la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella sesta Domenica di Pasqua
secondo il rito ambrosiano


26 maggio 2019



 

 

At 21,40b-22,22
Sal 66
Eb 7,17-26
Gv 16,12-22

 

Perdonate se oggi vi parlerò racimolando pensieri, quasi solo accennati: Mi succede spesso. Oggi forse ancora di più. Voi li allargherete. E inizio dall'espressine "un poco" che abbiamo trovato sulle lebbra di Gesù: "Un poco e non mi vedrete più: un poco ancora e mi vedrete". E noi siamo come quei discepoli nella sala dell'ultima cena, siamo anche noi a interrogarci su quel "poco". Poco il tempo - ci chiediamo - in cui Gesù rimase nella tomba, come un chicco seminato nella terra, tre giorni e poi fu risurrezione. O poco il tempo in cui si fece visibile ai discepoli dopo la risurrezione prima dell'Ascensione che celebreremo il prossimo giovedì.

Secondo alcuni testi il poco di quaranta giorni, secondo Luca tutto avvenne in un giorno, il poco di un giorno e si separò da loro mentre era portato su in alto. E il vederlo poco - lasciatemi dire - ci fa tristezza. Come succede a noi quando alle persone, cui vogliamo bene, diciamo: "Ti vedo troppo poco". E noi oggi viviamo il tempo della sua assenza visibile. E se, a volte, ci sembra quasi di sperimentare la sua presenza, dobbiamo confessare che è per poco. Vado per sussulti. Gesù usò l'espressione "un poco" anche per dire che la sofferenza sarebbe stata per poco, un poco in confronto a quello che sarebbe accaduto dopo. Ed evocò, lui che aveva occhi di tenerezza per le donne, l'esperienza di una donna che sta per partorire. Un'immagine che gli era rimasta in cuore: "la donna, quando partorisce, è nel dolore perché è venuta la sua ora, ma quando ha dato alla luce il bambino non si ricorda più delle sofferenze per la gioia che è venuto al mondo un uomo".

Ma vorrei dire - e Gesù mi perdoni - che a volte nel dolore il poco si dilata e quanto si dilata! E se la sofferenza è un parto, quanto lungo e quanto travagliato - "Te lo dobbiamo dire, Signore" - è il parto dell'umanità! Quanta sofferenza per la nascita dell'umano, per ritornare ad essere umani. Quanto lungo e travagliato il parto. "Tu aiutaci Signore, a tenere accesa nonostante tutto la speranza, Ricordaci 'immagine della donna, l'immagine del parto". Ed ecco un altro sussulto: nei giorni dell'assenza, "verrà lui" - dice Gesù - "lo Spirito della verità. Vi guiderà a tutta la verità". E i verbi - voi lo avete notato - sono al futuro. Sono al futuro anche per noi, perché noi non siamo meglio di quei discepoli. Cui Gesù disse: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete ancora capaci di portarne il peso". Quando verrà Lui, lo Spirito della verità vi guiderò a tutta la verità… vi annuncerà le cose future".

Come a dire che noi siamo sempre in cammino. E non solo i discepoli della prima generazione. Sempre in cammino verso la verità, con spalle che non sempre ne portano il peso. E se non fosse così, se la verità fosse un monumento immobile, raggiunto una volta per sempre, che bisogno avremmo dello Spirito Santo che ci ricordi la parole di Gesù e ci annunci le cose future. Bisogna fare attenzione a non ridurre la Verità a una dottrina, chiusa una volta per sempre. In questo senso è significativo come Paolo - prima lettura - parla della sua conversione, come parli dei primi cristiani, quelli che lui in antecedenza aveva perseguitato: "io" - dice - "perseguitai a morte questa Via". Pensate che sino a pochi anni fa l'espressine veniva tradotta: "Io perseguitai a morte questa dottrina".

No, in greco "odòs" significa "via", significa "strada". I cristiani non sono quelli della dottrina, ma quelli della Via, della Via di Gesù. La dottrina è fissa, immobile; la via, la strada dice movimento. Pensate che bello: noi, addestrati dallo Spirito a capire i segni dei tempi, a intuire qualcosa del futuro. "Lui, lo Spirito" diceva Gesù " vi annuncerà le cose future". Guardiamo avanti. Penso di aver già ricordato altre volte le parole stimolanti di Danilo Dolci, sociologo, educatore, poeta, morto sul finire del secolo scorso. Scriveva: "Chi guarda avanti dieci anni pianta alberi, chi guarda avanti cento anni pianta uomini, e chi guarda avanti solo dieci minuti pianta grane".

E sulla spinta del "guardare avanti cento anni", vorrei fermarmi su una curiosità, che forse non è una solo una curiosità, che mi ha colpito leggendo il brano degli Atti degli apostoli. Paolo sta parlando, con parole commoventi, della sua conversione. Ora lo hanno arrestato, stanno per portarlo nella fortezza del governatore, lui chiede di parlare dalla gradinata alla folla inferocita dei Giudei. "Fece cenno" è scritto "con la mano al popolo; si fece un grande silenzio ed egli si rivolse loro ad alta voce in lingua ebraica. Mi colpiva quel grande silenzio: Inizio del racconto. Ma a un certo punto si lacera il silenzio, fine del silenzio! Ma quando? Sino a quel punto lo avevano ascoltato in silenzio! A quali parole di Paolo?

Avvenne quando verso la fine Paolo ricordò queste parole che Gesù gli aveva rivolte, eccole: "Ma egli mi disse: "Va', perché io ti manderò lontano, alle nazioni". Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma a questo punto alzarono la voce gridando: "Togli di mezzo costui; non deve più vivere!"". Ti manderò lontano, alle nazioni. Voi mi capite, erano chiusi nella bolla della loro dottrina e agli stranieri, ai pagani, spesso davano il dispregiativo di cani. Togli di mezzo uno che si dice chiamato a dare fiducia ai lontani, alle nazioni. Notate il plurale. Non una sola nazione, non la nazione è nostra, solo la nostra. Togliamelo di mezzo. Possiamo anche ascoltarti, ma se arrivi a questo, per noi hai finito di esistere. Ebbene mi ha fatto pensare il grande silenzio e poi il grido. Mi ha fatto pensare l'immobilismo della dottrina e la verità che invece è cammino. E' Via. "Ti manderò lontano, alle nazioni".

Mi ha fatto pensare. Posso sbagliarmi, ma penso abbia fatto pensare anche voi. Siamo dentro il problema. E l'attualità della Parola. Quando si dice che la Parola di Dio non invecchia.

 

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 21, 40b - 22, 22

In quei giorni. Paolo, in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo; si fece un grande silenzio ed egli si rivolse loro ad alta voce in lingua ebraica, dicendo: "Fratelli e padri, ascoltate ora la mia difesa davanti a voi". Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Ed egli continuò: "Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti. Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?". Io risposi: "Chi sei, o Signore?". Mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti". Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: "Che devo fare, Signore?". E il Signore mi disse: "Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia". E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco. Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: "Saulo, fratello, torna a vedere!". E in quell'istante lo vidi. Egli soggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome". Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi e vidi lui che mi diceva: "Affréttati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me". E io dissi: "Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anche io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano". Ma egli mi disse: "Va', perché io ti manderò lontano, alle nazioni"". Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma a questo punto alzarono la voce gridando: "Togli di mezzo costui; non deve più vivere!".

Sal 66 (67)

® Popoli tutti, lodate il Signore, alleluia! oppure ® Alleluia, alleluia, alleluia. Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti. ® Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. ® Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio, il nostro Dio, e lo temano tutti i confini della terra. ®

Lettera agli Ebrei 7, 17-26

Fratelli, a Cristo è resa questa testimonianza: / "Tu sei sacerdote per sempre / secondo l'ordine di Melchìsedek". Si ha così l'abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità - la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione - e si ha invece l'introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio. Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice: / "Il Signore ha giurato e non si pentirà: / tu sei sacerdote per sempre". Per questo Gesù è diventato garante di un'alleanza migliore. Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16, 12-22

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete". Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: "Che cos'è questo che ci dice: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete", e: "Io me ne vado al Padre"?". Dicevano perciò: "Che cos'è questo "un poco", di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire". Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: "State indagando tra voi perché ho detto: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete"? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia".

 

 


 
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