la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella settima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


23 luglio 2017



 

 

Gs 4,1-9
Sal 77
Rm 3,29-31
Lc 13,22-30

Era un momento atteso. I piedi finalmente erano sulla terra promessa, il fiume alle spalle. E c'è un indugio. Il racconto dal libro di Giosuè oggi ci ha fatto rivivere l'evento. Alle spalle la traversata, la traversata del deserto, durata quarant'anni, e non era stata certo - tutti lo sappiamo - una passeggiata: "deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua" così ne parla Mosè nel libro del Deuteronomio. I sacerdoti sono ancora nel fiume, immobili con l'arca, che aveva diviso le acque per un ingresso che porta il segno di Dio. Ebbene quell'evento non si deve scolorire. E non solo per quella generazione che ha attraversato il deserto. Non si deve scolorire nemmeno per le generazioni future. Occorre un segno, un memoriale, che lo ricordi. Mi fa emozione pensare che ll segno sia giunto fino a me, fino a noi, questa mattina. Fino a noi il segno delle dodici pietre. Sì, perché Dio comanda che dodici uomini prendano dodici pietre dal fiume: le portino e le erigano là dove pernotteranno a sera. Altre dodici pietre andranno erette nel fiume là dove sono passati. A memoria dell'evento, "memoriale per sempre". E chi scrive la storia aggiunge: "Esse si trovano là fino ad oggi". Segni, vorrei dire, che suscitano le domande. Importante: "Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, risponderete loro: Le acque del Giordano si divisero dinanzi all'arca dell'alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero". Pensate, da una superficie livellata, quella delle acque, ecco che affiorano pietre, pietre come punti di domanda. Ricordano il passaggio di Dio. Leggendo il brano del libro di Giosuè mi veniva spontaneo chiedermi dove oggi affiora qualcosa di insolito nella nostra società, qualcosa che ponga una domanda, anche su Dio. Mi sembra di estrema importanza. Per noi e per le generazioni future. Mi chiedo: i giovani oggi, per esempio, vedono qualcosa che emerge, come le dodici pietre, qualcosa di insolito che provochi una domanda? O non corriamo il rischio di un piattume generalizzato, che non può avere altro esito che quello di una sfocata indifferenza? E dove sono le pietre interroganti? Ero in questi pensieri ieri l'altro e ho sentito suonare le campane. E mi è venuto spontaneo chiedermi se oggi le campane interrogano, se fermano per un attimo la corsa, la nostra corsa per un pensiero. O non più. E dove sono o dove potrebbero essere oggi le pietre che interrogano, che creano un attimo di sospensione? Per chi oggi non frequenta più chiese e forse non apre più le pagine della Bibbia? Un segnale che rompa l'ovvietà. E penso ai luoghi che potrebbero suscitare una domanda. Forse le ragazze e i ragazzi di oggi che affollano certi concerti intravedono qualcosa che emerge da una società in qualche misura malata. Penso che una delle dodici pietre interroganti potrebbe essere, in questi giorni di estate, il creato: contemplarlo è rompere la corsa e sostare al mistero. Ma penso che pietre interroganti sono donne e uomini che con la loro vita ti lasciano una domanda: "E perché fanno così?". "E perché non fanno come tanti altri?". E perché in un mondo di insulti non li senti mai offendere? E perché in un mondo che urla, parlano sottovoce? E perché in un mondo di odio, mai una parola che incenerisca l'altro? E perché in un mondo di furbi, mai una volta che approfittino di un'occasione? E perché di fronte a uscite sguaiate, persistono a credere nell'onestà e nella forza del pensiero? E perché in un in un mondo in cui si pontifica su tutto e su tutti, hanno il coraggio di dire che non sanno? E perché in situazioni di una gravità allucinante, di sofferenze estreme li vedi provati, affaticati, ma non arresi? E potremmo continuare. Sono pietre che ti interrogano. Ti sembra di capire che nelle acque è passato Dio. Ebbene mi sembra di capire anche che, quando Gesù parla di porta stretta, e di quelli che la oltrepassano, parla di queste persone che nel quotidiano cercano di prendere la forma del vangelo, parla di quelli che, riconosciuti o no, operano per la giustizia. Peraltro penso che a nessuno di voi sia sfuggito chi sono quelli per i quali non si apre la porta. Bussano, ma restano fuori. Sono quelli che, nel comune modo di sentire, noi penseremmo essere i primi a oltrepassare la porta. Lo pensano anche loro! E invece la porta rimane chiusa, troppo stretta per loro. A loro il Signore dirà: "Non so di dove siete". "E se lo dicesse a me?": ecco la domanda. "Ma come?" rispondono "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Voi avete intuito, si rivendica il possesso di una tessera per entrare. E qual è la tessera che loro hanno fra le mani, cui fanno appello? Quella, diremmo, della frequentazione religiosa, dell'osservanza dei riti - "abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza" - o la tessera delle convocazioni di piazza - "tu hai insegnato nelle nostre piazze" -. Ripeterà: "Non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia". Allora tessera per il regno è operare la giustizia. E per questa - che sembra una porta stretta: operare la giustizia - ecco che assistiamo all'ingresso di fiumane che verranno da lontano: "Verranno da oriente e da occidente. Da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Per far ritorno all'immagine delle pietre interroganti che mi hanno sedotto nella prima lettura, dovrei ricordare a me stesso che la mia vita sarà segno del passaggio di Dio non per aver mangiato o bevuto alla presenza di Gesù o averlo fatto parlare nelle piazze, ma per aver operato la giustizia. E non dovremmo allora tutti pregare perché in qualche misura la nostra vita, la nostra povera vita, non sia scolorita nell'ovvietà, ma lasci qualche segno del Suo passaggio. E rimanga la domanda: "Ma chi te lo fa fare?".

 

 

Lettura del libro di Giosuè 4, 1-9

In quei giorni. Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il Signore disse a Giosuè: "Sceglietevi tra il popolo dodici uomini, un uomo per ciascuna tribù, e comandate loro di prendere dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti, di trasportarle e di deporle dove questa notte pernotterete". Giosuè convocò i dodici uomini che aveva designato tra gli Israeliti, un uomo per ciascuna tribù, e disse loro: "Passate davanti all'arca del Signore, vostro Dio, in mezzo al Giordano, e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, perché siano un segno in mezzo a voi. Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, risponderete loro: "Le acque del Giordano si divisero dinanzi all'arca dell'alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero. Queste pietre dovranno essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre". Gli Israeliti fecero quanto aveva comandato Giosuè, presero dodici pietre in mezzo al Giordano, come aveva detto il Signore a Giosuè, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, le trasportarono verso il luogo di pernottamento e le deposero là. Giosuè poi eresse dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza: esse si trovano là fino ad oggi.

Sal 77 (78)

® La tua legge, Signore, è luce ai nostri occhi. Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli, raccontando alla generazione futura le azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiuto. ® Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe, ha posto una legge in Israele, che ha comandato ai nostri padri di far conoscere ai loro figli, perché la conosca la generazione futura, i figli che nasceranno. ® Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli, perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio, ma custodiscano i suoi comandi. ® Fece partire come pecore il suo popolo e li condusse come greggi nel deserto. Scacciò davanti a loro le genti e sulla loro eredità gettò la sorte, facendo abitare nelle loro tende le tribù di Israele. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 29-31

Fratelli, forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede. Togliamo dunque ogni valore alla Legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la Legge.

Lettura del Vangelo secondo Luca 13, 22-30

In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". Disse loro: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi".

 

 


 
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