la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella Domenica delle Palme
secondo il rito ambrosiano


5 aprile 2020



 

 

Is 52, 13-53, 12
Sal 87
Eb 12,1b-3
Gv 11,55-12,11

Visione di bellezza sarebbe andare per le strade, tenendoci tra le mani rami di ulivo, all'aria aperta, quasi a significare, con palme e ulivi, che anche quest'anno siamo in cammino. Come quei Giudei, alla ricerca di Gesù: "cercavano di vedere Gesù". Ebbene quest'anno luogo e simbolo della ricerca non sono le strade. Ma è una casa. A parlarci di bellezza - e quest'anno lo fa in modo particolare - è la casa di Betania. Anche una casa può diventare luogo di ricerca, simbolo di ricerca.

E non sia il nostro un cercare da curiosi, come lo fu per quei giudei che si affacciavano alla casa ed erano solo occhi per Lazzaro, il miracolato. A differenza di Maria, una delle sorelle di Lazzaro. Lei che Gesù - perduta nei suoi occhi - lo cercava da fermo. Ci si può cercare paradossalmente da fermi, lo sanno gli innamorati. Noi ancora una volta questa mattina ci affacciamo alla casa di Betania, ci mettiamo in angolo discosto, segreto, per vedere che cosa avviene nella grande sala, per spiare più da vicino, ma in silenzio, il viso di quel rabbi e quello della donna, sua amica, il viso di Gesù, che è a un passo dal gesto estremo, un amore estremo. All'inizio il racconto sembra snodarsi nel fervore dei festeggiamenti, nelle accensioni delle luci e delle voci.

Ma presto Giovanni con la sua telecamera va ad indugiare sull'angolo della sala dove la donna si è come estraniata, una sorta di decentramento. Il vero accadimento è lì. Forse nella sala se lo erano dimenticati che al centro dell'attenzione sarebbe dovuto essere lui. Non se l'era dimenticato Maria. Lei ha l'intuito immediato delle donne; lei, come accade alle donne, i sentimenti li legge negli occhi. Lei negli occhi del suo amico legge perfino l'ombra di una solitudine, la solitudine di fronte a un morire di croce. E non è forse vero che, di lì a poco, il Rabbi suo amico parlerà della sepoltura, la sua sepoltura? Ebbene lei ci aveva pensato, da giorni aveva pensato a quel profumo costosissimo: un profumo mica sbuca dal nulla d'improvviso. Si era industriata, come l'amata del Cantico, a recuperane, a tutti i costi, una quantità da capogiro, tale da inebriare persino le pareti della casa.

Ed ecco i verbi: "Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli". Così in faccia a tutti! In faccia a tutti lo scandalo dei verbi: solo si pensasse che a un rabbi non era consentito neppure avere donne al seguito! Qui, un'amica pubblicamente lo unge e lui ne sente i capelli asciugargli i piedi. La bellezza nella sala di un gesto. Gesto di donna. E subito dopo, pensate a lato, la bruttezza. Bellezza e bruttezza a centimetri. A Gesù giungono voci di maschi, che proprio non sanno che cosa sia tenerezza: altro non sanno fare che criticare la donna che, secondo loro, di quei soldi spesi per il profumo avrebbe dovuto fare - che so io? - una offerta consistente per una organizzazione di solidarietà.

I numeri capite. E non ti fermi a guardare che cosa passa in un viso all'altro. E Gesù: "Lasciatela fare!". Come dicesse: "Voi avete l'arte, la brutta arte, quella di fermare, di congelare l'amore, di mettere misura all'immisurabile, all'amore. Ma che cosa mai potrete capire della Pasqua? Che cosa potrete capire di uno che farà spreco del suo amore, se non avete occhi per capire lo spreco di profumo, di una donna? Ecco nella sala è come se si fossero creati due poli quello dei discepoli maschi che parlano parlano, discutono, condannano e l'altro polo quello formato da Maria e Gesù dove non ci sono parole, ci sono sguardi, gesti e silenzi. Per celebrare la Pasqua, per celebrare un amore assoluto, che più assoluto non c'è, perché ci sia profumo, bisogna dare spazio al femminile, alle donne.

C'è un maschile di dominio che è cieco, sosta senza capire davanti all'inimmaginabile. Una religione, appiattita sui calcoli umani, sta nella sala e non capisce, non è sfiorata dal mistero. Voi mi capite, c'è qualcosa da rompere. C'è da rompere il vaso che trattiene il profumo. C'è da rompere qualcosa anche nella nostra vita, se vogliamo che nella sala, nella sala della chiesa e nella sala dell'umanità, ci sia profumo. E' scritto: "e la casa si riempì di profumo". C'è da rompere questa mentalità mercantile che ci sta inquinando. Se non la rompiamo, udremo parole religiose, ma sarà solo spettacolo, volgare spettacolo.

L'antitesi è tra volgarità e bellezza. Il femminile e la bellezza. Pensieri che ho ritrovato in un messaggio, che è giunto ad alcuni di noi da una amica napoletana, Monica, in questi giorni. Sì, vorrei concludere con parole di donna. Eccole: "In questi giorni di paura ci si esprime molto con una retorica militaristica: "guerra al virus", "stiamo in trincea", "combattiamo per i nostri fratelli", "armiamoci", "lo fotteremo perché siamo più forti", "i medici sono i nostri eroi"… Tutto questo mi fa sentire piuttosto a disagio. Non siamo in guerra. Siamo in emergenza, noi italiani e con noi tutto il mondo. Una guerra implica una gerarchia nella quale i generali stanno nelle retrovie a disegnare strategie, magari prevedendo un certo numero di vittime per uscirne.

A me, invece, piace pensare in termini di umanità, in termini di relazioni familiari e amicali. Credo che tutti, medici, infermieri, governati, coloro che portano la spesa nelle case, che puliscono le strade e tutti gli altri, sono la nostra famiglia da cui mi sento protetta e a cui voglio tantissimo bene. Una buona mamma e buon papà di famiglia non avrebbero neanche un istante di esitazione prima di buttarsi nel fuoco, così, come ciascuno a proprio modo, tutti stanno cercando di fare. Allora credo che bisogna guardare e riconoscere la bellezza dei gesti di chi non pensa "prima noi" ma "insieme".

Sono quei gesti che vanno visti e rinforzati se veramente vogliamo che all'indomani del corona le cose veramente cambino in meglio. La bellezza di una giovane coppia che nel mio palazzo a Milano ha lasciato i propri nomi e numeri di cellulare per offrirsi di fare la spesa per gli abitanti più anziani; la bellezza di una giovane donna che chiede via wup di ospitare gli animali domestici delle persone ricoverate; la bellezza di un'amica ostetrica che offre gratuitamente consigli a mamme o future mamme spaventate; la bellezza della voce afona di Conte che non ha più voce per cercare di moderare tra diverse voci per cercare soluzioni che possano funzionare per tutti; la bellezza di un papa anziano che si inginocchia per noi nonostante il mal di schiena; la bellezza del canto degli uccelli alle 4 del mattino che riesce a spezzare persino l'ululato delle sirene;...

Allora credo che ciascuno di noi nelle proprie case, nei propri ambiti, debba rinforzare la Bellezza, debba sapersi piegare sull'altro come stanno facendo le persone che ci stanno aiutando, debba sentirsi "famiglia allargata", debba rimanere immune alle recriminazioni. Poi verrà il momento di capire gli errori, non per individuare colpevoli, ma per cercare di fare di meglio, creando una nuova maniera per collaborare".

 

Lettura del profeta Isaia - Is 52, 13 - 53,12

Così dice il Signore Dio: / "Ecco, il mio servo avrà successo, / sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. / Come molti si stupirono di lui / - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto / e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo -, / così si meraviglieranno di lui molte nazioni; / i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, / poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato / e comprenderanno ciò che mai avevano udito. / Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? / A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? / È cresciuto come un virgulto davanti a lui / e come una radice in terra arida. / Non ha apparenza né bellezza / per attirare i nostri sguardi, / non splendore per poterci piacere. / Disprezzato e reietto dagli uomini, / uomo dei dolori che ben conosce il patire, / come uno davanti al quale ci si copre la faccia; / era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. / Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori; / e noi lo giudicavamo castigato, / percosso da Dio e umiliato. / Egli è stato trafitto per le nostre colpe, / schiacciato per le nostre iniquità. / Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; / per le sue piaghe noi siamo stati guariti. / Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l'iniquità di noi tutti. / Maltrattato, si lasciò umiliare / e non aprì la sua bocca; / era come agnello condotto al macello, / come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, / e non aprì la sua bocca. / Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; / chi si affligge per la sua posterità? / Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, / per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. / Gli si diede sepoltura con gli empi, / con il ricco fu il suo tumulo, / sebbene non avesse commesso violenza / né vi fosse inganno nella sua bocca. / Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. / Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, / vedrà una discendenza, vivrà a lungo, / si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. / Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce / e si sazierà della sua conoscenza; / il giusto mio servo giustificherà molti, / egli si addosserà le loro iniquità. / Perciò io gli darò in premio le moltitudini, / dei potenti egli farà bottino, / perché ha spogliato se stesso fino alla morte / ed è stato annoverato fra gli empi, / mentre egli portava il peccato di molti / e intercedeva per i colpevoli".

Sal 87

Signore, in te mi rifugio. Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e notte. Giunga fino a te la mia preghiera, tendi l'orecchio alla mia supplica. Io sono sazio di sventure, la mia vita è sull'orlo degli inferi. Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai senza forze. Sono libero, ma tra i morti. Hai allontanato da me i miei compagni, mi hai reso per loro un orrore. Sono prigioniero senza scampo, si consumano i miei occhi nel patire. Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani.

Lettera agli Ebrei - Eb 12,1b-3

Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 11,55-12,11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: "Che ve ne pare? Non verrà alla festa?". Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: "Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?". Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: "Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

 


 
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