la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella sesta Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


1° luglio 2018



 

 

Es 3,1-15
Sal 67
1 Cor 2,1-7
Mt 11,27-30

Qualcuno - lo ammetto - potrebbe accusarmi di un eccesso di criticità. Ma a me sembra che, anche in questa domenica, con questo taglio delle parole del vangelo, il nostro brano sia stato ampiamente penalizzato. Con il rischio che le parole perdano luminosità e colore, impallidendo. Ebbene queste parole di Gesù che suonano, in modo limpido, come incoraggiamento e sostegno di stanchi e oppressi, appartengono a un contesto, a dir poco, paradossale.

Pensate, è come se Gesù stesse facendo un primo bilancio della sua predicazione di profeta itinerante. Quale l'esito? L'esito è che ha, in un certo senso, fallito. Ha fallito con quelli che la sanno lunga in fatto di religione. Ha fallito nelle città di una certa importanza. Corazin e Betsaida, nonostante fossero state spettatrici di segni eccezionali, non si erano convertite. Rivolge loro parole dure, nel tentativo di smuoverle. Noi concluderemmo che Gesù avrebbe tutte le ragioni per alzare un lamento. Noi al suo posto, visto gli esiti, avremmo iniziato i nostri inconsolabili piagnistei.

Ed ecco succede una cosa paradossale. Che racconta - badate bene - lo stile di Dio, lo stile di Gesù, quello che dovrebbe essere il nostro stile, qualora ci abitasse ancora il desiderio di essere veramente suoi discepoli. Pensate, a fronte di un bilancio che potremmo dire fallimentare, che cosa fa Gesù? Incredibile, ma vero, lui rende lode a Dio! Ma come? Ti hanno rifiutato! "Ti rendo lode, o Padre" esclama "perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza". E' il versetto tagliato.

Allora capite perché Gesù parla di tesori di sapienza che non sono frutto necessariamente, che so io, di lauree civili o religiose. Quello che il Padre gli ha consegnato, lui lo ha rivelato: l'hanno rifiutato sapienti e dotti. Chi gli sta davanti? Li guardava con affetto: un gruppo di povera gente, piccoli, ma con una luce negli occhi, che assicurava che la notizia buona dell'evangelo era arrivata al loro cuore. E Gesù prova orgoglio per loro, benedice il Padre per loro. Potremmo dire che questo è lo stile di Dio: nasconde i suoi messaggi nei piccoli, non giudica secondo i criteri delle nostre gerarchie mondane.

Proprio questi che non contano hanno dato fiducia a lui e lui dà lode a Dio. Scopre un disegno. E' lo stile di Dio. Non so se è il nostro stile, ho qualche dubbio: sento per lo più fare lamento sulla nequizia dei tempi, sul fallimento delle nostre strategie ecclesiastiche. Ma ci è capitato qualche volta di uscire dai nostri lamenti, guardando, come fa Gesù - lasciatemi dire - gli invisibili, persone che non fanno chiasso, non pestano i pugni, non sanno che cosa sia l'arroganza. "C'è uno stile?": mi chiederete.

Sì, c'è uno stile, forse lo abbiamo dimenticato. Uno stile che viene prima di ogni nostra dichiarazione, di ogni nostra esibizione. E' lo stile di Gesù. Che si perde a guardare i piccoli e loda Dio. E paradossalmente - non finiamo di andare per paradossi nel nostro piccolo brano - paradossalmente è lo stile delle ore o delle stagioni in cui ci prende stanchezza e affaticamento. E non potrebbe essere questo - me lo chiedo - uno stile da adottare in questa nostra stagione, in queste nostre ore che non mi sembrano esenti da stanchezze e affaticamenti? Con quale stile dunque affrontare la durezza dei giorni? Sentite: "Venite a me voi tutti" - e li guardava in faccia - "voi tutti che siete stanchi e oppressi" - e li guardava in faccia - "E io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime".

Ancora il paradosso: pensate, alla stanchezza e all'affaticamento si trova ristoro, imparando che cosa? Sembra incredibile, imparando la mitezza e l'umiltà di cuore. Andate in giro a dirlo. A dirlo oggi. A dire che questa nostra stanca stagione ha bisogno di donne e uomini miti, di donne e uomini umili di cuore. Andate in giro a dirlo. Vi prenderanno per folli. Follia del vangelo. Sì perché le facce che più appaiono, quelle più esibite sono il vuoto della mitezza e dell'umiltà di cuore.

Ma poi la domanda viene subito a me. Ma io, io, sono mite e umile di cuore? Mi osservo e mi chiedo per caso non aggiunga stanchezza a stanchezza, affaticamento a affaticamento, come succedeva alle autorità religiose del tempo. E Gesù a rivendicare il suo giogo leggero, riposante, a fronte dei macigni di cui i dotti e i sapienti caricavano le spalle della gente. E io tolgo pesi, macigni? Sì, a un patto, se sto al vangelo, a patto che il mio volto sia mite e che io sia un umile di cuore.

Ebbene mi ritorna in cuore il problema della stanchezza dell'oppressione. Stanchezza e oppressione da cui Gesù vuole liberare. In perfetta consonanza con l'immagine di Dio che ci è stata proposta dal brano dell'Esodo, che è colmo di suggestioni. Io ne raccolgo solo una: Dio non può sopportare la stanchezza di un popolo costretto ai lavori forzati, un popolo oppresso. E' scritto, ed è bellissimo: "Ecco il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono".

Pensate queste parole dentro giorni, i nostri, in cui il tentativo è quello di che non ci arrivi il grido e ci premuriamo di non vedere. I miti, gli umili di cuore ascoltano, vedono, scendono. Gli svantaggiati, loro, non se li staccano né dagli occhi né dal cuore. Pensano agli altri. "Pensa agli altri" è una poesia di Mahmoud Darwish, un poeta, nato in un piccolo villaggio della Galilea che ha cantato la lotta e le sofferenze della sua gente. Le parole profumano mitezza.

Scrive: "Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il cibo delle colombe. Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono pace. Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole. Mentre stai per tornare a casa, pensa agli altri, non dimenticare il popolo delle tende. Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso e dì "Magari fossi una candela in mezzo al buio".

Fossi una candela in mezzo al buio.

 

 

Lettura del libro dell'Esodo 3, 1-15

In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Ittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e fare uscire gli Israeliti dall'Egitto?". Rispose: "Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte". Mosè disse a Dio: "Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi". Mi diranno: "Qual è il suo nome?". E io che cosa risponderò loro?". Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". E aggiunse: "Così dirai agli Israeliti: "Io-Sono mi ha mandato a voi"". Dio disse ancora a Mosè: "Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi". Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione".

Sal 67 (68)

® O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra. Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, appianate la strada a colui che cavalca le nubi: Signore è il suo nome, esultate davanti a lui. ® O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, quando camminavi per il deserto, tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio, quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio di Israele. ® "Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della comunità d'Israele". Verranno i grandi dall'Egitto, l'Etiopia tenderà le mani a Dio. ® Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! ®

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2, 1-7

Anch'io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11, 27-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: "Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, "e troverete ristoro per la vostra vita". Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".

 

 

 


 
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