la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella nona Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


2 agosto 2020



 

 

2Sam 12, 1-13
Sal 31
2Cor 4,5b-14
Mc 2,1-12

L'inimmaginabile. Io oggi con voi vorrei inseguire questa suggestione dell'"inimmaginabile". L'inimmaginabile, davanti a gente seduta. Inimmaginabile, cioè un accadimento che ti lascia a bocca aperta, ad occhi sgranati. Mai ti avrebbe sfiorato l'idea. E sullo sfondo mi rimane l'impresa di quei quattro innominati, portatori di una barella. E' gente che ha la fantasia in movimento, non è seduta. Seduti - e lo dice il testo - sono nella casa quel gruppo di scribi. Seduti anche nei loro pensieri, immobili.

Sentite: "Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?"". Seduti. Questo è il rischio. Anche nella religione. Nelle religioni. L'inimmaginabile è all'inizio lo scoperchiamento della casa. Ma ve lo immaginate? Vi immaginate quella gente che gremiva la casa e faceva alla fin fine una barriera. Erano come una porta che chiude. Essere nella vita - che fallimento! - una porta che chiude. Ma ve li immaginate i loro occhi? Sentono un rumore venire dall'alto, vedono tavole alzarsi, un pezzo inatteso di cielo, ed ecco apparire una barella con un uomo - chi sarà mai? - poi quattro visi di sognatori. Io me lo immagino il loro viso: ce l'avevano fatta! E con quale precisione! Proprio nel punto giusto. E il nostro testo sembra sottolinearlo: "scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava".

E anche qui, a questo proposito, la suggestione, l'affacciarsi di una domanda, come comunità e come singoli: "Chissà se chi ha bisogno di Gesù, lo facciamo scendere nel posto giusto, dove lui si trova, lui, il rabbi che cammina. O portiamo gente in luoghi, in pensieri, in norme di immobilità. Pontificano seduti. Quei quattro - perdonate - non mi vanno fuori dagli occhi. Io non lo sono, ma vorrei essere come uno di loro, uno che scoperchia i tetti e porta barelle nel punto giusto. Immagino che ci abbiate pensato: non fu per loro impresa di un momento. Chissà da quanto tempo avevano ospitata nei loro occhi, quasi vi si fosse impigliata, la figura di quel paralitico!

Poi per loro era diventata come un'urgenza del cuore. Poi a uno dei quattro era balenata quell'idea pazzesca, che sul momento faceva a pugni con ogni plausibile ragionevolezza. Poi ci avevano messo il loro ingegno, tutto, perché accadesse. Tutto l'ingegno per l'inimmaginabile. Furono passi a catena, ma il primo fu la tenerezza. Proprio facevano fatica a pensare che quel paralitico per tutta la vita dovesse vivere coricato, immobile, nessuna autonomia, come fosse dipendente da altri. Quella cosa proprio non gli andava giù. E quali sono le cose che a me non vanno giù? Prima - e ve lo ripeto - la tenerezza. I gesti inimmaginabili hanno come prima sorgente la tenerezza. Ma mi nasce poi una domanda in cuore: che cosa fa sì che noi non ci apriamo all'inimmaginabile?

Una spia - mi sono detto - è in una espressione, piccolissima, ma significativa, destabilizzante, che trova purtroppo spazio, e spesso, sulle nostre labbra. Accade quando diciamo: "E' così… Così è…". Quasi dicessimo: "Che ci vuoi fare? Non c'è niente da fare, è sempre così. Che ci vuoi fare la politica è così, l'economia è così, la società è così, l'umanità è fatta così, la chiesa è così. Quello è così. Quella è così. E io? Io sono fatto così. Impossibile cambiare, aprire una fessura, scoperchiare un tetto. Come fossimo seduti, seduti come gli scribi in quella casa. E invece dovremmo avere lo spirito dei quattro portatori del vangelo: partire da situazioni al limite e inventare, immaginare qualcosa. Questa è fede.

Non so se l'avete notato - ma penso di sì - e un po' fa meraviglia. Gesù vede con stupore scendere una barella dall'alto. Ebbene è scritto: "Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". A stupirlo, pensate, per prima cosa, è la fede di quei quattro. Qualcuno potrebbe osservare: "Ma dove vede la fede? Quelli nemmeno aprono bocca". Dove vede Gesù la fede? Nel fatto che hanno osato e hanno osato per un altro. La fede infatti è non arrendersi, fede è aver fiducia. Anche quando non ci fossero le premesse. Anche se un coro di gente ti dice: "Ma è così, sarà sempre così". La fede-fiducia ti fa inventare. Mi chiedo: "Gesù vede la mia fede? Mi vede tra quelli che osano? O seduto, arreso?".

E Gesù - lasciatemi dire - anche lui scoperchia un tetto. Al paralitico dice: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". Sì, tu, a causa dei tuoi peccati, ti porti addosso la sensazione che il cielo sia chiuso, che incomba minaccioso su di te. Ebbene io scoperchio il cielo, perché tu veda il volto di un Dio che perdona. In faccia agli uomini della religione seduti, a loro che mi criticano come un sovversivo, io non temo di dire: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". Io ti chiamo "figlio". Ora non hai nulla che ti trattenga, sei restituito a te stesso, nel corpo e nello spirito. Puoi rientrare nella vita e ti canta dentro la libertà".

Accade l'inimmaginabile: si scoperchiano i cieli. Con il perdono. Sono certo che avrà stupito anche voi oggi il racconto della prima lettura che mette a nudo il peccato di Davide: il potere che ti dà alla testa e ti fa convinto che tutto è a tua disposizione, anche la moglie dell'altro. E il profeta che smaschera il potere e a Davide mostra a quale grado di abiezione sia mai giunto. Cielo chiuso, diremmo, per sempre. Ed ecco che accade anche qui l'inimmaginabile, ultimo versetto: Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai".

Se io riconosco il mio peccato, e cambio direzione, Dio apre il cielo, mi apre il futuro: "Tu non morirai". Troppe le mie parole. Forse basta un'immagine. Tenetela negli occhi, quella dei quattro del vangelo, i quattro portatori di barella.

 

Lettura del secondo libro di Samuele - 2Sam 12,1-13

In quei giorni. Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: "Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui". Davide si adirò contro quell'uomo e disse a Natan: "Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata". Allora Natan disse a Davide: "Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: "Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Ittita". Così dice il Signore: "Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole"". Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai".

Sal 31 (32)

Ridonami, Signore, la gioia del perdono. Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato. Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno. R Ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa. Ho detto: "Confesserò al Signore le mie iniquità" e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia, mi circondi di canti di liberazione. Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti! Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 2Cor 4,5b-14

Fratelli, quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato", anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.

Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 2,1-12

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo? ". E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".

 

 


 
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