la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Domenica ottava del Natale
secondo il rito ambrosiano


1° gennaio 2021



 

 

Nm 6,22-27
Sal 66
Fil 2,5-11
Lc 15,11-32

Sulla soglia dii un nuovo anno forse piu che di parole siamo in cerca di silenzi e anche di pace, dopo troppo subbuglio dell'anima e del cuore... Forse il passaggio è avvenuto quest'anno con minor frastuono. E può essere un bene. Ma a me sembrerebbe una rapina, se il minor frastuono significasse, alla fin fine, non fare festa, o censurare la festa. Penso che dobbiamo ritrovare la gioia, e penso che i ragazzi con la loro voglia di festa ce lo insegnino. Dopo tutto siamo ancora ad ascoltare il racconto dei pastori che narrano quello che hanno udito e visto.

Che cosa hanno udito? Non certo parole di paura, di sventure, di castighi. Dall'angelo hanno udito l'annuncio della gioia, e "una gioia che sarà di tutto il popolo". Dunque l'impegno non può essere a spegnere la gioia con disfattismi, con pessimismi, con un volto irato. L'impegno è ad accendere la gioia. Che non è indifferenza a quanto sta accadendo, ma voglia di rasserenare questi nostri giorni. Per tutti. Con una particolare attenzione a coloro che di gioia ne hanno meno o non ne hanno affatto. Ritroviamo la gioia. Sulla soglia dell'anno il racconto di Luca ritorna ad affascinarmi anche per la pace di cui è colmo. Tutto qui, pensate: Giuseppe, Maria il bambino, i pastori, la mangiatoia, le fasce, chissà qualche pecora.

E che cosa accade? Niente diremmo. Accade lo sguardo, non parole, sguardi, si guardano. Guardare e custodire nel cuore E' scritto che "Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". Chissà se i pastori, fissando Maria, che era come una delle loro donne, avranno percepito dal suo sguardo che il loro venire nella notte e i loro visi erano rimasti impigliati, come custoditi, nel cuore di quella donna. Che non era di quelli che, basta un attimo, e si lasciano scivolare via tutto quello che hanno incontrato e veduto. Proprio loro e quel loro venire erano diventati una meditazione nel suo cuore. Li teneva nel suo cuore. Cosa preziosa - pensavo - incontrare persone che ti tengono nel cuore. E non che, girato l'angolo, e non ci sei più. "Tienimi nel caldo": dici a chi ti ama.

Al caldo del cuore. Si sentivano accolti, loro, uomini circondati da indifferenza e sospetti, negli occhi caldi di quella donna, custoditi nel cuore. Pensate, iniziare un anno con la voglia di non cancellare, ma di tenere custoditi tutti e tutto, per quanto ci è possibile, con la nostra misura, nel cuore. Mi hanno colpito molto le parole di papa Francesco a commento di questo brano di Luca, un anno fa. Ricordando che pure in una volta successiva nel vangelo si dirà di Maria che custodiva l'accaduto nel cuore, legge l'indicazione non come un gesto di un momento, ma come un modo di essere di Maria.

E commenta: "E' proprio della donna prendere a cuore la vita. La donna mostra che il senso del vivere non è continuare a produrre cose, ma prendere a cuore le cose che ci sono. Solo chi guarda col cuore vede bene, perché sa "vedere dentro": la persona al di là dei suoi sbagli, il fratello oltre le sue fragilità, la speranza nelle difficoltà; vede Dio in tutto. Mentre cominciamo il nuovo anno chiediamoci: "So guardare col cuore? So guardare col cuore le persone? Mi sta a cuore la gente con cui vivo, o le distruggo con le chiacchiere? E soprattutto, ho al centro del cuore il Signore? O altri valori, altri interessi, la mia promozione, le ricchezze, il potere?".

Solo se la vita ci sta a cuore sapremo prendercene cura e superare l'indifferenza che ci avvolge. Chiediamo questa grazia: di vivere l'anno col desiderio di prendere a cuore gli altri, di prenderci cura degli altri". Ebbene è proprio dal prendersi a cuore gli altri che nasce il prendersene cura. E al "prendersi cura" è dedicato il messaggio del papa in questa giornata mondiale della pace dal titolo "Cultura della cura come percorso della pace". Creare una cultura della cura, recensendo luci e ombre dell'anno che abbiamo alle spalle, papa Francesco scrive: "Duole constatare che, accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione.

Questi e altri eventi, che hanno segnato il cammino dell'umanità nell'anno trascorso, ci insegnano l'importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. Cultura della cura per debellare la cultura dell'indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente" Prendere a cuore gli altri, prenderci cura degli altri possono essere due verbi con cui illuminare il nuovo anno. Sulla soglia di ogni anno mi ritornano come benedizione le parole che abbiamo ascoltato nel Libro dei Numeri:

Ti benedica il Signore
e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto
e ti conceda pace.

Alla benedizione del libro dei Numeri quest'anno vorrei aggiungere quella che la fraternità di Romena ha creato accostando a una preghera irlandese una preghiera uruguaiana. Eccola:


Possa la via crescere con te
possa il vento essere alle tue spalle
possa il sole scaldare il tuo viso
possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano.

Prenditi tempo per amare,
perché questo è il privilegio che Dio ti dà.

Prenditi tempo per essere amabile,
perché questo è il cammino della felicità.

Prenditi tempo per ridere,
perché il sorriso è la musica dell'anima.

Prenditi tempo per amare con tenerezza,
perché la vita è troppo corta per essere egoisti.

 

Lettura del libro dei Numeri - Nm 6, 22-27

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: "Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: "Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò".

Sal 66 (67)

Dio ci benedica con la luce del suo volto. Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti. R Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. R Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio, il nostro Dio, e lo temano tutti i confini della terra. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi - Fil 2,5-11

Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: "Gesù Cristo è Signore!", a gloria di Dio Padre.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2, 18-21

In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

 


 
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