la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Domenica nell'ottava del Natale
secondo il rito ambrosiano


31 dicembre 2017



 

 

Pr 8, 22-31
Sal 2
Col 1, 13b.15-20

Gv 1,1-14

Questo, che oggi abbiamo letto, è il prologo al vangelo di Giovanni. Nonostante la mia sgraziata voce, nonostante la mia scialba lettura, voi tutti avete intuito che questa è pura poesia, ma nello stesso tempo ne avete colto la forza nella bellezza. E perché ritornare su un testo poco tempo dopo averlo ascoltato? Forse per non dimenticare l'evento del Natale - mi sono detto -. O per sottolineare ulteriormente, con forza, che cosa sia il Natale, in una stagione, in cui, come dice papa Francesco, il pericolo è che il Natale sia fatto di tante cose, ma senza più la memoria di Gesù, e un Natale vuoto di Gesù è un Natale morto.

Morto per colpa di chi? La mia riflessione oggi - ve lo devo confessare - è sotto l'effetto di un'intervista non priva di provocazioni, che mi ha inoltrato un'amica, data pochi giorni fa da un filosofo, Massimo Cacciari. L'intervista può creare qualche disagio - qualche giudizio può anche essere in eccesso - ma ciò non toglie che mi ha fatto molto pensare: mi mette con le spalle al muro. Massimo Cacciari dice che "i cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale" che "non ha niente a che vedere con quello che vediamo intorno a noi".

E ne dà anche una sua motivazione. Dice: "Le Chiese sono diventate delle grandi scuole di ateismo. Nella gran parte di esse, la forza paradossale del verbo di Cristo viene trasformata in un discorso catechistico e ripetitivo, un piccolo feticcio consolatorio e rassicurante, un idoletto. È l'opposto di ciò che insegnava Gesù domandando ai suoi discepoli: 'Chi credete che io sia?'".

E aggiunge: "Al novanta per cento, i preti sono incapaci di rendere la potenza di quel racconto. Le loro omelie, spesso, sono delle lezioni di anti religione". Ho sentito le sue parole come un esame esigente. Esigente per me. Ecco allora a chiedermi che cosa resta del Natale e che cosa oggi ci suggerisce il prologo di Giovanni che racconta del Verbo di Dio che "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", Giovanni in un primo momento ci porta a contemplare il Verbo - la Sapienza, direbbe il libro dei Proverbi - in una sua uscita per creare, quasi fosse l'architetto di Dio.

Ci sembra di leggere un'allusione là dove è scritto: "Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno". Un richiamo che abbiamo trovato anche nella lettera ai Colossesi, che di Gesù scrive che è "l'immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione perché in lui furono create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili". Tutto, tutti! Pensare che meraviglia! Creati per mezzo di lui!

Vedete, lo diciamo qui ogni domenica nel credo, ma può diventare una ripetizione monotona, senz'anima, senz'anima e senza conseguenze nella vita. Diciamo che "per mezzo di lui tutte le cose sono state create". La conseguenza è che c'è qualcosa di divino, c'è l'impronta di Dio, dell'architetto, della sua vita, in tutti, in ciascuno di noi, nel creato. Lo crediamo?. Voi mi capite, se io avessi fede, dovrei andare nella vita con uno sguardo diverso, lo sguardo di chi davanti ad ogni cosa, ad ogni persona, dice: "Per mezzo di lui è stato fatto", per mezzo del Verbo di Dio. "Senza di lui" - è scritto -"nulla è stato fatto di ciò che esiste".

Nulla, capite. L'impronta dovunque, al di là delle religioni, delle tradizioni, delle credenze o delle non credenze.. Se ci penso, cambio il mio modo di guardare il mondo. C'è di mezzo un architetto, un grande architetto. E allora porta a pienezza l'opera dell'architetto, del grande architetto, in te. Rispetta e porta a pienezza l'opera dell'architetto, del grande architetto, nell'altro, nella società, sulla terra.

Perdonate se la chiamo così: "prima uscita del Verbo" nella creazione. E passo all'altra stupefacente uscita: "E il Verbo si fece carne e mise la sua tenda in mezzo a noi", lui immagine del Dio invisibile. Perché questa seconda uscita? Starei per dire: per un restauro. Ho trovato il verbo del restauro in una messa feriale di questa settimana.

Sentite, sono parole che contengono un incantamento e finiscono in preghiera: Eccole: "Stupenda, o Dio, è l'opera che vai compiendo nell'universo per restaurare l'uomo e salvarlo dalla sua decadenza; porta adesso a compimento in noi l'azione creatrice del tuo Verbo". Il Verbo - perdonatemi - da architetto diventa restauratore. Perché? Perché l'immagine dell'in principio in noi, nella società, nella chiesa, nella creazione, si è come scolorita: abbiamo ricoperto l'affresco di pesantezze.

Occorre un restauro che lo liberi dai nostri appesantimenti, che ne hanno snaturato l'immagine. Ecco, il Verbo, Gesù, è venuto per questo. Per salvarci dalla decadenza. Spesso oggi sentiamo parlare di un paese decadente, di una società decadente, di una umanità decadente: là dove doveva risplendere la bellezza sembra a volte trionfare la volgarità. Abbiamo bisogno di restauro.

Parlavo di volgarità: sì, anche i nomi a noi più cari e preziosi a volte vengono usati dissacrandoli, ed è ferita, ferita al cuore. In questi giorni ci è toccato sentire un uomo politico declamare: "In nome di Gesù bambino vi faccio gli auguri di Natale". Ma di che bambino parli? Ma haI letto come nasce? Ma hai seguito il racconto della sua vita nei vangeli? E mi dici: in nome di Gesù? Guarda che lui si è fatto carne, e dunque non si può equivocare. Dio si è fatto visibile. Nella vita del suo Figlio che è quella dei vangeli.

Attenzione alle nostre incrostazioni che offendono l'affresco. Come posso celebrare un Dio che mette la tenda in mezzo a noi dicendo: "Voi togliete le tende!"? Vedete come evapora il Natale, finendo in una parola, .In una giornata e tutto è chiuso.. Vi dirò che, dopo decine di anni, non mi si stacca dalla mente una scena. Un'aula di liceo -insegnavo allora religione -. Mentre noi si discuteva di Natale , una ragazza - ora diventata scrittrice famosa - alle mie spalle scriveva dolentemente sulla lavagna: "Natale: le statuine e gli addobbi… S. Stefano: tutto ritorna come prima". Avviene quando il Natale è ridotto a un nome.

Ma se Natale è un Dio architetto, un Dio del restauro, per noi ora si aprono giorni in cui affiancarci, con tutta la nostra passione, al Dio architetto, al Dio del restauro.

 

 

Lettura del libro dei Proverbi 8, 22-31

La Sapienza grida: "Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, / prima di ogni sua opera, all'origine. / Dall'eternità sono stata formata, / fin dal principio, dagli inizi della terra. / Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, / quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; / prima che fossero fissate le basi dei monti, / prima delle colline, io fui generata, / quando ancora non aveva fatto la terra e i campi / né le prime zolle del mondo. Quando egli fissava i cieli, io ero là; / quando tracciava un cerchio sull'abisso, / quando condensava le nubi in alto, / quando fissava le sorgenti dell'abisso, / quando stabiliva al mare i suoi limiti, / così che le acque non ne oltrepassassero i confini, / quando disponeva le fondamenta della terra, / io ero con lui come artefice / ed ero la sua delizia ogni giorno: / giocavo davanti a lui in ogni istante, / giocavo sul globo terrestre, / ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo".

Sal 2

® Oggi la luce risplende su di noi. Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane". ® E ora siate saggi, o sovrani; lasciatevi correggere, o giudici della terra; servite il Signore con timore e rallegratevi con tremore. ® "Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna". Beato chi in lui si rifugia. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 13b. 15-20

Fratelli, il Figlio del suo amore è immagine del Dio invisibile, / primogenito di tutta la creazione, / perché in lui furono create tutte le cose / nei cieli e sulla terra, / quelle visibili e quelle invisibili: / Troni, Dominazioni, / Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create / per mezzo di lui e in vista di lui. / Egli è prima di tutte le cose / e tutte in lui sussistono. / Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. / Egli è principio, / primogenito di quelli che risorgono dai morti, / perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio / che abiti in lui tutta la pienezza / e che per mezzo di lui e in vista di lui / siano riconciliate tutte le cose, / avendo pacificato con il sangue della sua croce / sia le cose che stanno sulla terra, / sia quelle che stanno nei cieli.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 1, 1-14

In principio era il Verbo, / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era, in principio, presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui / e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini; / la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l'hanno vinta. / Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Veniva nel mondo la luce vera, / quella che illumina ogni uomo. / Era nel mondo / e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; / eppure il mondo non lo ha riconosciuto. / Venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto. / A quanti però lo hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio: / a quelli che credono nel suo nome, / i quali, non da sangue / né da volere di carne / né da volere di uomo, / ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità.

 

 


 
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