la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella quinta Domenica dopo il martirio di S. G.B.
secondo il rito ambrosiano


30 settembre 2018



 

 

Dt 6,1-9
Sal 118
Rm 13,8-14a
Lc 10,25-37

 

Perdonate se andrò un po' divagando sui testi. Per altro bellissimi. Colmi di immagini. E vorrei iniziare dalle immagini. Sono le immagini, più che le formule, ad accendermi la mente e il cuore. Ad accendermi anche la vita. Un'immagine mi è rimasta negli occhi ascoltando le parole del libro del Deuteronomio. Dopo quarant'anni di deserto, gli israeliti stanno per entrare nelle terra promessa. Una terra, in qualche misura, da sogno. Ma la terra va abitata, con fedeltà al Dio liberatore: ed ecco che Mosè ricorda leggi e precetti che dovranno illuminare i passi per custodire gelosamente il dono della riconquistata libertà.

A colpirmi nel brano era l'ampiezza dell'invito a non scordare leggi e precetti, l'invito a raccontare: "Ti stiano fissi nel cuore, li ripeterai ai figli". E diventino - diceva Mosè - racconto, non solo in casa, ma anche "quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai". Fino a scriverli sugli stipiti delle case, sulle porte. Penso che ad alcuni di noi sarà capitato di notare sugli stipiti esterni di un appartamento di ebrei la mezuza, una piccola custodia che contiene due testi del Deuteronomio; e il primo è quello che oggi abbiamo ascoltato. Quasi come un invito a mettere in alto, a mettere in evidenza.

Come si scrive su un lavagnetta per non dimenticare. Leggevo e mi dicevo: "Forse ci sono anche pareti dell'anima, forse ci sono anche piccole lavagne del cuore". Mi piace l'immagine. Mi sono anche detto che nella piccola custodia non potevano certo essere ospitate tutte le leggi e tutti i precetti. Era immaginabile che lungo i tempi sarebbe sorto il problema di che cosa fosse, alla fin fine, la cosa più importante.

Al tempo di Gesù le scuole rabbiniche ne discutevano a non finire. Il dottore della legge ce lo dimostra. Anche se l'intento dell'interlocutore era tutt'altro che limpido, dobbiamo confessare che la sua era una domanda che circolava negli ambienti rabbinici del tempo: "Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? E Gesù, a proposito della cosa più importante, mette il sigillo su due testi della Bibbia che il dottore della legge ha perfettamente identificato: "Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il tuo prossimo come te stesso".

La domanda era sul che cosa fare. "Fa' questo e vivrai". Io penso che il dottore della legge, chiedendo "E chi è il mio prossimo", non immaginasse quali sconfinamenti di pensieri avrebbe portato quella domanda. Perché la parabola, che nel nostro uso comune passa come la parabola del buon samaritano, se la leggiamo con attenzione è una parabola rivoluzionaria. Sì, innanzitutto perché, mentre il dottore della legge, riandando alle Scritture, aveva citato in successione l'amore di Dio e poi quello del prossimo, nella parabola, che insegna che cosa si debba fare, in un certo senso scompare Dio. E appare un uomo.

E' intrigante questa scomparsa. E' scomparso Dio nella parabola o si è nascosto? Mi sono detto che si è nascosto, quasi Gesù volesse fare un tutt'uno di Dio e dell'uomo, senza separazioni, senza divisioni. Quasi volesse - ed è palese nella parabola - mettere sotto accusa un amore di Dio che non sia indissolubilmente sposato all'amore dell'umanità, all'amore di una donna, di un uomo. L'uomo nella parabola non ha nome, o, se volete, ha tutti i nomi, i nomi di tutti coloro che nella vita sono stati lasciati per terra, di tutti coloro che nella vita si sono imbattuti nei predoni, di tutti coloro che nella vita vengono depredati, derubati di qualcosa: o del cibo, o del lavoro, o di una casa, o degli affetti o dei sogni. Derubati della loro dignità. Fanno tutt'uno con Dio.

Per insegnare questo, per metterci in guardia da una religiosità che dice Dio e non si ferma davanti a chi soffre, Gesù, con piglio quasi anticlericale, inventa il sacerdote e il levita della parabola. Che vedono e passano oltre. Vedono. La parabola annota puntualmente: "Per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre". Voi mi capite, vedere vediamo! Ma quante volte passiamo oltre? E quel malcapitato - sto immaginando - sente rumore di passi, gli passa nell'anima un brivido di speranza, ma poi i passi si allontanano.

Scrive Rosanna Virgili: "Sono tutte e due addetti alle cose sacre: toccano le cose di Dio nel tempio, ma non toccano la creatura di Dio che è sulla strada per non contaminarsi". Poi l'uomo sente altri passi, i passi rallentano: a fermarsi è un samaritano, uno di quelli considerati di spuria religione, uno di quelli che negli ambienti religiosi raffinati venivano guardati con disprezzo dall'alto in basso. Pensate, Gesù è Implacabile nella sua invenzione dei personaggi: "Si ferma" dice "un samaritano". Anche a lui, per disprezzo, avevano dato - e non una volta sola - il titolo di "samaritano". Si ferma il samaritano. Di lui è scritto: "Vide e ne ebbe compassione". Ne ebbe compassione.

E il verbo è di quelli che nell'etimologia dicono "stringimento di viscere". Gli si fece vicino. E diventa lui prossimo, prossimo a quell'abbandonato. La differenza - voi mi capite - la fa la compassione: "Vide e passò oltre… vide e passò oltre… vide e ne ebbe compassione". Voi mi capite, dipende da come si guarda: se il metro è quello di una legalità astratta, una purezza rituale, che ti impone di non toccare, o se, invece, è la compassione. Che ti fa andare vicino sino a toccare. Sono bellissimi i verbi del samaritano - lascio a voi rileggerli -. Ma tutto nasce da quello sguardo.

E infatti a Gesù che chiede chi è stato veramente prossimo, il dottore della legge risponde - traduco letteralmente -: "Chi ha fatto misericordia". La cosa da fare? La misericordia... Tutto il nostro brano è giocato sul verbo "fare". Che cosa fare? Che cosa scriviamo sugli stipiti delle porte, sulle pareti dell'anima? Che cosa fare? Alla fine Gesù ci dice che da fare è la misericordia, lasciarsi prendere dalla compassione. Mi è venuta una idea strana.

Mi dicevo: "E se sulle pareti - sulle pareti di ogni genere - come richiamo alla cosa da ricordare, disegnassimo un nome e un'immagine, quella del samaritano? E se alle generazioni future, aborrendo ogni clericalismo, raccontassimo la storia del samaritano? Così come il cuore l'aveva suggerita a Gesù?

 

 

Lettura del libro del Deuteronomio 6, 1-9

In quei giorni. Mosè disse: "Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore, vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso; perché tu tema il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte".

Sal 118 (119)

® Beato chi cammina nella legge del Signore. Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. ® Non commette certo ingiustizie e cammina nelle sue vie. Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. ® Non dovrò allora vergognarmi, se avrò considerato tutti i tuoi comandi. Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi. Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai. ®

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 8-14a

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge. Infatti: "Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai", e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità. E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Lettura del Vangelo secondo Luca 10, 25-37

In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?". Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?". Costui rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso". Gli disse: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai". Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è mio prossimo?". Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?". Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' così".

 

 


 
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