la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella quinta Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


9 luglio 2017



 

 

Gen 11,31.32b-12,5b
Sal 104
Eb 11,1-2.8-16b
Lc 9,57-62

Cammino e strade. Sembrano immagini dominanti nelle letture di questa domenica "Mentre camminavano per la strada... ": così inizia il nostro brano. Ma quale strada? Dove erano diretti? Il vangelo ha appena finito di dirlo pochi versetti prima. Si apre, nel vangelo, la sezione del cammino, della salita, a Gerusalemme. E Luca scrive: "Mentre si stavano compiendo i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme" (9,51).

Inizia, nel vangelo di Luca, la salita verso Gerusalemme, salita in tutti i sensi. Elevato in alto di croce. E poi di cielo. nella sua ascensione. "Mentre camminavano per la strada…". Sembra di sorprendere in questa espressione la figura dei discepoli, quasi una definizione di chi sono i cristiani: sono quelli che camminano nella via aperta da Gesù. Ho ripetuto spesso, fino all'ossessione, che nel libro degli Atti i cristiani sono chiamati, non come una volta si traduceva erroneamente "quelli della dottrina", ma, stando al testo greco, "quelli della strada". Si tratta di cammino e di strada: "mentre camminavano per la strada…".

Anche per questo le domande che mi si affacciano subito alla mente non possono essere che queste: "E io cammino o sono fermo?" "E qual è la strada che sto seguendo?". Vorrei subito dire che il nostro non è un camminare vago, non siamo vaganti, anche se qualche volta purtroppo ci capita di esserlo. Camminiamo dietro Gesù. Pensate che benedizione, c'è un apripista! O, se volete, per stare all'immagine dell' "essere elevato in alto", c'è un capocordata.

Che benedizione! Ci si sente in sicurezza. E poi in parete vedi dove lui ha trovato gli appigli, dove ha scorto fessure: ha lasciato segni. Come quando vai per montagne e per un attimo ti chiedi se la via che stai seguendo è quella giusta e di lì a un poco ti rassicura un sasso, segnato da colore. Il vangelo e i sassi segnati da colore. E ancora vorrei aggiungere: il verbo è al plurale: "mentre camminavano per la strada…".

Vorrei dirvi: quale grazia che l'essere cristiani non sia un fatto di isolati e ognuno se ne va solo per la strada! Quale grazia sentirci parte e partecipi di un cammino comune. E tu senti di essere stato aiutato e senti di avere, pur con tutti i tuoi limiti, aiutato. Voi lo sapete, non sto pensando a chissà quali cose, ma a gesti anche piccoli, quotidiani, incontri senza fanfare, voci senza enfasi, sguardi, sì a volte solo sguardi. Che ti hanno dato spinta di forza al cammino.

Parole e gesti che ti hanno salvato dall'arrenderti. Che benedizione che il nostro sia un andare come in una carovana. E benedetta la carovana, pur con tutti i suoi limiti, le sue opacità: da un lato è rifugio, dall'altro è stimolo ad andare, a camminare, a scoprire i sassi colorati del vangelo. Luca racconta che lungo la strada Gesù incontrò uno, e poi un altro, e poi ancora un terzo, che in qualche modo volevano seguirlo.

Forse l'evangelista vuole radunare qui all'inizio della salita a Gerusalemme alcune tipologie di discepoli, tipologie che riguardano i discepoli di tutti i tempi. Il primo sembra preso da entusiasmo: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù lo mette in guardia. Mette in guardia dagli entusiasmi facili e dalle proclamazioni che non costano nulla. Seguirlo non è imbucarsi in tane sicure o in nidi protetti, come fanno volpi e uccelli: Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Seguirlo non è una passeggiata, non ti può spingere il sogno di una vita tranquilla, non hai né garanzie né protezioni speciali.

Speciale è l'andare! E non puoi mettere condizioni: "permettimi di andare prima a seppellire mio padre". "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annuncia il regno di Dio". Qui c'è qualcosa da capire, perché sembra scandaloso l'invito. Soprattutto se si pensa che il "seppellire i genitori", nella tradizione ebraica, veniva prima di ogni altro precetto. Non è un invito a cancellare affetti o sentimenti, un invito a diventare, per male inteso spiritualismo, donne e uomini anafettivi.

E' solo un richiamo alla vigilanza: perché anche la famiglia, sbandierata come un ideale, può diventare tana, luogo dove i legami - perdonate il bisticcio delle parole - possono diventare "legami" - ti legano! - e le relazioni non respirano libertà. Tana può diventare anche "congedarsi da quelli di casa". In che senso? Nel senso del "volgersi indietro": "mettere mano all'aratro e volgersi indietro". Voi mi capite: la tradizione ridotta a una casa senza porte e senza finestre, senza futuro.

Luoghi mummificati, dove non si hanno né occhi né cuore per ciò che sta accadendo. Sì, forse, a ben vedere, le tre tipologie del "discepolo sbagliato" hanno un denominatore comune che è la "tana", "rintanarsi" che è il contrario del cammino e della strada. Ricordate: "mentre camminavano per la strada…". "Che cosa sottende questo andare? Da dove nasce la sequela? Penso, da un atto di fiducia, dalla fede. Fede come atto di fiducia. Dai credito a Lui e gli cammini dietro. Fede è camminare.

Ma - lasciatemi dire - è camminare, dando fiducia a Gesù non nei teoremi, ma nelle nostre strade, nelle nostre case, nella concretezza del vivere, nei modi di pensare, di pensare noi stessi e il mondo, nel modo con cui tu guardi un figlio tuo o un figlio di un altro, uno del tuo paese o uno di un paese altro, nel modo di guardare ciò che hai e ciò che l'altro non ha. E' lì che senti la voce che un giorno disse ad Abramo - oggi ci è stata raccontata - : "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, e dalla casa di tuo padre verso la terra che io ti mostrerò". Abramo partì: sua moglie sterile e lui aveva settantacinque anni. Partì. Con un atto di fiducia, uomo di cammini.

Ha ascoltato la voce di Dio, si mise in cammino. Per questo - è scritto - in lui "furono benedette tutte le famiglie della terra". Se sei uomo o donna di cammini, diventi una benedizione. Se, al contrario, sono uomo o donna della tana, non sono una benedizione per nessuno. Neanche per me. Ad Abramo è detto: "vattene". Ebbene qualcuno fa notare che in ebraico questa espressione significa anche "va' per te". Quasi Dio dicesse: "l'andartene sarà il tuo bene". Forse anche questo dovremmo ricordare: che dare fiducia al Dio dei cammini sarà anche il nostro bene!

 

Lettura del libro della Genesi 11, 31. 32b - 12, 5b

In quei giorni. Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. Terach morì a Carran. / Il Signore disse ad Abram: / "Vattene dalla tua terra, / dalla tua parentela / e dalla casa di tuo padre, / verso la terra che io ti indicherò. / Farò di te una grande nazione / e ti benedirò, / renderò grande il tuo nome / e possa tu essere una benedizione. / Benedirò coloro che ti benediranno / e coloro che ti malediranno maledirò, / e in te si diranno benedette / tutte le famiglie della terra". Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan.

Sal 104 (105)

® Cercate sempre il volto del Signore. Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca, voi, stirpe di Abramo, suo servo, figli di Giacobbe, suo eletto. ® È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi. Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, dell'alleanza stabilita con Abramo e del suo giuramento a Isacco. ® "Ti darò il paese di Canaan come parte della vostra eredità". Quando erano in piccolo numero, pochi e stranieri in quel luogo, non permise che alcuno li opprimesse e castigò i re per causa loro.

® Lettera agli Ebrei 11, 1-2. 8-16b

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

Lettura del Vangelo secondo Luca 9, 57-62

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". E Gesù gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". A un altro disse: "Seguimi". E costui rispose: "Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre". Gli replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio". Un altro disse: "Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia". Ma Gesù gli rispose: "Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio".

 

 

 

 

 


 
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