la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella settima Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


11 luglio 2021



 

 

Gs 10,6-15
Sal 19
Rm 8,31b-39
Gv 16,33 - 17,3

Faccio fatica - come molti di voi, immagino - ad attraversare brani come questo, tratto dal libro di Giosuè. Dove - a proposito di Amorrei in fuga - di Dio è scritto: "Il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada". I morti per mano di Dio, a confronto con i morti per mano di uomini. Anche se è vero che, in quel frangente della storia, il popolo di Israele era un popolo piccolo, nomade, senza terra, io faccio fatica a pensare a un Dio che lancia grandine come pietre.

Forse perché, a proposito di pietre, non mi risulta che Gesù di Nazaret ne abbia mai lanciate, anzi mi risulta che mise a tacere e in fuga gli uomini della legge che volevano lapidare una donna sorpresa in adulterio. Se mai fu lui a rischio di pietre, proprio all'ombra di un luogo sacro, come il tempio. E, ancor più, mi fa stupore questo attribuire a Dio, come accade nel nostro brano, direttamente a lui, un'azione di sterminio. Subito ti chiedi se non siamo noi ad attribuirgliela, ogni volta che nominiamo invano il suo nome. Ogni volta che mettiamo il suo nome su progetti di sterminio. Dovremmo allora reagire, per amore del suo nome. Come avremmo dovuto fare - ma è solo un esempio - nell'ultima guerra mondiale, quando il nome di Dio apparve inciso - dissacrazione! - sulla fibbia dei cinturoni delle SS naziste: "Dio è con noi".

Come puoi immaginare un Dio che ferma il sole e la luna, perché non abbia fine uno sterminio? Dilatare il tempo per sterminare? Quando Gesù dilatava il tempo, per guarire. Voi lo ricordate: a sera tardi, alle porte della città, ancora intento a guarire, quasi gli urgesse passione di allungare la giornata, per prendersi cura di sofferenti. Anche tu, se puoi, quando puoi, ferma il tempo, dilata le ore per la bellezza, per la cura, per l'amore. A volte, vi dicevo, possono suscitare qualche perplessità anche le Scritture. Penso che a volte si mescolino, nei testi, nostri pensieri insieme a quelli di Dio. I nostri sino a sovrapporsi. Appesantendo.

Ed è per questo che ogni volta che mi prende timore che ciò sia accaduto, mi riviene al cuore un'immagine, quella di chi opera un restauro. Una delle professioni che mi hanno più affascinato nella vita. Non so se, per grazia, è toccato anche a voi di assistere a un restauro. Ho ancora negli occhi una statua che incombeva immobile dall'alto di una chiesa, raffigurava San Carlo, unica tinta un colore, come fosse di pietra, grigia. E l'avventura di calarla: non aveva la pesantezza dei marmi, aveva la leggerezza e la poesia del legno. Non era tinta unica. C'è chi, per preservare ti imprigiona in una tunica, uguale per tutti. E' successo nella vita, è successo anche nella storia della chiesa e non siamo così sicuri che non accada anche oggi.

Ed ecco, scrostando la statua, apparire il rosso della talare, e poi il bianco di una tunica, e poi l'incarnato di un viso e di occhi. Tutto imprigionato sotto un colore che non era il suo. Accade per Dio e per l'altro, per altri. Colore unico. E allora lasciatemi dire: "Benedetti coloro che liberano l'affresco, che ha nome Dio, che ha nome Gesù, che ha nomi, i nostri". Ho trovato scritto: "Beati coloro che non coloro perché sono variegati" (Alessandro Bergonzoni). Vorrei anche dirvi che ad un'opera di ripulitura di Dio e del suo nome ci ha condotti anche questa difficile, tragica, stagione del Covid. Liberandoci da una immagine: "Io prego e Dio interviene, magicamente, come nel libro di Giosuè, quasi dando spettacolo.

Vedete, quando al cuore mi ritorna la parola "spettacolo", una voce mi ricorda che cosa, nel vangelo di Luca, viene chiamato "spettacolo", "spectaculum". Non un Dio che getta grandine, ma Gesù in un cielo livido, morto di croce, tra due ladroni. Scrive Luca. "Tutta la folla di coloro che si erano radunati a questo spettacolo e vedevano ciò che accadeva, se ne tornavano battendosi il petto". Che cosa accadeva? Non un Dio che con gesto stupefacente si libera dalla sofferenza e dalla morte. Accadevano - spettacolo! - quelle braccia allargate. Spettacolo su cui aprire gli occhi: un Dio che muore. E mi dice, ti dice: "Tu sei pensato". "Chi ci separerà dall'amore di Cristo?". La vita come essere pensati.

Vorrei concludere con parole, che sento molto mie, quelle di don Francesco Cosentino, docente di Teologia all'Università Gregoriana: "Dobbiamo" scrive "liberarci da ogni falsa immagine di Dio e guardare a Gesù, che dinanzi al dolore dell'uomo e dell'umanità, si è fatto vicino con compassione, ha pianto le nostre lacrime, si è indignato per il male, ha rialzato chi è caduto e guarito chi era ammalato. E, così, ci ha svelato un solo volto di Dio: il Dio dell'amore che ha cura di noi e vuole la nostra totale liberazione e felicità.

Dunque, diciamo senza paura: Dio non manda il male, né lo permette per fini educativi, né lo tollera. Dio non c'entra nulla con la pandemia da coronavirus. Nell'esperienza della sofferenza e della notte di certo Dio può rivelarsi in molti modi e trarre anche da lì qualcosa di buono per noi. Ma Dio combatte ogni forma di male e di sofferenza prendendola addirittura sopra di sé, come ci mostra la Croce di Gesù. Egli non ci salva dal dolore, ma lo attraversa con noi, lo illumina, lo trasforma dal di dentro, impegnandosi a liberarci e a farci risorgere, sempre. Anche se ciò gli costa la vita.

Oggi siamo dinanzi a una nuova possibilità di rinascita. La crisi di Dio può essere l'inizio di una nuova scoperta della Sua presenza, come di un Dio amico, innamorato della nostra vita, toccato nel profondo dal nostro dolore, solidale. Un Dio amico della nostra gioia. Credere dopo la pandemia significherà guarire dalle immagini anticristiane di Dio, dal Dio che castiga, che manda la sofferenza, che chiede sacrifici. Quando finisce la notte, ci apriamo alla luce di un Dio debole che ha un debole per noi.

Di un Dio innamorato che muore d'amore per noi".

 

Lettura del libro di Giosuè - Gs 10,6-15

In quei giorni. Gli uomini di Gàbaon inviarono questa richiesta a Giosuè, all'accampamento di Gàlgala: "Da' una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne". Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l'esercito e i prodi guerrieri, e il Signore gli disse: "Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te". Giosuè piombò su di loro all'improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala. Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada. Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d'Israele: "Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon". Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d'un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l'accampamento di Gàlgala.

Sal 19 (20)

Il Signore dà vittoria al suo consacrato. Ti risponda il Signore nel giorno dell'angoscia, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. Ti mandi l'aiuto dal suo santuario e dall'alto di Sion ti sostenga. R Ti conceda ciò che il tuo cuore desidera, adempia ogni tuo progetto. Esulteremo per la tua vittoria, nel nome del nostro Dio alzeremo i nostri vessilli: adempia il Signore tutte le tue richieste. R Ora so che il Signore dà vittoria al suo consacrato, gli risponde dal suo cielo santo con la forza vittoriosa della sua destra. R Chi fa affidamento sui carri, chi sui cavalli: noi invochiamo il nome del Signore, nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,31b-39

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello". Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,33 - 17,3 In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! ". Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: "Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo".

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