la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella Domenica del Battesimo del Signore
secondo il rito ambrosiano


11 gennaio 2026



 

 

Is 55, 4-7
Sal 28
Ef 2, 13-22
Mt 3, 13-17

Ma chi è? Dopo aver fatto memoria della nascita, la liturgia apre spiragli su chi è "colui che viene". Ancora oggi viene. Spiragli. E oggi siamo al Giordano, prima presentazione. Matteo l'ha lasciato piccolo, al ritorno dalla fuga in Egitto. Ora entra nel racconto come un giovane che fa scelte, le sue: "Il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui". Si aprono i cieli ad indicarlo, ma si aprono anche i miei occhi, come abitati ancora dallo stupore, lo stupore del Battista: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". E vi confesso, vorrei arrivare alla fine della vita custodendo stupore e che Dio me ne faccia dono.

Una prima suggestione ha per orizzonte lo stile, lo stile con cui Gesù entra in scena. Lo stile - voi lo sapete - dice tanto di una persona: lo vedo arrivare al fiume, niente fanfare, niente cortei, niente di organizzato. Niente all'apparenza a distinguerlo dagli altri, nelle acque con tuttI, come tutti, non un battesimo privato, di privilegio, nessuna gerarchia - e chi battezza e chi è battezzato - nessuna distanza; lui a condividere un anelito corale di immersione: affoghi ciò che deturpa l'immagine dell'umanità ed emerga una nuova giustizia, la nuova, che non sta certo nel riproporre precedenze, ma nella condivisione. Anche lui a portare il peso del male mondo e ad annunciare un nuovo inizio.

E sembra dare nome di giustizia al suo immergersi e al suo risalire dall'acqua con tutti; dice a Giovanni: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Si inaugura un mondo in cui la nuova giustizia si fonda su un Dio che non aspetta che siamo noi a cercarlo, ma è lui a cercare noi, la giustizia è: vivere l'essere figli, vivere l'essere fratelli. Dio non fa preferenza di persona. Non fa distinzioni. E non era quello che Gesù aveva imparato - perdonate se oso esprimermi così - da suo Padre in cielo? Un padre "che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"?

Si immerge, risale ed è come ci fosse approvazione dall'alto dei cieli e segnalazione per noi. I simboli cantano sulle acque: "Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento"". Il fascino dei cieli aperti, la sconfitta della durezza: lui apre. Apritevi e lo sguardo sia benedicente, come quello di Dio, che dà sole e dà pioggia. E poi ll fascino di una colomba, quasi presentimento del nuovo, proprio quando tutto sembra immobilità e ripetizione. Il pensiero corre all'in principio della creazione, allo spirito che si librava sulle acque come colomba e fu sorpresa della vita, un dilagare di vita.

Il pensiero corre ai giorni del diluvio, alla colomba che fa ritorno con un ramoscello di ulivo nell'arca degli impauriti, in vigilia di affogamento. Non è forse scritto nel racconto di Matteo: "Si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui"? Chi è colui che viene? Un rabbi che si immerge con tutti, al cui nome leghiamo cieli aperti, al cui nome leghiamo uno spirito che soffia nelle acque e dà perennemente inizio a cose nuove. Il suo battesimo diventa il nostro. Immergerci nella vita, stare in ascolto delle voci, con la convinzione che Dio è al di là delle mappe ristrette in cui l'abbiamo confinato, privilegiando le voci piccole, quelle di coloro che non hanno megafoni, voci oscurate e impallidite dal vociare di chi persegue disegni di potenza, di esclusione; stare in ascolto del brusio degli umili e sentire la bellezza di essere popolo.

Nelle acque di tutti, sulla terra di tutti, sotto il cielo di tutti. Il battesimo di Gesù, ancora, mi sembra cantare la bellezza dell'acqua, abitata dal soffio delle origini, che ci fa dono di ripulire noi e la terra, ripulire da contaminazioni e brutture, l'acqua casta, cioè limpida, cui dava lode Francesco d'Assisi:

"Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta".

Viviamo stagioni in cui sentiamo crescere in noi urgente un bisogno di limpidezza, di bellezza: essere chiari, trasparenti, volti puliti, lontani da opacità e ambiguità. Limpidezza fa rima con bellezza. E a che cosa diamo nome di bellezza o di bruttezza? Non è forse vero che ci accade di esclamare: "Ma che bello"! Oppure: "Ma che brutto che sono stato!" e un bisogno impellente di lavarci la faccia. Bisogno di acqua: "preziosa" la chiamava San Francesco. Preziosa e umile a un tempo, come umile e prezioso è il battesimo del mio Signore. L'acqua, anche una goccia. Al cuore mi ritorna un monastero e il gocciolare dell'acqua in una piccola vasca di pietra, a pochi passi dall'ingresso

E forse
più vivo del mio canto
è l'umile picchiettio della goccia
che all'angolo remoto
della chiesa
nella vasca di pietra
batte la sua piccola voce
in un brivido d'acqua.
Brusio
degli umili della terra
che dalla soglia
ancora non osano
lo sguardo al cielo.

Lettura del profeta Isaia - Is 55, 4-7

Così dice il Signore Dio: "Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d'Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona".

Sal 28 (29)

Gloria e lode al tuo nome, Signore. Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R La voce del Signore è sopra le acque, il Signore sulle grandi acque. La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza. R Tuona il Dio della gloria. Nel suo tempio tutti dicono: "Gloria!". Il Signore è seduto sull'oceano del cielo, il Signore siede re per sempre. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 2, 13-22

Fratelli, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 3, 13-17

In quel tempo. Il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".

 

 


 
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