motivo per noi di fierezza sentirci, per dono dello Spirito, umili artigiani del bene comune. Mi si affastellano pensieri, e allora faccio ritorno alle due immagini dell'inizio, sono immagini che mi seducono da anni, quella del fuoco e quella del vento. Quella del fuoco acceso nella notte, che fa convocazione. Non quello che ci urla dalle immagini prepotenti dei mezzi di comunicazione e fa distruzione, scempio, incendio e morte. Non vi impressiona questo montare di fiamme, della disumanità? Lo Spirito è fuoco nella direzione opposta. Preghiamo che lo Spirito sia fuoco che raduna in cerchio, faccia trepidare nelle notti i visi, li faccia riemergere dal buio della indifferenza, li ridoni a una custodia vigile e tenera.
Scrive in una sua poesia preghiera Didier Rimaud: Il
fuoco dello Spirito. La Pentecoste sposa all'immagine del fuoco quella
del vento e negli occhi mi si illumina una visione, quella della barca,
gonfie le vele di vento. Il vento porta al largo. "Prendi il largo": diceva
Gesù a Pietro e ai discepoli. "Piedi per terra": si va dicendo in una
stagione che imprigiona a riva e chiude i porti. "Per sano realismo":
osiamo dire, e il sano realismo sta sotto gli occhi di tutti. Ci è stato
promesso il vento. Promesso. E alle promesse Dio è fedele. Il vento irrompe,
ma tocca a noi aprire le vele, che a volte, afflosciate, sembrano ripetere,
estenuate ed estenuanti, i riti di sempre. Lo Spirito ci ricorda con lucentezza
le parole di Gesù, che sono vento. Come non pregare che si aprano i nostri
cuori al soffio, che le nostre vele si gonfino al vento e ci sia dato
uscire dall'immobilità dei porti chiusi: osare gesti inediti, dire una
parola nuova, aprire rotte al futuro? "Sono sogni, un azzardo" dirà qualcuno.
E noi a dire. "E' Pentecoste. Apriamo le vele. Prendiamo il largo!". Lettura degli Atti degli Apostoli - At 2, 1-11 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio". Sal 103 (104) Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra. Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Quante sono le tue opere, Signore! La terra è piena delle tue creature. R Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. R Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore. R Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi -1Cor 12, 1-11 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell'ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire: "Gesù è anàtema!"; e nessuno può dire: "Gesù è Signore!", se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole. Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14, 15-20 In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi".
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