la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nel giorno del Natale del Signore
secondo il rito ambrosiano


25 dicembre 2019



 

 

Is 8,23b - 9,6a
Sal 95
Eb 1,1-8a
Lc 2,1-14

Che cosa ci ha portato qui questa mattina? Perché siamo venuti? Io comincio a pensare che non sia più per un'abitudine che si venga in chiesa. E nemmeno quando non si viene mai e poi si viene a Natale. Penso che l'abitudine non resisterebbe in giorni come i nostri. E' che noi, come i pastori, e come i sapienti che verranno dall'Oriente, non siamo insensibili alle voci.

Per grazia non siamo insensibili alle voci, pur sottili, degli angeli, alle voci che si accendono in cielo e lo inteneriscono e nemmeno siamo insensibili alle voci delle stelle che a volte hanno una lucentezza che non è di ogni giorno. Oggi, voci di angeli e di stelle. Beati voi, beati coloro che, come i pastori e come i magi, si mettono in cammino. "Andate e troverete". Natale sarà natale finché ci rimarrà in cuore un desiderio di trovare. Se no, è puramente cerimonia, un cerimoniale.

E allora se ti rimane desiderio di trovare, vai: le pecore sono accucciate muso contro muso, ascolti il silenzio della notte, una lampada che faccia chiarore, nel buio il leggero calpestio dei passi. Dai greggi si va a una mangiatoia. Ed è, pensate, tutto qui. Arrivare. E stare in silenzio, un silenzio non tradito dalle parole impudenti. Immagino che abbiate notato come nel racconto di Luca non ci sia una parola che è una, alle parole si sostituiscono gli sguardi. Un evento su cui sgranare gli occhi, dal buio, a lume di lanterne. Un mistero da contemplare dal buio, a lume di lanterne.

Penso alla suggestione dei presepi che in parte ancora hanno conservato questo buio, sacro. E sia la lanterna povera della nostra fede, ad intermittenza di fiamma, a far sgusciare dalle ombre il segno, "l'ammirabile segno" - direbbe papa Francesco -. Intravvedi il viso della donna che allatta il bambino, figlio dell'Altissimo, intravvedi gli occhi e le mani tenere di Giuseppe che sfiorano, quasi senza toccarlo, il corpicino del bambino e accarezzano con dolce tenerezza il viso di Maria stringendola.

Nulla che racconti eccezionalità! Ebbene meraviglia delle meraviglie è che Dio venga così. E' questo l'ammirabile segno. E guardatevi dal mettere al bambino vestiti d'oro o con ricami d'argento, non fanno caldo! Calde sono le fasce, quelle che le madri tessono trepidanti nei nove mesi. Lasciategli dunque le fasce un po' grezze, in tutto simili a quelle con cui vengono fasciati i piccoli dei pastori, lasciategli le bende dei cuccioli dei pastori. E la paglia, della mangiatoia, sia paglia, ruvida come è ruvida la paglia.

Ecco, la tua lanterna illumina questa pura umanità. Che non ha bisogno di altro per essere visitata da Dio. La vita è visitata senza condizioni. Unica condizione la tua umanità. Dio l'ha sposata. Nella sua lettera "Admirabile signum", lettera sul presepio, papa Francesco scrive. "Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi.

Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita". Fermatevi e guardate: il natale, il presepe è il riscatto della piccolezza, della semplicità, dell'umiltà, della nudità, dell'attenzione, della discrezione. Fermatevi e guardate: non ha nulla, proprio nulla, da spartire coni i toni alti, con i rumori assordanti, con le parole sprezzanti, con gli sguardi inceneritori, con l'invadenza supponente.

C'è stupore e attenzione, c'è la fasciatura del debole, c'è il sottovoce della parola, c'è una discrezione che dice rispetto, stare sulla soglia. Le piccole virtù che il nostro mondo ha dimenticato - a caro prezzo - e che Gesù ha scritto sulla sua pelle, fin dalla sua nascita in una mangiatoia. Scrive ancora papa Francesco: "I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, "mite e umile di cuore" (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l'essenziale e vivere di esso.

Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all'annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l'unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell'amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l'appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato". Una rivoluzione, dico, che chiede parole nuove, gesti nuovi, nascite nuove.

Ho ritrovato questo messaggio in una lettera che ogni anno mi arriva ed è, ogni anno, senza firma. Forse per eccesso di discrezione.

Quest'anno sembra ridisegnare il mondo che nasce dal natale: In ogni parola suona una promessa: l'ostinata pazienza della rammendatrice di strappi la possibilità di intonarsi in modo semplice al mondo un sostare nei ricordi ancora e ancora guardarli con benevolenza pensieri scalzi e maldestri che si riscaldano in uno spazio pietoso la stupita comparsa di una grazia immeritata uno sguardo che si allena alla discrezione per non invadere una fragile terra, una nuvola, agglomerato di vapore, che regala giochi all'immaginazione. Ogni essere ha una propria versione della vita. In ogni parola risuona la promessa di un racconto comune.

Se Dio è venuto, se quest'anno ancora viene è per dirci che è possibile, è possibile cambiare l'aria, l'aria del mondo che si è fatta irrespirabile. E' possibile.

 

 

Lettura del profeta Isaia - Is 8,23b - 9,6a

In passato il Signore Dio umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.

Sal 95 (96)

Oggi è nato per noi il Salvatore. Cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta. R Acclamino davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli. R

Lettera agli Ebrei - Eb 1,1-8a

Fratelli, Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: "Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato"? E ancora: "Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio"? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: "Lo adorino tutti gli angeli di Dio". Mentre degli angeli dice: "Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco", al Figlio invece dice: "Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli".

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2, 1-14

In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".

 

 


 
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