la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella festività dell'Assunzione della B.V. Maria
secondo il rito ambrosiano


15 agosto 2018



 

 

Ap 11,19-12,6a.10ab
Sal 44
1Cor 15,20-26
Lc 1,39-55

 

Oggi vorrei andare per suggestioni, senza troppe legature, so che voi mi perdonerete. Assunzione di Maria: non esistono testi biblici che ce la raccontino. Vengono in soccorso immagini. Ne evoco alcune. La prima lettura: sono rimasto con il cuore in gola al racconto della storia della donna che grida per il travaglio del parto e il drago che si pone davanti alla donna che sta per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Mi sono passate nella mente storie e storie di donne. E di draghi. A Maria il figlio glielo cercarono di strappare da piccolo, glielo cercavano a morte e fu fuga in Egitto. Ma la storia - voi me lo ricordate - si allunga. Sino ai nostri giorni.

Figli strappati alle madri, a volte dalle onde del mare per miopia di uomini, a volte strappati alle braccia delle madri per difesa di un confine con destinazione gabbie. Storie, storie. Voi mi direte - e a ragione - che a volte il drago - che ha tanti nomi - è vincente. Sembrò vincente anche quando il cielo si fece cupo sul Golgota e alla madre fu strappato il Figlio. Sembrò la fine. Non fu la fine. Tre giorni dopo il cielo si illimpidì. E quella luce di risurrezione si riverbera oggi sulla donna di Nazaret. Si disegna nei cieli la scia luminosa di coloro che vanno oltre la morte. Lei - e ancora era una ragazzina - aveva cantato - e lo abbiamo ascoltato - un Dio che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Ecco il giorno.

Vi confesso che me lo dico quando mi si spacca il cuore dentro, alla visione degli ultimi umiliati, alla visione della prepotenza vincente, alla visione di un'ingiustizia quasi connaturata. Mi dico che bisogna resistere e parlare e lottare. Ma poi, quando ci si sente impotenti, vinco la disperazione e la tristezza che mi prendono, pensando al rifugio. Alla donna, assalita dal drago, Dio - è scritto nel libro - prepara un rifugio. Noi lo chiamiamo cielo. Oggi vorrei chiamarlo "rifugio". E un Dio che salva. Di Dio ho letto in un salmo - sono le ultime parole del salmo 42 -: "Lui, salvezza del mio volto e mio Dio". Che Dio sia salvezza dei volti è bellissimo, è commovente.

Questa festa ci racconta di un Dio salvezza del volto di sua madre. Ma, pensate, salvezza di tanti volti sfigurati dalle ingiustizie, dalle incomprensioni, dalle malattie, e alla fine sfigurati dalla morte. Abbiamo ancora vive nel cuore i volti delle vittime del crollo di un ponte. "Lui, salvezza del mio volto e mio Dio"! E vengo a un'altra immagine. Quella di Maria che attraversa con passo affrettato la regione montuosa della Giudea per far visita alla cugina Elisabetta, incinta di sei mesi, lei che era incinta di poche ore. Donna del viaggio, donna dei passi affrettati, i passi affrettati dall'amore. L'amore fa affrettati i passi, ci fa fretta. Perdonate ma noi la madre di Gesù un po' l'abbiamo immobilizzata sui troni, troni che non ha mai conosciuto in vita sua. Ebbene mi sono detto - e confesso che non l'avevo mai pensato - : se in quei giorni Maria si azzardò sui sentieri del monte è perché il viaggio faceva parte della suo modo di essere, le era connaturale, le era nel cuore.

E' impensabile che fosse una "donna di casa", nel senso che la casa fosse tutto per lei, non avrebbe educato un figlio viandante. Mi sembra di vederla per le strade di Nazaret e oltre. Sempre spinta dal suo cuore. Che le metteva fretta per gli altri. Fino all'ultimo viaggio, verso il rifugio, il rifugio di un Dio salvezza dei volti. E lei sembra dirmi, sembra dirci: "State in viaggio, abbiate in voi la fretta per gli altri, arriverete, nell'ultimo viaggio, al rifugio. Mi è scappato, perdonate, l'aggettivo "ultimo", "ultimo viaggo". E subito, perdonate, lo cancello. Perché non mi riesce di pensare il paradiso come il luogo dell'immobilità. Se la nostra natura è essere donne e uomini del viaggio, certo Dio non la cancellerà nel suo cielo, ma la dilaterà: andremo per valli di ininterrotto stupore. Vengo a un'ultima immagine.

Questa festa dell'Assunta sembra richiamare al mio cuore una legatura, questa sì luminosa, tra terra e cielo. Con Maria - con ognuno dei risorti - la terra - sì, dico la terra trova posto in cielo, un lembo di terra in cielo. Non è forse vero che noi siamo impastati di terra? Mi ritorna al cuore un inno della Chiesa ortodossa serba, che canta Maria nella sua assunzione come "terra del cielo".

Ascoltiamolo: Maria, Terra del cielo. Santa Maria Madre del Signore la tua fede ci guida. Volgi lo sguardo verso i tuoi figli "Terra del cielo". La strada è lunga e su di noi la notte scende intercedi presso il Cristo "Terra del cielo".

La terra in cielo. Ma anche il cielo in terra - mi dicevo -. Non è forse vero che, nei giorni in cui Maria saliva i monti di Giuda e poi apparve, sull'uscio della casa, all'anziana cugina, in quei giorni il cielo era in terra, era nel grembo rigonfio della donna? Cielo e terra in legatura commovente luminosa. E non è forse vero - e chiudo - che ogni volta che ti prende fretta per l'altro, per gli altri, si fa legatura, legatura luminosa, tra cielo e terra? Il cielo è in terra.

 

 

Lettura del libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo Ap 11,19-12,6a.10ab

Si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: "Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo".

Sal 44 (45) R.:

Risplende la regina, Signore, alla tua destra. Liete parole mi sgorgano dal cuore: io proclamo al re il mio poema, la mia lingua è come stilo di scriba veloce. Il tuo trono, o Dio, dura per sempre. R Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d'oro è il suo vestito. è condotta al re in broccati preziosi. R Alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir: Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio: al re è piaciuta la tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1Cor 15,20-26

Fratelli, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

Lettura del Vangelo secondo Luca 1,39-56

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre". Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

 


 
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