la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella settima Domenica dopo il Martirio
secondo il rito ambrosiano


11 ottobre 2020



 

 

Is 65,8-12
Sal 80
1Cor 9,7-12
Mt 13,3b-23

Non so se cambia. Oggi la parabola del seminatore l'abbiamo ascoltata da un libro, da un ambone, da una chiesa. Quel giorno fu all'aria aperta, profumo di mare lungo una spiaggia, da una barca, e profumo di pesce. Cambia l'aria, se l'ascolto da una barca. Quel giorno - dice il vangelo - Gesù era uscito di casa - chissà quale casa! - si era seduto in riva al mare. Ma poi la folla era una esagerazione: dovette salire su una barca. Lui in barca, la gente sulla spiaggia. La prima volta della parabola. Una barca non è mai una sede immobile. La barca oscillava. Lui cominciò a raccontare. Nemmeno le sue parole erano immobili. Non so come gli venne la parabola del seminatore. Forse per quella folla che beveva parole? Era terreno in attesa di seme. Diversamente da capi e gerarchie e gruppi religiosi che per sete di guadagno, di potere, per pregiudizio, già avevano chiuso con lui.

Parlava dalla barca, vedeva. nell'aria trasparente del lago, occhi: era come bevessero le sue parole. Bevevano anche lui. Non c'era distanza tra le parole e lui, come non c'era distanza tra la barca e il lago. Io - lo percepisco - purtroppo non ho la freschezza, di quel mattino di lago e di quegli occhi. Io indugerò un poco, come mi riesce, sulle immagini che hanno il potere di catturarmi: il seminatore, il seme, il terreno. Anche perché la spiegazione della parabola forse appartiene a Matteo e alla sua comunità. "Ecco il seminatore uscì a seminare" "Eccolo!" come a dire "guardatelo". Loro, quelli a riva, di seminatori in un campo ne avevano visti chissà quanti. Diversamente da noi. Molti di noi, no. Ed è una perdita. Perdere il gesto del seminatore e perdere i suoi occhi, gesto e occhi che potrebbero farci intravedere pensieri.

C'è come una scommessa nel pensiero del seminatore. Tu affidi, affidi alla terra e non sai. Non sai che cosa succederà. E allora se tu sei uno dei risultati certi e sicuri, devi cambiare mestiere. Certo i seminatori che Gesù aveva incontrato era gente di affidamenti. Ma io non so, forse il loro gesto non arrivava a una sfida estrema, quasi ingenua, spericolata, come quella del seminatore del vangelo. Che sembra quasi non preoccuparsi più di tanto che il seme non vada a finire anche sulla strada o tra rovi e spine. Al seminatore del vangelo brilla negli occhi una sfida di larghezza, di smisuratezza, di fiducia. Venendo a noi, vi dirò che noi, un po' tutti - io almeno - siamo un terreno un po' mosso, strano, non di una sola qualità, ma composito, terra più o meno feconda, ma anche un po' strada, anche un po' rovi.

E mi commuove il pensiero che lui, Il Signore, scommetta anche su di me e non mi lasci mancare il suo seme. A volte basta una briciola di terra e un seme buono. Già mi è capitato di dire che in tempo di pandemia ho visto con stupore ciuffi di erbe affacciarsi per esili fessure da pavimentazioni pesanti di piazze. Briciola quasi invisibile di terreno. A volte mi sento una briciola di terreno. Su cui Dio scommette, strano seminatore. La parabola dà uno sguardo su di me, ma mi chiama anche a uno sguardo sugli altri. Mi dico: "E se pensassimo che il seme buono è in tutto, in tutti? Papa Francesco nella sua recentissima enciclica "Tutti fratelli" dopo aver ricordato le dense ombre di questo nostro tempo, che non vanno ignorate, confessa il suo desiderio di "dare voce a tanti percorsi di speranza". "Dio infatti - scrive - "continua a seminare nell'umanità semi di bene. La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita".

Lo stupore per il seme custodito nell'altra, nell'altro, ti porta a un rispetto tenero. Per cui ti guardi con ogni cura dal fare qualcosa che comprometta germinazioni. Forse ha colpito anche voi, la vostra sensibilità, una immagine dolcissima che oggi abbiamo ascoltato da un passaggio del rotolo di Isaia. Che cos'è un grappolo d'uva, quel poco di succo che contiene? Risentiamo le parole: "Come quando si trova succo in un grappolo, si dice: "Non distruggetelo, perché qui c'è una benedizione", così io farò per amore dei miei servi, per non distruggere ogni cosa". Capite c'è una benedizione. In un fiato di succo. E non può non nascere allora attenzione e cura a semi e germogli. Vedo il terreno, e provo terrore, un brivido, per il passaggio incurante di passi indifferenti o prepotenti, quasi cingolati, che fanno il gelo tra le zolle, appiattendo senza cuore.

Il gelo, il gelo dei sentimenti fa la morte della vita, del seme che ha bisogno di un caldo di nascite. Al cuore mi ritorna un grumo di versi di una poesia di un'amica, Chandra Livia Candiani, che parlando di amore e altro, parlando della relazione, scrive: Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia, tra le tue mani, al caldo, quel caldo che di notte fa crescere il grano. Vorrei dire che è il caldo, il caldo di Dio e il caldo di donne e uomini, che fa crescere il grano in me, in noi. Ed è pure il caldo, il mio, il tuo, il nostro - non certo il gelo dell'indifferenza - che fa crescere il grano negli altri. Il mio piccolo caldo.

Dovremmo - penso - fare nostre le parole di José Tolentino Mendonça in una sua preghiera sul giorno che inizia, apparsa giorni fa su "Avvenire". Pregare "che, nell'istante e nella durata, sappiamo proteggere, oggi e sempre, ciò che è vivo, che è minuscolo, che è sveglio e fremente, e il suo meraviglioso lavorio. E che lo facciamo non come padroni bensì da collaboratori di un'immensità che ci supera e ingloba al tempo stesso". Avverto di aver solo spigolato nella parabola. Ma per un attimo solo vorrei ancora indugiare sulla suggestione del seminatore. Sì, seminatori più che mietitori, professione, quest'ultima, oserei dire, più ricercata,

Un biblista spagnolo, José Antonio Pagola, a commento scrive: "Nella chiesa di Gesù non abbiamo bisogno di mietitori. Il nostro compito non è quello di mietere successi, conquistare la strada, dominare la società, riempire le chiese, imporre la nostra fede religiosa. Quello che ci manca sono i seminatori: Uomini e donne, seguaci di Gesù, che dove passano seminino parole di speranza e gesti di compassione".

Il caldo che fa crescere il grano.

 

Lettura del profeta Isaia - Is 65,8-12

Dice il Signore: "Come quando si trova succo in un grappolo, si dice: "Non distruggetelo, perché qui c'è una benedizione", così io farò per amore dei miei servi, per non distruggere ogni cosa. Io farò uscire una discendenza da Giacobbe, da Giuda un erede dei miei monti. I miei eletti ne saranno i padroni e i miei servi vi abiteranno. Saron diventerà un pascolo di greggi, la valle di Acor un recinto per armenti, per il mio popolo che mi ricercherà. Ma voi, che avete abbandonato il Signore, dimentichi del mio santo monte, che preparate una tavola per Gad e riempite per Meni la coppa di vino, io vi destino alla spada; tutti vi curverete alla strage, perché ho chiamato e non avete risposto, ho parlato e non avete udito. Avete fatto ciò che è male ai miei occhi, ciò che non gradisco, l'avete scelto".

Sal 80 (81)

Il popolo di Dio ascolta la sua voce. "Ascolta, popolo mio: "Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo e non prostrarti a un dio straniero. Sono io il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto". R Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito: l'ho abbandonato alla durezza del suo cuore. Seguano pure i loro progetti! R Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia". R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 9,7-12

Fratelli, chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? Chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge? Io non dico questo da un punto di vista umano; è la Legge che dice così. Nella legge di Mosè infatti sta scritto: "Non metterai la museruola al bue che trebbia". Forse Dio si prende cura dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché "colui che ara, deve arare sperando, e colui che trebbia, trebbiare nella speranza di avere la sua parte". Se noi abbiamo seminato in voi beni spirituali, e forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali? Se altri hanno tale diritto su di voi, noi non l'abbiamo di più? Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non mettere ostacoli al Vangelo di Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 13,3b-23

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Ecco, il seminatore usci a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti". Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non e dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: "Udrete, si, ma non comprenderete, guarderete, si, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!". Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".

 

 


 
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