la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nell'ottava Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


4 agosto 2019



 

 

1Sam 8,1-22a
Sal 88
1Tm 2,1-8
Mt 22,15-22

 

Il clima, dico il clima, di questo racconto, è un clima arroventato. Matteo ha appena finito di scrivere che i capi dei sacerdoti e i farisei avevano intuito che i destinatari di quelle parabole urticanti di Gesù erano proprio loro. Di qui la loro decisione di catturarlo. La domanda sul tributo è dunque un tranello: coglierlo in fallo. E succede una cosa strana: che i farisei mandano i loro discepoli con gli erodiani. Ma come è possibile? Non è forse vero che farisei ed erodiani erano su posizioni irriducibili, diametralmente opposte? Mentre i farisei detestavano i romani, gli erodiani, che parteggiavano per Erode, erano al contrario collaborazionisti. Si fanno alleanze - succede - inimmaginabili. Pur di difendere interessi e potere.

E un'altra cosa, tra le altre, crea meraviglia: che proprio loro abbiano nelle borse la moneta del tributo romano, quando nel tempio, per non violarne la sacralità, era severamente proibito introdurre qualsiasi raffigurazione umana. Non per nulla all'ingresso c'erano i cambiavalute. E Gesù in qualche modo li sbugiarda chiedendo loro di mostrare la moneta del tributo, moneta considerata impura, una moneta che portava l'effige dell'imperatore con l'iscrizione: "Tiberio Cesare, figlio del divino Augusto, Pontefice Massimo". Dissacrazione totale. Voi tutti avete capito che il problema in questione in tutte le letture che oggi abbiamo ascoltato è quello del rapporto con la politica, con l'autorità, in genere con la politica, con le scelte politiche. Ebbene sarebbe fuorviante - spesso è avvenuto e ancora oggi avviene - che le parole di Gesù: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio", siano declinate quasi a segnare una totale estraneità dei campi, una separazione degli ambiti: Dio e Cesare sullo stesso piano.

E il "Cesare di turno" a rivendicare il potere di fare i "fatti suoi". Nessuna autorità, nemmeno quella religiosa, può nascondersi dietro il verbo fare: "io faccio, io ho fatto". Che cosa hai fatto? Voi forse avete notato che la frase di Gesù, molto nota, nota e citata e a lungo declinata con il verbo "dare" - "Date a Cesare…" - sia stata restituita nel nostro testo all'originale "rendete": "Rendete a Cesare quello che è di Cesare". Voi mi insegnate che si restituisce quello che si è ricevuto: quello che si è ricevuto da un'autorità, il bene che si è ricevuto. La domanda allora è: Che cosa significa "quello che è di Cesare"?. Di che cosa si deve occuparei Cesare? Che cosa spetta a Cesare?

Ebbene la risposta, che viene dalle Scritture sacre, è limpida: è di Cesare, gli spetta, il "bene comune". Non il potere per il potere, non l'ambizione personale, non l'interesse di parte, non l'arroganza che cancella i diritti. L'orizzonte che legittima il potere, ogni potere, è il bene comune. Quando il potere ha questo orizzonte - starei per dire - ci viene spontaneo portare rispetto. Gli viene riconosciuto, gli è dovuto. E ci viene spontaneo anche pregare, perché non è una autorità che rincorre il dominio, ma il bene, la serenità, un'autorità non sopra, ma immersa con tutti. Vorrei ricordare le parole bellissime, che mai vanno dimenticate, che oggi abbiamo ascoltato dalla prima lettera a Timoteo.

Paolo scrive: "Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità". Poter condurre una vita serena calma tranquilla dignitosa e dedicata a Dio! Ma vi sembra questo il clima che stiamo vivendo nella cosa pubblica? Una vita serena, dignitosa! Quando invece le parole "serenità" e "dignità" sembrano ogni giorno rimosse, esiliate dal lessico comune. Esiliate e stuprate...

La domanda è: "Ci arrendiamo?". Ebbene non si può, non ci si può, rifugiare nelle chiese per non vedere, per non prendere posizione su ciò che accade fuori. Quasi che la fede legittimasse un lavarcene le mani. Abbiamo responsabilità anche come credenti, e non possiamo tacere se il clima che ci avvolge e ci soffoca è tutt'altro che quello che ci è stato oggi proposto, quello di una vita calma tranquilla serena: se è tutt'altro, se è la rissa, se è la menzogna, se è l'arroganza, se e la violazione dei diritti. Al cuore mi ritornano le parole di Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore della chiesa confessante tedesca, giustiziato da Hitler nel mese di aprile del 1945. Diceva: "Solo chi grida per gli ebrei può cantare il gregoriano".

C'è un dovere di vigilanza, Chi frequenta le chiese, chi soprattutto frequenta la Parola di Dio, sa che se Cesare sul suo tributo ha iscritto la sua immagine, Dio - "Rendete a Dio!" - la sua immagine, pensate, l'ha scritta su ogni uomo e su ogni donna, fatti, secondo le scritture sacre, "a immagine e somiglianza di Dio". Non possiamo non prendercene cura. Rimanendo vigili, Siate vigili - sembrava dirci oggi la lettura del primo libro di Samuele - siate vigili voi che avete preteso un re. Perché la degenerazione del potere è sempre in agguato. In agguato un potere che ha la pretesa di prendere tutto: "prenderà i vostri figli… prenderà anche le vostre figlie… e prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri…".

Rendete a Dio quello che è di Dio. Come? Onorando e difendendo la sua immagine che è in ogni uomo e in ogni donna sulla terra. "Solo chi grida per gli ebrei" - solo chi grida per la dignità di ogni donna e di ogni uomo - " può cantare il gregoriano". La passione del bene comune!

 

Lettura del primo libro di Samuele - 1Sam 8, 1-22a

In quei giorni. Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d'Israele i suoi figli. Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto. Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e vennero da Samuele a Rama. Gli dissero: "Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli". Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: "Dacci un re che sia nostro giudice". Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore disse a Samuele: "Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro. Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a te. Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro". Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: "Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà". Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: "No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie". Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all'orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuele: "Ascoltali: lascia regnare un re su di loro".

Sal 88 (89)

Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo. Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; esulta tutto il giorno nel tuo nome, si esalta nella tua giustizia. R Perché tu sei lo splendore della sua forza e con il tuo favore innalzi la nostra fronte. Perché del Signore è il nostro scudo, il nostro re, del Santo d'Israele. R Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo: "Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l'ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza". R

Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 1Tm 2, 1-8

Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 22, 15-22

In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?". Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

 

 


 
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