la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Domenica delle Palme
secondo il rito ambrosiano


28 marzo 2021



 

 

Is 52,13 - 53,12
Sal 87
Eb 12,1b-3
Gv 11,55 - 12,11

Ogni anno, quasi passaggio ineludibile, nella domenica delle Palme, la liturgia ambrosiana ci invita a entrare in una casa. Quella di Betania, casa di amicizie. Domenica scorsa l'abbiamo solo sfiorata perché il racconto fu per le strade del villaggio e presso le tombe del cimitero. Oggi entriamo. Non la so descrivere ai miei occhi. Anche se - ve lo confesso - vorrei conoscerne spazi, pareti, lampade, stuoie. Gesù conosceva tutto di quella casa, la cercava. Lì respirava, accolto da Marta, da Maria, da Lazzaro. Accolto per tutto quello che era, nella sua condizione di Messia, figlio di Dio, ma anche nella sua pienezza di umanità.

Anche lui dunque, come noi, in sete di amicizia. Potremmo forse osservare che Lazzaro, nella casa di Betania, se stiamo ai racconti, è un po' come sullo sfondo, in primo piano le donne. Quando Giovanni parla per la prima volta di Gesù in quella casa, Lazzaro nemmeno è nominato. Maria, accoccolata si piedi di Gesù, lo ascoltava Marta era presa daile faccende di casa. E, diciamocelo, qualcuno doveva pur provvedere al pranzo quel giorno. E poi non era un segreto per nessuno che a quel rabbi amico piaceva - e come! - frequentare banchetti. Ma Gesù quel giorno volle ricordare a Marta che c'è un tempo e ce n'è un altro. Certo un amico lo pensi, anche quando gli prepari un pranzo: ci sentiamo pensati ogni volta che, entrando in una casa, ci sentiamo avvolgere da un'ondata di profumo di cibi. Ma poi c'è la bellezza insopprimibile del parlarsi. E, senza questa, è come se una casa impallidisse. Dovremmo ricordarlo: parlarsi, sorprendersi a guardarsi negli occhi, ascoltarsi, per non impallidire, perché l'amore non impallidisca.

Ebbene oggi nel racconto la casa di Betania è meno intima: gente fuori a curiosare, invitati dentro a festeggiare, ce la immaginiamo. Era certamente giusto e bello festeggiare per Lazzaro, e le sorelle non potevano evidentemente non invitare l'amico che era all'origine dell'inimmaginabile, lui e i suoi discepoli. Ebbene quella casa doveva essere per Gesù proprio una casa del cuore, se lui quel giorno fece uno strappo. Venire a Betania era come venire allo scoperto, in giorni in cui si sentiva come braccato. Giovanni nel versetto che precede i nostri annota: "Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli".

Andare a Betania, era come dare ai suoi avversari punti di riferimento per una cattura. Ma lui, per come era fatto, non poteva mancare all'appuntamento con l'amicizia. E rileggendo il racconto mi veniva spontaneo pensare come fosse profondamente umano il sentire di Gesù, le sfumature degli affetti: quella era una casa di un'amicizia forte, ma anche con sintonie diverse. Starei per dire che la sintonia più profonda era per Maria, era lei a indovinargli il cuore. Certo lui era nei pensieri di Marta, di Lazzaro: Di loro è detto: "Marta serviva e Lazzaro era uno degli invitati". Ma chi arrivava a intuire che cosa passasse nel cuore di un amico che viveva nella consapevolezza che quelli erano per lui i giorni della caccia all'uomo, dell'accerchiamento, della cattura definitiva? A intuirlo era arrivata Maria.

A intuire che ora ad aver bisogno era proprio lui, il Rabbi che sempre era andato incontro al bisogno degli altri. L'aveva intuito e non da quel giorno. Quel profumo non era frutto del pensiero di un giorno: non era profumo che compri per poco e non certo dappertutto. Chissà da quanto pensare, pensare di cuore, veniva la scelta di un profumo. Penso sia lecito immaginare che per passare di giorni e di notti, di sole e di lune, lei fosse andata interrogandosi su che cosa potesse fare per lui, l'amico in vigilia di un evento che agli occhi di molti sarebbe stato interpretato come il più cocente dei fallimenti, per uno che aveva dato tutto per dare spazio sulla terra a un regno diverso. Comprò uno sproposito di profumo, sapendo che si sarebbe attirata sospetti e critiche da parte di molti. Non sapeva Maria che sarebbe passata nella storia come quella del profumo. Tant'è che a Giovanni, nel brano della scorsa domenica, sfuggì di scrivere, quando ancora non era accaduto: "Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli".

E se, pensando a te, agli altri venisse di pensare al profumo? Ed ecco che nella sala in cui lei, donna, ha unto e profumato Gesù, asciugandolo con i suoi capelli, odi una voce alzarsi a sua difesa, limpida, senza "se" e senza "ma", è di Gesù. Lui a dire che si guardassero dal molestarla: "Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". L'amore l'aveva fatta guardare dentro quel cuore, e più lontano, un anticipo sulla sepoltura. Ecco che cosa aveva nel cuore Gesù in quel momento, lui, l'uomo della compassione, bisognoso di compassione. Lui con tutti quelli che hanno bisogno di occhi di compassione. E oggi chi sono, dove sono? Voi mi capite, in vigilia di morte ci fu una donna a intuire e a ungere Gesù come il Messia, Messia è parola che dice l'Unto.

Non apparteneva alla classe sacerdotale e poi era donna. Lo fece lei. Con i suoi occhi colmi di tenerezza. Gli altri nella casa rimasero fuori, fuori dal segreto, incapaci di intuire, di profumare. Può succedere anche a me. Ho immaginato la settimana santa come la casa di Betania. E io a chiedermi se sono tra quelli che chiacchierano di Dio o si vantano del loro fare. O, come Maria di Betania, sono tra quelli che indovinano che cosa passa in un cuore, se asciugo tristezze, se porto profumo. "E tutta la casa" è scritto " si riempì dell'aroma di quel profumo". Al di là dei confini e delle appartenenze, quanto bisogno avvertiamo nell'aria di una terra profumata! Il cammino, in questi giorni, sarà dietro Gesù, lo sguardo fisso su di lui. Ci verrà detto, ancora una volta - forse l'abbiamo scordato o scolorito - che cosa profuma noi e questa terra che amiamo.

"Tutta la casa si riempì dell'aroma del profumo"…

 

 

Lettura del profeta Isaia - Is 52,13 - 53,12

Così dice il Signore Dio: "Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo -, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli".

Sal 87 (88)

Signore, in te mi rifugio. Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e notte. Giunga fino a te la mia preghiera, tendi l'orecchio alla mia supplica. R Io sono sazio di sventure, la mia vita è sull'orlo degli inferi. Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai senza forze. Sono libero, ma tra i morti. R Hai allontanato da me i miei compagni, mi hai reso per loro un orrore. Sono prigioniero senza scampo, si consumano i miei occhi nel patire. Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani. R

Lettera agli Ebrei - Eb 12,1b-3

Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo.

 

Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 11,55 - 12,11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: "Che ve ne pare? Non verrà alla festa?". Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: "Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?". Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: "Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

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