la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella Domenica dell'Incarnazione
secondo il rito ambrosiano


21 dicembre 2025



 

 

Is 62, 10 - 63, 3b
Sal 71
Fil 4, 4-9
Lc 1, 26-38a

Vangelo di Luca e racconto dell'annuncio a Maria. E ti chiedi che cosa fa sì che, pur essendo arcinoto, pur essendoci stato letto e riletto più volte nell'avvento, ti avvicini ogni volta con stupore: per te sarebbe dissacrazione osare toccarlo, osi solo sfiorare con silenzi ed emozione ingualcibile, è gioiello. Alla delicatezza e ai silenzi si contrappone spesso il nostro parlare presuntuoso, il nostro distinguere e ancora distinguere, titoli e sottotitoli. Anche io oggi a violare uno stupefatto silenzio.

Nessun rumore nella casa, nemmeno quello lieve delle nocche delle mani che bussano al legno. Senza rumore entrano gli angeli - così ci dicono - senza rumore entrano i misteri, se no è tradimento. E quanti tradimenti! Lasciate puri, i racconti. Già sento ferita l'aver dato oggi, alla lettura liturgica del brano, come incipit, un generico, freddo "in quel tempo", deprivandolo di una notazione delicatissima, colma di tepore. Eccola: "Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret". Quasi a legare storie di donne. Al sesto mese Elisabetta, lei che portava in grembo - tenera custodia - Giovanni, il futuro preparatore di strade.

All'inizio dei nove mesi Maria, la ragazzina di Nazaret e Gesù, era un frugolo di pochi giorni. E io mi mi fermo qui. Fanno corsa pensieri. Anche il Figlio dell'Altissimo, lui che è la luce del mondo, non viene alla luce se non dopo una attesa, nove mesi di attesa. E sembra suggerire, nel mio divagare di pensieri, l'importanza dell'attesa: vivere nella propria carne, nella vita, l'attesa. Non spegnete la preziosità e la forza segreta dell'attesa, del desiderio. Che, se è vero desiderio, ti sfiora il corpo; così mi insegnano le due donne. Che Dio sia veramente un tesoro per te - Dio o quant'altro - lo deduci, senza ombra di dubbio, dall'attesa che fa brivido nelle vene e nell'anima.

Lontano il desiderio, sono solo parole. Di pensiero in pensiero: i nove mesi mi fanno sostare sull'invisibilità. Il figlio nascosto, la realtà nascosta, la luce, se pur immensa, nascosta. Fanno insegnamento a me che non vorrei alzarmi al mattino se non per ciò che vedo, per ciò che afferro, per ciò di cui sono sicuro, a fronte dello sbriciolarsi dei giorni; quando invece mi è chiesto di andare mentre è ancora buio. Alla ragazzina di Nazaret è chiesto ciò che è tutt'altro che programmato e risponde con l'"incoscienza" - voi mi capite - della fede. Rileggete il Magnificat: ha il passo dei giovani, che non vedono, ma vanno, si affidano. E ora ultimo indugio sui sei e nove mesi: faccio sosta al crescere.

Maria ed Elisabetta con il loro corpo e con la loro anima danno impulso al crescere, un crescere tenero e segreto. Ho pensato che siamo sempre nella avventura - piccola o grande che sia, poco importa - di un "in principio", o dovremmo esserlo. Contrastando immobilità, rigidità, l'asfissia delle abitudini, e, insieme, contestando la pretesa del tutto subito. A volte mi viene da immaginare - ma è bizzarria della mia mente - che a quel figlio sia stata proprio lei, Maria, a far osservare come il piccolo chicco di senape fosse diventato grande albero, insegnando la lentezza che fa crescere a fronte della pretesa che è fuoco inceneritore, insegnando qualità dell'umano che sono frutto dello spirito, la vera crescita.

Ce le ha ricordate oggi Paolo nella lettera ai Filippesi, quasi fossero principio e conclusione di tutto, e non solo di una lettera. Ecco: "In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi" Uno splendore di umanità, dopo aver ricordato ai Filippesi che il pensiero della vicinanza del Signore fiorisce in letizia e amabilità: "Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!"

Vorrei radunare il mio divagare per pensieri in una preghiera del card. José Tolentino Mendonça, pubblicata qualche anno fa sul quotidiano "Avvenire":

Benedetto sia il germinare occulto ed esaltante dello Spirito,
grazie al quale in ogni stagione ci fai rinascere.

Benedetto sia il respiro nuovo che ogni giorno,
in modo misterioso, insuffli in noi,
ricordandoci che la nostra creazione non è terminata.

Benedetto sia questo spazio in cui pazientemente ci plasmi,
rispettando la nostra libertà e i nostri tempi.

Benedetta sia la tua fedeltà alla nostra storia
e al modo schietto in cui esorti il nostro cuore
a non abbandonarsi alle inutili visioni
dell'incertezza, del pessimismo o della stanchezza.

Benedetto sia il tuo Regno
che fai venire a noi già su questa riva provvisoria
e che ci stimola a comprendere la tua volontà.

Benedetta sia la tua Parola
che sprona e ispira perennemente i nostri nuovi inizi,
perché in questo modo ci rimetti in pista verso quella festa,
unanime e fraterna, che la quotidianità è chiamata a preparare.

Benedetto sia il Dio del nostro ieri,
di cui però intravediamo il passaggio in tanti segni del tempo presente,
soglia di quella rivelazione più grande in cui sarai tutto in tutti.

 

Lettura del profeta Isaia - Is 62, 10 - 63, 3b

In quei giorni. Isaia disse: "Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli". Ecco ciò che il Signore fa sentire all'estremità della terra: "Dite alla figlia di Sion: "Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede". Li chiameranno "Popolo santo", "Redenti del Signore". E tu sarai chiamata Ricercata, "Città non abbandonata"". "Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?". "Sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare". "Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?". "Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me".

Sal 71 (72)

Rallègrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l'oppressore. R Scenda come pioggia sull'erba, come acqua che irrora la terra. Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. R Benedetto il Signore, Dio d'Israele egli solo compie meraviglie. E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi - Fil 4, 4-9

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 1, 26-38a

In quel tempo. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

 

 


 
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