la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella settima Domenica di Pasqua
secondo il rito ambrosiano


13 maggio 2018



 

 

At 1,15-26
Sal 138
1Tm 3,14-16
Gv 17,11-19

Siamo, ancora una volta, nel cuore della preghiera di quell'ultima cena, preghiera di Gesù. Quella notte, ad alta voce. Lo sentirono pregare. Chissà come era la sua voce! Nel brano che oggi la liturgia ci ha proposto mi ha colpito innanzitutto un verbo e poi un viso in ombra, vi dirò. Il verbo è il verbo "custodire", verbo, per me, di un fascino e di una concretezza sorprendenti. Gesù prega: "Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che tu mi hai dato…". E ancora: "Quando ero con loro io li custodivo nel tuo nome…". E ancora: "Ti prego non perché tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno..".

Non abbiamo dubbi sull'esaudimento della preghiera di Gesù che chiede una custodia, la preghiera di Gesù non può non ottenere, non può andare a vuoto. Ha chiesto per noi la custodia: dunque siamo custoditi. Pensate, essere custoditi. Mani che proteggono, che sfiorano il viso, che difendono il tesoro che è in ciascuno. A custodia, a protezione. E noi siamo in questa custodia. Tenera, forte. Quella del Padre. Ci ha affidati a lui.

Ringraziamo per questo affidamento a mani, per questa custodia che non viene meno, quella di Dio. Può essere che io non sappia quando avviene o come avviene, ma avviene. Io sono custodito! Noi siamo custoditi! Ringraziamo. Ma - vorrei aggiungere - ringraziamo anche per altre custodie, per altre mani, tante, che ci hanno custodito e ci custodiscono. Donne e uomini, cui potremmo dire in sincerità: "Tu sei una custodia per me, mi sento custodito nelle tue mani, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore". Custodito.

E, a nostra volta, sentiamoci chiamati a fare nostro questo verbo bellissimo. che è di Dio, che è di Gesù: custodire. Perdonate, io mi lascio un po' incantare, ma vorrei dirvi anche che questo verbo, messo davanti a tante cose, è come se le accendesse. Custodire una casa, una lampada, un fiore, un pezzo di pane, un marciapiede, una facciata, un giardino, un albero, custodire una donna, custodire un uomo, tenere a custodia un'amica, un amico, custodire una memoria, un libro, custodire un amore, custodire il volto di Dio in noi, custodire i pensieri alti, prendere a custodia il vicino e insieme lo straniero, prendere a custodia un bambino, i sogni di un adolescente, i problemi di un adulto, il rallentamento di un vecchio, custodire il vangelo, custodire il futuro della terra.

Prova a mettere davanti a ogni cosa il verbo di Dio, il verbo di Gesù, il verbo custodire e nasceranno suggestioni Ebbene sì: vorrei custodire il tuo viso. Ogni cosa ha un viso. Custodirlo. Dall'assalto del degrado, dalle ferite dell'ingiustizia, dalla volgarità. Custodirlo. Custodire ogni cosa con parole buone, leggere come il vento, non opprimenti, incoraggianti. Sentirci custodi. Di tutto. Ricordate le parole di Caino, di una tristezza infinita: "Sono forse il custode di mio fratello?". Certo che lo sei! Custodire è il contrario di rottamare. Vedete, noi siamo discepoli di un Maestro che un giorno, dopo che di pane e pesci si erano sfamati a migliaia, disse "Raccogliete i frammenti".

Custodire è anche raccogliere i frammenti. Siamo figli di un Dio vasaio che rimodella l'argilla, anche quella caduta. In questi giorno una giovane amica mi scriveva che questa, del vasaio, era sta per lei un'immagine preziosa in questi anni: "Mi servì - scrive - per dirmi che io, che mi sentivo buttata via, avevo invece un valore come il vaso... che non ero io da buttare... che la cosa giusta non era quella... Ora quella suggestione si è trasformata in un modo di vivere. Difficile che io butti via qualcosa. Tendo a usare quello che ho, a recuperare. Ad occuparmi a dare nuova vita.

Un esempio, il cestino pranzo di scuola di mio figlio. Era tutto rotto. Anni fa mi sarebbe venuto spontaneo spendere altri 30€ e comprarlo buttando via questo. Ma ora, ogni volta che sono di fronte ad un vecchio oggetto, mi torna in mente il tuo vasaio. E allora lo guardo e penso a come occuparmene, dando valore a quello che quell'oggetto è stato per me, o dando valore in sè a quella materia. Non ho più voglia di materia nuova, non più di abiti o cose che un tempo riempivano alcuni vuoti interni. Ora mi riempie di più pensare al vasaio e occuparmi. Così con i fili di lana metto le pezze al cestino...e voglio proprio bene a questo cestino!!!". La custodia, dei frammenti. Ma ora vorrei dirvi, ma brevemente, di un viso un po' in ombra, ma nemmeno tanto, nelle letture di oggi, il viso di Giuda, "Il nostro fratello Giuda": così don Primo Mazzolari.

Io - ve lo confesso - ho avuto negli anni un problema con Giuda. Era o no custodito? E la custodia non è per sempre? L'evangelista Giovanni è sempre duro nei confronti di Giuda. Abbiamo letto: "Nessuno di loro è andato perduto tranne il figlio della perdizione?". Perduto. Per sempre? Facevo fatica ad accettarlo. Ma Gesù non è venuto per i perduti? E mi sentivo un po' eretico. Ma ecco come ne parlò lo scorso novembre, a TV 2000, papa Francesco. Disse: "Giuda è un personaggio difficile da capire, ci sono state tante interpretazioni della sua personalità. Alla fine, però, quando vede cosa ha fatto: va dai "giusti", dai sacerdoti: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Quelli gli rispondono: "Che ci riguarda? Veditela tu". Così lui se ne va con la colpa che lo soffoca.

Forse se avesse trovato la Madonna le cose sarebbero cambiate, ma il poveretto se ne va, non trova una via d'uscita e si impicca. Ma c'è una cosa che mi fa pensare che la storia di Giuda non finisca lì... Magari qualcuno penserà: "Questo Papa è un eretico...". Invece no! Andate a vedere un capitello medievale nella basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, in Borgogna. Gli uomini del Medioevo facevano la catechesi per mezzo delle sculture, delle immagini. In quel capitello, da una parte c'è Giuda impiccato, ma dall'altra c'è il Buon Pastore che se lo carica sulle spalle e lo porta via con sé. Sulle labbra del Buon Pastore c'è un accenno di sorriso, non dico ironico, ma un po' complice.

Dietro la mia scrivania tengo la fotografia di questo capitello diviso in due sezioni perché mi fa meditare" Fa meditare anche noi. Custoditi e chiamati a custodire.

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 15-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli - il numero delle persone radunate era di circa centoventi - e disse: "Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè "Campo del sangue". Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: / "La sua dimora diventi deserta / e nessuno vi abiti, / e il suo incarico lo prenda un altro". Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione". Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: "Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava". Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Sal 138 (139) ®

Signore, tu conosci tutte le mie vie. Signore, tu mi scruti e mi conosci, ti sono note tutte le mie vie. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. ® Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l'anima mia. ® Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. ® Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno. ® Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio! Se volessi contarli, sono più della sabbia. Mi risveglio e sono ancora con te. ®

Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 3, 14-16

Carissimo, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: / egli fu manifestato in carne umana / e riconosciuto giusto nello Spirito, / fu visto dagli angeli / e annunciato fra le genti, / fu creduto nel mondo / ed elevato nella gloria.

 

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17, 11-19

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità".

 

 


 
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