la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella settima Domenica di Pasqua
secondo il rito ambrosiano


28 maggio 2017



 

 

At 1,9a.12-14
Sal 132
2Cor 4,1-6
Lc 24,13-35

Perdonate, leggendo brano degli Atti e brano del vangelo, brani che hanno come autore Luca, la mente mi andava a una stanza, a quella stanza, a cui fanno ritorno i due viandanti di Emmaus, dopo aver riconosciuto Gesù nella locanda allo spezzare del pane. La stanza, in cui erano soliti riunirsi, aveva visto l'animo dei discepoli oscillare tra i sentimenti più contrastanti.

Prima avevano scartato come vaneggiamenti le parole delle donne che lo dicevano risorto, poi ecco alcuni affermare che era apparso Simone, ed ecco poi arrivare Cleopa e il suo compagno di viaggio a darne conferma. Discutono e, nel pieno delle loro discussioni, ecco entrare Gesù: quasi non credono ai loro occhi, eppure è lui a chiedere se hanno da mangiare e mangia una porzione di pesce arrostito con loro. Poi li conduce fuori dalla stanza, verso Betania e, proprio là, "alzate le mani li benedisse; mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su in cielo".

Ritornano in città ed ecco riapparire la stanza: "Salirono nella stanza al piano superiore dove erano soliti riunirsi". E che bello - pensate! - nel racconto sono ricordati i nomi: non è una riunione di anonimi, e nemmeno un convenire di soli maschi, come accadeva nelle scuole rabbiniche: c'erano alcune donne e c'era Maria, la madre di Gesù.

E non c'era uno sgabello più alto di un altro - ancora non succedeva -. Non c'erano predelle, c'era un convenire di fratelli e sorelle. Proprio quelle sorelle che i discepoli al mattino avevano giudicato poco credibili, come fossero state prese da vaneggiamenti. Leggevo e mi dicevo che anche noi abbiamo bisogno di una stanza al piano superiore. E mi dicevo: quando diciamo chiesa dovremmo pensare a questa stanza.

Quando diciamo chiesa a volte invece pensiamo a una realtà fumosa e lontana, impalpabile. No, è la stanza in cui riunirci, una stanza in cui ci si sente accolti così come siamo, con le domande che portiamo dalla storia. E non anestetizzati, facendo come se non ci portassimo dentro, incollate, implacabili, le domande dei nostri giorni.

Stanza delle domande e anche stanza della notizia buona del Signore risorto, notizia che fa scaturire energie buone nel cuore, perché viene a rassicurarci che comunque a vincere non sarà la morte. Stanza delle domande che ci spaccano il cuore e stanza delle memorie che ci sollevano, in giorni difficili da vivere e da reggere. Ritorniamo periodicamente alla stanza.

Ma poi la lasciamo: ci chiama la vita. Poi ecco ancora un bisogno di ritornare. Come questa mattina. Perché negli occhi ci portiamo ancora le immagini della settimana, le immagini di una strage brutale di ragazzini colpiti biecamente in un loro momento di entusiasmo, di festa, di vita. Negli occhi l'immagine di un papà che porta sulle spalle la sua ragazzina, e gli occhi della ragazzina come un lago di devastazione, devastazione di vita.

E a seguire - è quasi un continuo - corpi straziati di cristiani copti massacrati in Egitto e ancora bambini. E ancora corpicini di bambini ammonticchiati gli uni sugli altri, restituiti dalle acque di un naufragio. A volte ci prende come la sensazione che non ci sia più un senso, che la speranza quasi non abbia più un luogo dove abitare. Ce ne andiamo allora tristi come i due discepoli di Emmaus, dentro un sole basso. che declina, dentro una stagione bassa, che sembra declinare in umanità.

La strada dei due verso il loro villaggio era buia, ma ancor più buio il cuore. Per loro il viaggio di ritorno era una sorta di regressione: si tornava a casa: avevano sperato, il rabbi di Nazaret aveva acceso sogni, aveva dato inizio a qualcosa di nuovo sulla terra. L'avevano fermato uccidendolo, ucciso di croce. La speranza in loro ora era declinata al passato: "Noi speravamo che fosse lui…".

La strade dei due di Emmaus e le nostre strade. Dove fatichiamo ad accorgerci di segni che, lungo la via, alludono a una presenza, la presenza del Viandante, che cammina in incognito, si affianca. Ma è come se i nostri occhi fossero impediti a riconoscerlo. Dov'erano i segni? I segni lungo la strada che avrebbero dovuto aprire gli occhi dei due discepoli e oggi aprire i nostri? Li ricordo brevemente. Parzialmente.

Mi chiedo: non è già svelamento di una presenza se qualcuno, nelle ombre della notte, riconosce tristezza sul tuo viso? Non è già svelamento di una presenza se qualcuno, prima di parlare, ti chiede che cosa hai nel cuore? Non è già svelamento di una presenza se uno dilata il tuo sguardo compresso sulla morte e ti fa intuire un oltre, oltre la fatica, oltre la sofferenza, oltre la morte? E ti restituisce gli occhi alla vita, alla vita nonostante tutto? E ti fa riardere il cuore?

O non avviene uno svelamento della presenza, della presenza del Risorto, quando sei tu, come avvenne quella sera, a invitare il forestiero, lo straniero, ad entrare nella locanda? E non è forse svelamento degli svelamenti quando il Figlio di Dio si ferma e spezza, come questa mattina, il pane in mezzo a noi? E non accade forse la presenza del Risorto ogni volta che tu non ti limiti ad essere "un pane buono solo per te", ma sei "pane buono per tutti", per tutti coloro che con te vivono, che tu incontri?

Gli svelamenti sono piccole luci. Oserei dire momenti fugaci. Del forestiero, entrato nella locanda, è scritto che dopo aver spezzato il pane, proprio quando gli occhi dei due si aprirono e lo riconobbero, "sparì dalla loro vista". Eppure bastò quello - le parole lungo la strada e il pane spezzato - per rimetterli in cammino: non più una fuga dalla città, ma un rientro. La strada ancora buia, ma una luce dentro, quasi una lampada nella notte.

Il Signore la tenga accesa in noi.

 

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 9a. 12-14

In quei giorni. Mentre gli apostoli lo guardavano, il Signore Gesù fu elevato in alto. Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

Sal 132 (133)

® Dove la carità è vera, abita il Signore. Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme! ® È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull'orlo della sua veste. ® È come rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre.

® Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 4, 1-6

Fratelli, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 13-35

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?". Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: "Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Domandò loro: "Che cosa?". Gli risposero: "Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto". Disse loro: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

 


 
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