la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella quinta Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano


21 marzo 2021



 

 

Dt 6,4a.20-25
Sal 104
Ef 5,15-20
Gv 11,1-53

Voi mi capite, non possiamo strappare questa pagina isolando il grido di Gesù, grido ad alta voce concentrando gli occhi solo sulla figura di Lazzaro che esce dalla tomba. Il segno di vita compiuto da Gesù verrebbe snaturato in un gesto ad effetto. Sin dalle prime righe, nel racconto sentiamo profumo d'aria, ogni riga vive di quel profumo, di limpidezze, di limpidezze di sentimenti. E poiché i sentimenti, a loro volta, non sono senza casa, ma vivono in corpi, in occhi, in visi, leggevo e mi fermavo a indovinare gli occhi di Gesù, di Marta, di Maria, al parto delle parole. E siccome io potrò indugiare solo su frammenti, vorrei invitare voi a sostare sulle parole legandole agli occhi.

Vi dicevo di limpidezze di sentimenti: un pulsare di sentimenti lungo la strada, il racconto è fatto di passi su strade. Gesù raggiunto da una notizia che, già come è detta, svela un mondo di sentimenti: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato". Le parole delle sorelle, che più non ti si scoloriscono nell'anima. Quasi Lazzaro avesse un altro nome e questo fosse il suo nome: "colui che tu ami". E non c'è da aggiungere altro, altre parole. Quando si ama basta poco, basta un niente di parola. E il commento dell'evangelista: "Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro". Rimase dov'era due giorni. Non sappiamo che cosa fu a trattenerlo, ma ci è facile immaginare che subbuglio nel suo cuore e poi una fretta di passi verso Betania.

E tutto avvenne sulla strada e poi poco fuori la tomba. Leggo tenerezza di sentimenti nelle parole delle sorelle: "Se tu fossi stato qui!", nelle parole di Gesù che cerca di rassicurarle, nel pianto degli occhi di Maria, nello scoppio di pianto di Gesù. E la meraviglia della gente per quanto di bene pulsasse nel cuore per loro. Lasciatemi allora dire che forse il primo miracolo è questo, e che il primo ritorno alla vita è quello delle due amiche, distrutte dalla tristezza. Sono loro le prime a tornare in vita: a farle tornare in vita l'amicizia di quel Rabbi, che di frequente era ospite in casa loro, l'amicizia. Marta e Maria sono risorte prima del fratello al battere del cuore del loro amico. E non è forse vero che a farti rivivere, risuscitare, è a volte la percezione di un cuore che batte per te.

Se un cuore batte per te, ti senti rivivere. Penso a come per troppo tempo nella chiesa sia stato ignorato, persino sospettato questo mondo dei sentimenti. Chi ci ha parlato dell'amicizia, chi della passione, quando l'educazione era a essere sorvegliati, compassati? E non fu una sorpresa, benedetta sorpresa, quella di un papa di nome Francesco che sdoganava la parola tenerezza, invitando a non aver paura della tenerezza? Parla di amicizia, un'amicizia da coltivare. In ogni campo. E non fu sorpresa per tanti di noi recensire quante volte nell'ultima sua enciclica "Fratelli tutti" dia spazio alla parola amicizia, parlando per pagine e pagine di "amicizia sociale"?

"Amicizia" parola, diciamocelo, finora esclusa o ignorata quando a tema è l'impegno sociale, l'impegno politico. Leggo: "L'amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un'unione che inclina sempre più verso l'altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L'amore all'altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l'amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti" (n 94). Il ritorno alla vita accade per il battere del cuore. Il ricordo mi va a due versi incandescenti di Wislawa Szymborska:
"Ascolta come mi batte forte il tuo cuore".

Quanti sono i ritorni alla vita per battere di cuore? E tu me ne puoi raccontare qualcuno? Il secondo frammento del racconto su cui indugiare sta dopo l'uscita di Lazzaro, per gran voce, dal sepolcro. Ecco il frammento: "Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: "Liberatelo e lasciatelo andare"". Forse è discutibile l'interpretazione. Ho letto le parole di Gesù quasi come un invito a collaborare. Forse che non avrebbe potuto far uscire dalla grotta Lazzaro, sciolto e sbendato? Far ritornare alla vita tocca a Gesù. Anche se qualche volta, in forma minore, ci capita di dire a una donna o a un uomo: "Tu mi hai fatto rivivere".

E' un'espressione bellissima che ci aiuta a capire la bellezza di quando la usiamo con Gesù e gli diciamo: "Tu mi hai fatto rivivere! In assoluto, su tutti". Lazzaro è vivo per voce di Gesù. Ma forse non basta essere in vita, se poi bende e sudari ci trattengono e tolgono l'aria. E quante sono le cose che ci tolgono respiro, ci soffocano la voglia di vivere, di andare? Può accadere anche a un certo tipo di educazione. Quando invece la parola "educare", "educere", avrebbe significato di "condurre fuori". Oggi - vi confesso - mi è venuto un desiderio, quello di ringraziare Dio per donne e uomini che mi hanno condotto, per grazia, all'aria aperta, fuori da restrizioni di mente, di cuore, di anima. Cetamente anche voi avete conosciute queste presenze.

Ringraziamo insieme: ci hanno liberato, sciolti, sbendati. Tocca anche a noi. E' come se la parola di Gesù oggi sfiorasse la nostra pelle: "Liberatelo e lasciatelo andare". Quante cose legano mani e piedi, quanti sudari soffocano bellezza di visi! E se chiedessimo oggi, in queets eucaristia, a Gesù l'arte di cui ci ha fatti responsabili, quella di liberare e di sciogliere? Di non trattenere, di lasciare andare. Fino all'ultimo "lasciare andare". Sì, l'ultimo. Mi prende commozione. Come mi arrivasse un canto, che mi capitava spesso di ascoltare anni e anni fa, quando uno dei nostri amici - spesso erano ragazzi che scalavano - moriva in montagna. Il canto era accorato: "Dio del cielo, Signore delle cime… lascialo andare per le tue montagne".

Non sarà che abbiamo ristretto e immobilizzato anche il paradiso? Liberare, lasciare andare. Tocca a noi.

 

Lettura del libro del Deuteronomio Dt 6, 4a. 20-25

In quei giorni. Mosè disse: "Ascolta, Israele: Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: "Che cosa significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore, nostro Dio, vi ha dato?", tu risponderai a tuo figlio: "Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nella terra che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore, nostro Dio, così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore, nostro Dio, come ci ha ordinato"".

Sal 104 (105)

Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia. A lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie. Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore. R Israele venne in Egitto, Giacobbe emigrò nel paese di Cam. Ma Dio rese molto fecondo il suo popolo, lo rese più forte dei suoi oppressori. R Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza, i suoi eletti con canti di gioia, perché osservassero i suoi decreti e custodissero le sue leggi. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 5,15-20

Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 11,1-53

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato". All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato". Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui". Disse queste cose e poi soggiunse loro: "Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo". Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se si è addormentato, si salverà". Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!". Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". Gesù le disse: "Tuo fratello risorgerà". Gli rispose Marta: "So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno". Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?". Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: "Il Maestro è qui e ti chiama". Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: "Dove lo avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Guarda come lo amava!". Ma alcuni di loro dissero: "Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?". Allora Gesù, ancora u€na volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni". Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?". Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". Detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: "Liberàtelo e lasciàtelo andare". Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: "Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione". Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: "Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!". Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

 

 


 
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