la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nell'Epifania del Signore
secondo il rito ambrosiano


6 gennaio 2017



 

 

Is 60,1-6
Sal 71
Tt 2,11-3,2
Mt 2,1-12

Come parlare di epifania e non provare anche un'ombra di timore? Vai a parlare di cammini che sembrano avere il segno dell'immensità delle dune e dei cieli e lo fai con piccole parole, che, come ogni cosa umana, portano il segno del limite, della parzialità, della restrizione. Oggi per raccontare l'epifania avrei bisogno di occhi che scrutano orizzonti senza confini. Di cuore che anela a cammini senza confini.

Ogni volta che osservo il presepe e nel presepe le statuine dei magi, mi ricordo come da bambini noi le andavamo istintivamente spostando dai bordi verso la capanna. Dovevano camminare, uomini del cammino. Peccato che poi in qualche modo li fermavamo alla capanna, che poi nel racconto di Matteo non è più nemmeno una capanna: la famiglia è in una casa, una casa qualunque di Betlemme.

Ci voleva tutta l'arte poetica di Matteo per raccontare un fatto storico, rivestendolo di sontuosa immaginazione: fatto storico è che questo bambino è nato per tutti, o, se volete, che Gesù, come dice il salmo, è "la speranza degli orizzonti della terra" (Sal 65,6). Speranza degli orizzonti della terra! Orizzonti, al plurale. Lui non ammette, non permette, restrizioni. Bada di non accorciare gli orizzonti, dissacreresti, dissolveresti l'evangelo, la notizia buona: "speranza degli orizzonti della terra".

Perdonate se oso immaginare che i magi ce l'avessero nel sangue la nostalgia degli orizzonti sconfinati, loro con gli occhi alle stelle: un cielo di stelle parla, insegna. Dico una cosa molto parziale. Penso che sia una perdita per noi, per le nostre generazioni il fatto che nelle nostre città ci sia negato contemplare i cieli notturni nell'ora in cui diventano un prato di stelle.

E non è forse vero che quando per avventura ci capita, sia pur raramente, di avvistarlo è come se d'un tratto evaporassero tutte le nostre meschinità, tutte le nostre piccinerie, tutte le chiusure. Che fanno di noi degli insopportabili provinciali. Ci accade in quei momenti di sentirci immersi negli orizzonti senza confini.

Forse ci farebbe bene essere della razza dei cercatori di stelle. "Vennero" scrive Matteo "da oriente a Gerusalemme" Anche la parola "oriente" ha un fascino, come il cielo stellato, è parola ricca di suggestione. "Da oriente": c'è un'attesa dunque che abita l'oriente e mette in cammino.

Anni fa Enzo Bianchi, il priore di Bose, invitava a pensare come l'oriente sia stato abitato fin dai tempi antichi da una sapienza che metteva donne e uomini in ricerca della luce - basterebbe pensare ai cammini spirituali custoditi nelle più antiche tradizioni religiose dell'oriente -. E ricordava nella sua riflessione un editto promulgato da Ashoka, un re indiano e buddhista del terzo secolo avanti Cristo, che scriveva: "La fede di tutti gli altri deve essere rispettata … Onorando la fede degli altri si esalta la propria fede … Io desidero che gli uomini del mio regno conoscano le religioni degli altri uomini, e così potranno acquisire una sapienza più salda".

Terzo secolo avanti Cristo! Pensate alla sapienza del racconto di Matteo che di questi cercatori mette in luce anche la tenacia, il coraggio. Invito luminoso per tutti noi. Giunti a Gerusalemme, non si lasciano scoraggiare né fermare da una città che guarda con sospetto questi nuovi venuti, non si lasciano scoraggiare né fermare dai volti incartapecoriti dei rappresentanti della religione, che hanno tra le mani libri sapienti, libri di cammini, e declamano a occhi spenti parole che dovrebbero mettere brividi di entusiasmo, immobili. Le istituzioni immobili, le città spaventate, il rischio in agguato anche oggi, il rischio segnalato da Matteo.

I magi non si lasciano scoraggiare. Non si lasciano scoraggiare nemmeno da momenti di buio che appartengono al cammino di tutti, di tutti i cercatori di stelle: la stella scompare. Non si fermano. Camminano. Anche tu non lasciarti fermare dai momenti di buio, di confusione, di non senso. Non fermarsi, non scoraggiarsi, camminare sembrano verbi che definiscono i veri cercatori dello spirito.

Giungono a una casa, le stelle erano adusi a contemplarle nei cieli lontani, ora una stella si era come fatta vicina, come impigliata a una casa, una casa, una casa comune, uguale a tutte le alte case. A segnalarla non c'erano targhe, a segnalarla la loro stella. Una casa, un bambino, una madre: "si prostrarono e lo adorarono".

Era tutto così piccolo, oserei dire disadorno, tutto così comune, ma lo straordinario era che il mistero di Dio avesse preso casa tra le case, che lui fosse come uno dei tanti bambini del mondo e sua madre come una delle tante madri del mondo. La loro religione li metteva in cerca della luce: ecco, la luce abitava una casa. Forse proprio questo dovevano ritornare a raccontare. A raccontare che la luce del divino abita le case, abita donne che portano in braccio un bambino. Lì era finito il tragitto delle stelle.

E non sarà che qui finisce oggi il tragitto delle stelle e che l'epifania ci sveli anche questo? E' tutto così aperto, senza sequestri: "per un'altra via" è scritto "fecero ritorno al loro paese". Non va rinnegato il paese. E nemmeno va rinnegata la nostra città. Ma ha bisogno di cercatori di stelle, di donne e uomini del cammino, di luoghi di ampio respiro. Non so se sbaglio ma l'ora che stiamo vivendo non sembra celebrare l'universalità, la ricerca, il grande respiro. Ognuno chiuso, arroccato nella sua cittadella, la cittadella della sua verità, del suo pensiero, delle sue soluzioni.

Spenta la ricerca, convinti che la verità è nelle nostre mani. Ognuno sbandiera la sua verità. Mai, o quasi mai, sfiorati dal sospetto che una parte di verità possa venire dall'altro. Pensate alla violenza delle contrapposizioni, dei dogmatismi, dei fanatismi. Pensate al bisogno oggi urgente di uscire dalle ristrettezze, dalle meschinità, dalle restrizioni, dagli immobilismi.

Scrive papa Francesco: "Più che il timore di non sbagliare, spero che ci muova il timore di chiuderci nelle strutture che ci danno una falsa sicurezza, nelle norme che ci rendono giudici implacabili, nei costumi nei quali ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c'è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete instancabilmente: Date loro voi stessi da mangiare".

Donne e uomini in cammino!

 

Lettura del profeta Isaia 60, 1-6

In quei giorni. Isaia disse: "Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, / la gloria del Signore brilla sopra di te. / Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, / nebbia fitta avvolge i popoli; / ma su di te risplende il Signore, / la sua gloria appare su di te. / Cammineranno le genti alla tua luce, / i re allo splendore del tuo sorgere. / Alza gli occhi intorno e guarda: / tutti costoro si sono radunati, vengono a te. / I tuoi figli vengono da lontano, / le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, / palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, / perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, / verrà a te la ricchezza delle genti. / Uno stuolo di cammelli ti invaderà, / dromedari di Madian e di Efa, / tutti verranno da Saba, portando oro e incenso / e proclamando le glorie del Signore".

Sal 71 (72)

® Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra. O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. ® Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. ® I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti.

® Lettera di san Paolo apostolo a Tito 2, 11 - 3, 2

Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi! Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 2, 1-12

In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, / non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: / da te infatti uscirà un capo / che sarà il pastore del mio popolo, Israele". Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese .

 

 


 
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