la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nell'ottava Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


19 luglio 2026

 



 
 

1Sam 3, 1-20
Sal 62
Ef 3, 1-12
Mt 4, 18-22

Dove passano e quando passano le voci? Anche le voci, le chiamate di Dio? I luoghi, i più diversi, le ore, le più diverse, se stiamo alle letture di oggi. Che effetto avrà fatto la parola, che sembra violare il silenzio di un tempio quasi muto, colonne disadorne, nel buio più buio di una notte? A percepirne il suono un ragazzo, Samuele, in uno spazio immenso, era voce di Dio. E che tono ha la voce di Dio? E non fu forse come l'accendersi di un presagio in una situazione di totale degrado? "Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta".

Mi fa commozione questo annodarsi di occhi e lampada. Gli occhi del vecchio sacerdote intorpiditi e quel bisbiglio di luce tenace e tenero nel tempio. E chissà forse era proprio lui, il ragazzo, a dare piccoli racimoli di olio alla lampada del tempio. Un rincorrersi di pensieri. E mi chiedo se non possa suggerire qualcosa il fatto che Dio parta da un ragazzo, Samuele, in un clima di depravazione totale, e quel suo tenere testardamente acceso uno stoppino. Dice qualcosa ai nostri giorni in cui gli occhi corrono il rischio di rimanere pressoché indifferenti di fronte a fatti innominabili. Penso, ma è solo un simbolo, ai cofanetti regalati con pistola ai grandi della terra, un segno dei tempi, e niente più sconcerto, indignazione.

E tu a sognare ragazzi che insorgano, ragazzi della pasta di Samuele, che ascoltino anche i rumori stanchi delle notti del mondo o dei giorni che si spengono chiusi senza che ce ne accorgiamo, ragazzi che si affidino ai brividi di un solo stoppino d'olio. Ma ora proprio a proposito del ragazzo Samuele vorrei facessimo sosta su una nota del racconto che - posso sbagliarmi - è a dir poco sorprendente, fa sbrecciatura di tante nostre ataviche visioni della fede. Riascoltiamola: "Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". E senza cesure il testo continua: "In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore".

Ha dell'incredibile la notazione, in modo particolare per coloro che poco o tanto presumono di essere gli infallibili disegnatori dei percorsi che portano a Dio. Dovremmo ricordarlo: Dio viene dalle terre più diverse e la terra di Samuele sa quasi di assenza! Sembrano terre di assenza: ebbene a volte basta un piccolo seme al risveglio. Ci tocca un trasvolare, stiamo entrando in un mondo dove - è vero - apparenti assenze di fede fanno gridare a qualcuno alla perdita di Dio. Vi sorprenderà che un prete alla deriva degli anni venga a dirvi come - e non poche volte - gli tocchi stupirsi per come la fede oggi prenda strade nuove, esca dai percorsi ovvi del passato. E ora, mi tocca un volo - di mezzo ci sono mille anni -: da piena notte e spiriti incantati, parole sommesse in un tempio, a pieno giorno, spiagge e barche e colori, il mare di Galilea: "Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare".

Mi rimane la limpidezza di quell'angolo del lago dove Gesù ebbe ispirazione di darsi un seguito. Dentro il quotidiano. Ci affascina la limpidezza, anche se sarebbe ingenuo leggere la storia ignorando altre pagine. Come non ricordare che anche i giorni di Gesù furono tutt'altro che esenti da ombre. Dirà sul finire della sua vita: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente". Ma faccio ritorno al lago. E' scritto: "Passando vide…".

Sono in eccesso di immaginazione, faccio sosta sul verbo "vide", si può anche passare senza vedere: dopo tutto, cose di sempre. Mi si stanno srotolando pensieri o sono solo vaneggiamenti? Vide pescatori, disse loro: "Vi farò pescatori di uomini". E sto con pescatori e pesci Gesù la gente del lago la conosceva. Sapeva di barche e di pesci, di pescatori sollevati da tempeste di acqua e di notti di vuota fatica, ma dei pescatori sapeva altro, sapeva che, come accadeva ai pastori e alla gente dei campi, i loro occhi non erano abitati solo da sete di mercimonio, lui gli occhi dei pescatori li aveva visti brillare in un allegro brusio, come quelli del pastore che ritrova la pecora smarrita o come quelli dell'uomo del campo allo splendore della crescita del chicco di senape.

Al di là della sete di guadagno, una lucentezza che abita pesci, greggi e alberi. Chiamò i pescatori, chiese loro di farsi pescatori di uomini. In modo spudoratamente eccentrico leggo le parole di Gesù quasi fossero un invito a non perderci dietro le tante nefandezze di cui popoliamo i mari facendo il male del mondo, ma a prenderci cura delle donne e degli uomini, del colore e della vita che li abitano. La tenerezza negli occhi per ogni vivente, riprendere la rotta della solidarietà cui abbiamo preferito quella del dominio. E se fosse da riapprendere l'arte della soglia? La devozione con cui avvicinare gli altri e il mondo? Soglia o occupazione? Soglia, la parola mi è amica e l'ho rinvenuta in questi giorni in un articolo di Gennaro Matino su Repubblica e ve ne lascio a chiusura solo uno stralcio:

"Forse è questa la domanda che il nostro tempo fatica a porsi. Non quanti confini sapremo difendere, ma quante soglie avremo ancora il coraggio di attraversare. Una società che conosce soltanto confini finisce per vivere nella paura. Una società che conserva delle soglie continua a credere che l'altro non sia soltanto un rischio, ma una possibilità. È qui che la politica diventa cultura e la cultura diventa destino."

 

Lettura del primo libro di Samuele - 1Sam 3, 1-20

In quei giorni. Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: "Samuele!" ed egli rispose: "Eccomi", poi corse da Eli e gli disse: "Mi hai chiamato, eccomi!". Egli rispose: "Non ti ho chiamato, torna a dormire!". Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: "Samuele!"; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Ma quello rispose di nuovo: "Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!". In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"". Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". Allora il Signore disse a Samuele: "Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!". Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. Eli chiamò Samuele e gli disse: "Samuele, figlio mio". Rispose: "Eccomi". Disse: "Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto". Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: "È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene". Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore.

Sal 62 (63)

Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno. O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz'acqua. R Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. R Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R Quando nel mio letto di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all'ombra delle tue ali. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 3, 1-12

Fratelli, io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l'efficacia della sua potenza. Ame, che sono l'ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 4, 18-22

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

 

 


 
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