la parola della domenica

 

Anno liturgico B


omelia di don Angelo nella Domenica dell'Ascensione del Signore
secondo il rito ambrosiano


12 maggio 2024



 

 

At 1, 6-13a
Sal 46
Ef 4, 7-13
Lc 24,36b-53

Anche noi, nel giorno che fa memoria dell'ascensione al cielo di Gesù, rimaniamo con gli occhi rapiti in alto. A fissare il cielo? O chissà le sue braccia e le sue mani, sorprese in un gesto di benedizione. Ultimo fotogramma di una vita: volle andarsene così, in un gesto di benedizione: "Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo". Come se questo gesto racchiudesse tutto. Della sua vita. In effetti, dal suo farsi tenero nel grembo di una adolescente di Nazaret a questo essere risucchiato in una luce purissima, la sua vita, tutta, era stata e rimane una benedizione. Uno se ne va e tu gli dici: "Sei stato per me una benedizione". Così per Gesù. Non puoi non ripercorrere in un lampo, o forse meglio in un abbraccio, i suoi trenta e più anni e non cantare la gratitudine per questa visita di Dio sulla terra.

"Verrà" aveva cantato Zaccaria, padre del Battista "a visitarci dall'Alto un sole che sorge". Chissà perché quelle braccia e mani allargate in un cielo limpido mi hanno rimandato a braccia e mani allargate in un cielo livido in un pomeriggio di croce. Quando lui, Gesù, dopo aver gridato la desolazione dell'abbandono, si affidò a mani: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Aveva anche detto: "Nessuno vi strapperà dalle mie mani". Braccia e mani segno di una custodia inviolabile. Anche le braccia sulla croce erano fotogramma ultimo, ultimo a dire un amore, che di più non si può; un abbraccio, che di più non si può. La parola "abbraccio" infatti chiama la parola "braccia". Le braccia benedicenti nel giorno chiaro dell'ascensione erano le braccia inchiodate a legno nell'ora più buia della crocifissione, ne portavano i segni. La lettera agli Efesini oggi scriveva. "Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose".

Vado per sconfinamenti, come sono solito fare. Mi si accende negli occhi - non mi si offuscherà mai - un affresco, che anni fa ebbi la grazia di contemplare in Turchia, nella chiesa di san Salvatore in Chora ad Istanbul: Gesù risorto è raffigurato nel gesto di sollevare con le sue braccia Adamo ed Eva dalle bare degli inferi. E quelle braccia sembrano allungarsi: sempre più lunghe, per arrivare a tutti e a tutto, come fossero pervase da un fremito, la passione di portare con sé in alto - più in alto non si può - tutti e tutto, l'universo intero. Dio, che si è abbassato sino a noi nella storia di Gesù, ci riconduce alla casa dalle molte dimore. Noi diciamo cielo, per dire qualcosa di sconfinato, non certo un luogo come i nostri: la lettera aigli Efesini ci raccontava di un Gesù asceso al di sopra dei cieli per essere pienezza di tutte le cose. Ecco, la "pienezza". Una parola che fa sognare noi che nella vita sorprendiamo bellezze ma anche vuoti. Diciamo di cercare il volto di Dio, ma a volte sfregiamo il volto di donne e uomini, immagine del Dio vivente. Dio, la pienezza. Dell'amore.

A volte mi si chiede come sarà il paradiso: io non so. Sto alla promessa, immagino sarà sorpresa continua, perché credo nell'inimmaginabile fantasia di Dio. A volte mi incuriosiscono teologi, biblisti quando usano immagini a me vicine. Mi è capitato in questi giorni incrociando le parole di un biblista spagnolo José Antonio Pagola, che a sua volta cita un teologo ungherese, allargando così l'immagine della felicità in Dio. Scrive: "Non sarà Dio l'unico mediatore della nostra felicità eterna. Accesi dall'amore di Dio, ciascuno di noi diventerà a modo suo "cielo" per gli altri. Dalla nostra limitatezza e finitudine potremo toccare il Mistero infinito di Dio assaporandolo nelle sue creature. Godremo del suo amore insondabile assaporandolo nell'amore umano.

Il gaudio di Dio ci sarà regalato incarnato nel piacere umano. Il teologo ungherese Ladislaus Boros vorrebbe suggerire questa esperienza inesprimibile scrivendo: "Sentiremo il calore, sperimenteremo lo splendore, la vitalità, la ricchezza immensa della persona che oggi amiamo, per la quale ringraziamo Dio. Tutto il suo essere, la profondità della sua anima, la grandezza del suo cuore, la creatività, l'ampiezza, l'eccitazione della sua reazione amorosa ci verranno regalati"". Guardo in alto, attingo speranza e faccio ritorno alla terra, alle case. Anche i discepoli furono richiamati, da angeli in bianche vesti, a non restare troppo a lungo a guardare il cielo; dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?". Fecero ritorno a Gerusalemme, la città che non era stata, in quei giorni di certo, città della pace, ma della violenza. Negli occhi le braccia e le mani benedicenti di Gesù, profeta dei tempi nuovi, lui che per passione aveva abbracciato donne, uomini, bambini. La passione che diventa braccia.

Diventi braccia anche in noi. Che oggi celebriamo il mistero dell'innalzamento di Gesù.

 

Lettura degli Atti degli Apostoli - At 1, 6-13a

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: "Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra". Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia. Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, perché terribile è il Signore, l'Altissimo, grande re su tutta la terra. R Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni. R Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 4, 7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: "Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini". Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto". Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

 


 
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