la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella nona Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


25 luglio 2021



 

 

2Sam 6,12b-22
Sal 131
1Cor 1,25-31
Mc 8,34-38

Lui, l'affresco, l'affresco con l'immagine del Messia, l'aveva da poco, da pochissimo, un istante prima, scrostato nella mente dei suoi discepoli. Non un Messia da trono, da trionfi mondani, ma uno che paga il prezzo della nostra libertà con la dura opposizione dei capi, con morte di croce. Per Pietro, Pietro che resisteva, resisteva allo scrostamento, aveva avuto parole dure: "Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". Immediate, senza cesure le parole di oggi ed è come se Gesù volesse dilatare l'orizzonte dell'uditorio, non i soli discepoli. Marco scrive: "Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro…". Da una parte mi intriga dall'altra mi incanta questa dilatazione.

Non sono parole per circoli ristretti. Lui ha passione che non sbaglino il bersaglio, il bersaglio della vita, tutti coloro che vogliono seguirlo, anzi tutti, discorso alla folla. E nella folla, semplicemente folla, ci sono anch'io. Vedete, il discorso si dilata, diventa messaggio universale: non è forse questo il problema dei problemi, il problema sotto tutti i cieli? Perdere o trovare la vita? Sfocarla o illimpidirla? Viverla o svuotarla? Di senso, di tutto! E così, dopo aver scrostato l'immagine del Messia, del Maestro, ora Gesù ripete la stessa operazione con l'immagine dei discepoli. Che ricalcano orme, le orme del Maestro. E' impegnativo ma anche emozionante!

Poco fa venendo a leggervi il brano di Marco, mi prendeva un sussulto, pensando a voi che, in momenti diversi della vita, anche in questo, fate sosta, indugiate alle tracce del Maestro nel desiderio di seguirlo: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Avete notato, Gesù nomina la croce dentro un'avventura, quella di tenere dietro a lui, l'avventura di seguirlo. Si affaccerà la croce. E la prenderai. Non è un invito a cercarla e nemmeno a inventarla. La croce non la cerchi. E' Gesù che cerchi, sono gli altri che cerchi. Non la croce per la croce, non la mistica della croce. Non avrebbe senso cercare la croce per la croce. La croce ti viene da un cammino.

Ci sono momenti nella vita in cui seguire, amare, partecipare, essere fedeli alla coscienza, costa, ha un prezzo. E' la tua croce, la tua. Diversa da quella di ogni altro, perché dentro le situazioni, le tue, diverse da quelle di ogni altro. La croce, che intende Gesù, ha nomi diversi, ma per tutti scaturisce, viene da una fedeltà, da una passione. Viene dal vivere con passione. Vorrei aggiungere che mi attrae, nell'insegnamento di Gesù, la parola "anima". Gesù non naviga in astrattezze. Attinge a sapienze antiche, argomenta con concretezza. Sentitelo: "Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?". A confronto sono il mondo intero è l'anima. Cioè quel soffio che ci fa essere umani e non disumani, "senz'anima"! Ci fa essere umani e non manichini. Il manichino è il vuoto dell'anima, del sentire, dell'appassionarsi, del vivere.

Se sono scolorito dentro, il risultato è che scolorisco la vita. Mi sembra affascinante questo legame anima e vita. Se perdi l'anima che vita è? Oggi si parla poco di anima, la cura dell'anima. Forse anche perché, per troppo tempo, si è contrapposto arbitrariamente anima e corpo. Eppure se perdiamo l'anima, se diventiamo senz'anima, il risultato finale e triste - direbbe una mia amica - sarebbe una vita di plastica, un alberello di plastica sulla tavola della casa. Potremmo passare in rassegna la vita. Accenno disordinatamente. Amare, svuotato d'anima, che altro sarebbe se non una routine stanca, senza accensioni? Pregare senza metterci l'anima che altro sarebbe se non una cantilena del nulla? Partecipare senza metterci un'anima che altro sarebbe se non grigio gregarismo? Parlare senza metterci l'anima che altro sarebbe se non gioco di parole per interesse ed esibizione? E un'autorità senz'anima? Una religione senz'anima? Una cultura senz'anima? Una politica senz'anima? Un paese, una chiesa, senz'anima?

Noi leggiamo queste parole di Gesù come le abitasse un desiderio, quello che sia custodito il colore della vita: "perdere la vita per causa sua e del vangelo" non è soffocamento della vita, è viverla nel segno del dono. Rinnegare se stessi è guardarsi dal pericolo di soffocamento per via di un ego ipertrofico. Che fa il vuoto della vita, anche se mi illudo di aver guadagnato il mondo intero. C'è un termine che si è accostato spesso, acriticamente, alla croce la parola "mortificazione", usata sovente non come morte dell'uomo vecchio, ma morte del corpo, della sensibilità, del pensiero, della passione, della libertà. Con l'esito di creature pallide e intristite. Gesù non è venuto per mortificare, ma per salvarci da ogni attentato, piccolo o grande che sia, alla vita, alla mia, alla tua, a a quella di ogni essere vivente.

Dovrebbe dispiacerci, lo dico sinceramente, che la fede, in cui ci riconosciamo, abbia assunto a volte, nei tempi, questa aria un po' triste, crucciata, quasi mortificante dell'umano, quasi un'aria di contenimento della vita e della gioia e non di espansione. E' semplicemente il contrario. Anche la danza di Davide oggi ne era quasi una conferma.. So che il riferimento non è del tutto pertinente, ma mi perdonerete. Mi ha sempre affascinato questo passaggio del discorso del monte e lo vorrei porre nella sua bellezza a conclusione di questi miei vagabondaggi di pensieri. Quel giorno sul monte disse: "E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,16-18).

 

Lettura del secondo libro di Samuele - 2Sam 6, 12b-22

In quei giorni. Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno. Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: "Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!". Davide rispose a Mical: "L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!".

Sal 131 (132)

Il Signore ha scelto Sion per sua dimora. Ricòrdati, Signore, di Davide, quando giurò al Signore: "Non entrerò nella tenda in cui abito, non mi stenderò sul letto del mio riposo, finché non avrò trovato un luogo per il Signore, una dimora per il Potente di Giacobbe". R Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua potenza. I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia ed esultino i tuoi fedeli. R Per amore di Davide, tuo servo, non respingere il volto del tuo consacrato. Sì, il Signore ha scelto Sion, l'ha voluta per sua residenza: "Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l'ho voluto". R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 1, 25-31

Fratelli, ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, "chi si vanta, si vanti nel Signore".

Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 8, 34-38

In quel tempo. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi".

 

 


 
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