la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella Domenica dell'Ascensione del Signore
secondo il rito ambrosiano


17 maggio 2026



 
 

 

At 1, 6-13a
Sal 46
Ef 4, 7-13
Lc 24,36b-53

Non era dietro l'angolo il monte degli Ulivi. E fu un accompagnarsi. Che il cuore dei discepoli fosse gonfio lo possiamo ben immaginare. Accade anche a noi quando qualcuno se ne va, quando si prevede lungo il tempo del non rivedersi. E gonfio non poteva non essere il cuore di Gesù - e ne parliamo meno, ma perché? - mentre ripercorrevano quel tratto di strada. E quante volte l'avevano percorsa, al punto che non erano solo loro a conoscerla, ma la strada a conoscere loro. Strada amata, luoghi rincorsi, il monte degli Ulivi e la casa di Betania.

"Poi" - è scritto - "li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo". Chissà i pensieri lungo la strada - e ognuno ha i suoi, perché non c'è uno di noi a copia di un altro - . E poi chissà se, sull'uscio di casa, o lungo il tragitto, aveva loro detto che quella sarebbe stata l'ultima volta a percorrere insieme quella strada e a lui se ne sarebbe aperta un'altra sul monte. Altro monte amato, quello degli Ulivi. A perdersi a guardarlo, portato in alto, sarebbero stati gli ulivi, testimoni fedeli di giorni e di notti. Nel cuore dei discepoli lungo la strada subbuglio di domande e di sentimenti, come peraltro in noi. Anche perché, come era suo costume, il Maestro sparigliava. Anche con il trasvolare dal monte. Non aveva forse promesso che sarebbe stato con loro ogni giorno sino alla fine del mondo? Ebbene "mentre li benediceva" è scritto "si staccò da loro e veniva portato su, in cielo".

"Si staccò": ma allora che ci sia un altro modo di esserci, di restare? Staccarsi e non staccarsi? Capivano e non capivano. E qui apro e chiudo una parentesi: l'affollarsi delle domande può essere considerato un affaticamento, e a volte in parte lo sono, ma hanno il segreto di tenerci in cammino e di fare introito a un abbandono, come quando a qualcuno dici: "Non mi è tutto chiaro, ma io ho fiducia in te". E ti dà pace riconoscerti pozza d'acqua, davanti all'immenso del mare. Anche l'Ascensione mette domande, spariglia. Gesù si stacca o non si stacca? E che cosa è stare, esserci? E che ci sia un andare che è insieme un rimanere? E che sia vero per Gesù, ma, per soffio dello Spirito, anche per noi? E poi gli occhi? Quando uno di noi muore, di lui diciamo: "Ha chiuso gli occhi". Gesù passa la soglia che gli occhi sono aperti e come sempre benedicenti, un lago di benedizione. E sembrano rassicurare che anche per noi sarà come risveglio. Come riaprirli alla luce del mattino. Occhi a specchio di vita.

Poi le domande sull'essere portato in alto: e non ci appassiona tanto sapere come avvenne. Per noi è da fascino pensare che Gesù a volte abbia sostituito la parola "cielo" con la parola "padre", un volto. Gli accadde di farlo anche con Maria di Magdala, la sua amica, nel giardino, all'alba della risurrezione. Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Salire in cielo, salire al Padre. Non mi sfiora di certo l'ingenuità di togliere suggestione, bellezza, all'immagine del "cielo", ma desiderio di sposarla a quella della "tenerezza": salire verso la tenerezza. E si ascende se si va verso la tenerezza, si affonda se si va verso l'indifferenza, la prepotenza, la durezza.

Vorrei soggiungere che a incantarci, nei racconti dell'Ascensione, è anche la leggerezza, come fosse tutto un muoversi, a fronte della morte che sembra il trionfo raggelante dell'immobilità, un trionfo che ci lascia sgomenti. Ebbene Gesù oltrepassa il confine non nella rigidità ma nella leggerezza. Mi chiedo se non sia anche per dire a noi che non saremo nel regno dei trattenuti, dei bendati, degli immobili. "Scioglietelo e lasciatelo andare" aveva un giorno detto all'affaccio di Lazzaro dalla tomba. Leggerezza, cieli nuovi e terra nuova, dentro un incontenibile andare. Dentro l'accadere di questi continui sconfinamenti sfioro l'ultimo, che non è un dettaglio. Mi si è acceso pensando a una preghiera della chiesa, nella liturgia del tempo pasquale, là dove si prega "perché i nostri occhi siano fissi dove è la vera gioia". E a volte si commenta: "dove è asceso il Signore". E c'è del vero.

Ma l'invito deve, per debito di autenticità, sposarsi a quello degli angeli dell'Ascensione, che ai discepoli attoniti "si presentarono e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi". Fate ritorno alla terra. Se i tuoi occhi, i tuoi pensieri, le tue passioni sono fissi dove è la vera gioia, tu hai occhi di innamorato del vangelo. Innamorato di tutto ciò che ti viene affidato. Ritorna alla terra, che ti è affidata. Vi lascio a una preghiera, che è luminoso commento. È di padre David Maria Turoldo, un caro amico:

Perché, uomini, guardate
con tristezza su nel cielo?
Alla terra ritornate!

Questa è l'ora della fede!
Sua promessa è di tornare
Come ascese nella gloria.

Ora ovunque voi potete
ritrovare lui nell'uomo,
nelle cose e negli eventi.

Il suo cielo è dove è amore,
la sua casa è il cuor del povero,
il suo Regno è un mondo nuovo.

 

Lettura degli Atti degli Apostoli - At 1, 6-13a

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: "Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra". Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia. Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, perché terribile è il Signore, l'Altissimo, grande re su tutta la terra. R Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni. R Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 4, 7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: "Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini". Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto". Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

 


 
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