la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella sesta Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


4 luglio 2021



 

 

Es 3,1-15
Sal 67
1Cor 2,1-7
Mt 11,27-30

Vado per frammenti, incantandomi qua e là alle luci E, se sono piccole, non ditemi che hanno meno valore. Perché lo stile di Gesù, che rivela lo stile di Dio, è colmo di sorprese. La prima piccola luce - una sorpresa - sta, nel brano di Matteo, nei versetti cancellati dagli estensori della nostra liturgia. E ti chiedi come si possano cancellare, quando il resto del brano è nell'orizzonte di questi due versetti.

Ve li leggo: "In quel tempo Gesù disse: Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te". Vi parlavo di sorpresa: la sorpresa - voi lo sapete - è di casa nei vangeli! Gesù tutto a un tratto esce - e così si svela - in una preghiera di benedizione al Padre, preghiera di lode, di ammirazione, di gratitudine. Sorprendente perché - se ci pensate bene - la preghiera di benedizione normalmente, secondo i canoni ampiamente da noi praticati, ti viene al cuore quando nell'esistenza quotidiana, con cuore grato, riconosci un segno buono. Riconosci: riconoscenza.

Proprio l'opposto di quello che sta accadendo a Gesù: Gesù sta in qualche modo constatando il fallimento della sua missione. Sta parlando delle città del lago che, dopo segni inequivocabili, gli hanno chiuso in faccia le porte. Si guarda attorno. Chi è rimasto? Se non un piccolissimo, esiguo, striminzito numero di piccoli, in cui a brillare è il niente o il quasi niente. Un insignificante gruppo di squattrinati, che sembrano l'emblema dei senza potere, dei senza successo, dei senza cultura, dei senza futuro.. Li guarda - immaginate gli occhi - e benedice il Padre. Noi faremmo lamento, noi che esultiamo quando le piazze sono colme e plaudenti, quando abbiamo protezioni di autorità o di leggi, quando ci toccano i primi posti.

Penso all'infinita nostra lamentela. Perché i numeri - che so io - dei frequentanti la cena del Signore si sono fatti piccoli, piccolissimo gregge, poco. Ma poi d'improvviso ti attraversa un pensiero, quello dell'ultima cena. Alla fine della sua missione lui, Gesù, si trova forse con i grandi numeri? Alla fine dodici, di cui uno che lo vende, un'altro che lo rinnega e dieci a fuggire, rimarranno le donne. Ma come si fa a benedire? E non è - badate bene - una finta, perché Gesù non ha mai fatto o detto niente per finta. Il fatto è che lui non si ferma alle apparenze. Negli occhi dei cosiddetti "piccoli", rimasti ad ascoltarlo, lui legge come un brivido di entusiasmo per le cose che va raccontando, proponendo, cioè un modo altro di vedere la vita: a partire dal modo di vedere Dio, di vederlo "padre".

Negli occhi dei piccoli entusiasmo, adesione, colore, occhi colorati. Al contrario, negli occhi di quelli che contavano, ben piazzati e acculturati, leggeva il veleno dell'inimicizia, l'accusa, nei suoi confronti, di sovversione, di eresia: "Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". Sorprendeva in loro valori di sapienza del vivere, di consonanza con il regno di Dio, di passione per le cose belle, limpide, per l'umano nella sua limpidezza ritrovata, desiderio di una società rispettosa della dignità di ognuno, chiunque fosse. Lui su una pianura, alle falde del monte li aveva detti "beati": "beati voi…". E aveva detto: "guai": "Guai a voi…" agli altri.

Se da un lato riconosceva valori del Regno nei piccoli, dall'altro intuiva che avevano bisogno delle sue parole, del suo amore, di lui, per tenere accesi negli occhi i sogni, I sogni di Dio. "Tu Dio dell'orfano e della vedova, tu Dio dei frammenti, tu hai compassione del non intero. dei pezzi di pane avanzati, tu che non vuoi che si perda nessuno". Lascio il pensiero dei piccoli, invitandovi a un esercizio - l'ho chiesto anche a me - quello di riandare nel tempo - tu certamente li hai incrociati - a rintracciare visi e visi di donne e uomini in cui, sotto il velo della piccolezza e della segretezza evangelica si nascondeva - e ancora oggi si nasconde - la bellezza del Regno.

Ora mi permetto uno sconfinamento, per una sosta su due verbi che fanno un'accoppiata suggestiva intrigante, nel racconto del roveto che arde, arde e non si consuma, là, oltre il deserto, Ci troviamo in contesti di stanchezze, di oppressioni, di soffocamento. Leggo nel vangelo: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Leggo nel libro dell'Esodo: "Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono". Dio è contro. Contro le oppressioni, contro chi opprime.

Ed ecco i due verbi: "scendere" e "far salire". Ascoltate: "Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa". Navigavo per pensieri: mi ritornava il Gesù dei vangeli, "sceso" per "farci risalire". Lo spinge compassione, ma è una compassione che non ti lascia dove sei, ti fa risalire. Ho bisogno della luce di queste parole io che in questi giorni mi porto negli occhi immagini spudorate, di chi in corridoi e su scale di carceri ti piega in ginocchio, ti abbatte, ti sfregia, il disonore, la volgarità, il tradimento.

Sceso per far risalire. Perdonate l'espressione, Dio è "soddisfatto" non per i sacrifici, è soddisfatto se tu risali, ogni volta che gli riesce di farti risalire. Pregavo in questi giorni con salmi. E mi sono fermato come incantato.

Dal salmo 114:
"Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore.
ora e sempre
".

Dal salmo 17:
"Mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con il mio Dio scavalcherò le mura
".

In realtà - ultima suggestione, ma lascio a voi esplorarla - in realtà a scendere e a far risalire il popolo fu Mosè, per missione di un Dio appassionato di libertà. Come a dire che ogni volta che tu scendi e fai risalire, riaccade la storia di un Dio. Che scende e fa risalire.

 

Lettura del libro dell'Esodo - Es 3,1-15

In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe ". Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Ittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e fare uscire gli Israeliti dall'Egitto?". Rispose: "Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte". Mosè disse a Dio: "Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi". Mi diranno: "Qual è il suo nome?". E io che cosa risponderò loro?". Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". E aggiunse: "Così dirai agli Israeliti: "Io-Sono mi ha mandato a voi"". Dio disse ancora a Mosè: "Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi". Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione".

Sal 67 (68)

O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra. Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, appianate la strada a colui che cavalca le nubi: Signore è il suo nome, esultate davanti a lui. R O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, quando camminavi per il deserto, tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio, quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio di Israele. R "Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della comunità d'Israele". Verranno i grandi dall'Egitto, l'Etiopia tenderà le mani a Dio. R Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 2,1-7 Anch'io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 11, 27-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, "e troverete ristoro per la vostra vita". Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".

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