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la parola della domenica
Anno liturgico A
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Milano, 8 agosto 2026
Carissime, carissimi, Omelia? Con un punto di domanda forse sorprende. Le mie parole - mi conoscete - non sono stratagemma per attirare attenzione, sono per lo più parole che alludono a un confidarsi. Dirò che da un po' di tempo a questa parte mi vedo come scivolare via: una delle prove - sorrido - anche se non così importante, sono i polpastrelli che arrancano a fatica sulla tastiera. A proposito di omelie vi confido la mia scelta: mi ricorda che c'è un tempo per ogni cosa. C'è il tempo del seminare e quello del raccogliere, il tempo del dare e quello del custodire. Mi bussò così il pensiero di dare nome di "ultima" omelia a quella della scorsa domenica. E non certo perchè miracolata più di altre. No, piccola come le altre, una loro compagna in piccolezza. Vi pregherei di passare questa voce come una confidenza, ha il suono di un bisbigliare il desiderio sarebbe che rimanesse piccolo. Le cose piccole cui ci ha affacciato Gesù con il suo vangelo. Chissà perché al cuore mi è ritornata questa preghiera di Sr. Marie-Pierre di Chambrand Rendimi
fedele, Signore, Rendimi
fedele, Signore, Rendimi
fedele, Signore, Rendimi
fedele, Signore, Rendimi
fedele, Signore, Mi rimane una immagine di rara suggestione: ci sono fiori che di sera lentamente si addormentano, poi alle prime luci per piccoli brividi si risvegliano.
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