la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella quinta Domenica dopo il Martirio
secondo il rito ambrosiano


27 settembre 2020



 

 

Dt 6,4-12
Sal 17
Gal 5,1-14
Mt 22,34-40

A volte si sentono emozioni, quasi sussulti e dici: "Che bello!". Leggevo i testi di questa domenica e mi dicevo: "Che bello!". Sì, perché sentivo l'invito: "Amerai… amerai…". E quasi a commuovermi era il pensiero che la fede ebraico-cristiana fosse tutta in questo verbo bellissimo. E che la mia fede sia in questo verbo: "amerai, amerai". E al futuro, anche a novant'anni o quasi, "amerai". E dovrei dirlo con una faccia felice.

Chiamato ad amare. Che poi è il verbo che fa una vita. Perché senza amore che vita sarebbe? Chiamati ad essere degli "amanti". E che io possa avere la faccia di uno che ama, perché l'amore prende anima e corpo. E mai la faccia di uno dal viso immobile, un viso contratto, che si guarda accuratamente da empatia, da passione, da tenerezze. "Amerai" e sentire che la mia vita, il mio futuro, è in questo verbo. E non in precettistiche e codificazioni pignolesche, meschine. E ognuno di noi sognarsi come una, come uno, che ama. Guardala, guardalo.

Bellissimo, il bello della mia fede, che sconfina anche in coloro che, pur non riconoscendosi, sono donne e uomini che amano. Guardali in faccia. Qualcuno, sentendomi esprimere così, potrebbe forse pensare a un eccesso di esaltazione, pensare che sono un po' fuori, ma un po' fuori sono sempre forse stato. Ma poi verrebbe da dire: "Ma se non c'è niente che mi innamora, che cristiano sono, che prete sono? Amerai. Non vorrei scandalizzare, ma qualcuno di voi certamente ricorda che Gesù il verbo "amare" lo usò scandalizzando per la donna entrata nella casa del fariseo: Lei a profumarlo sotto gli occhi dei difensori delle legge e lui che dice: "Ha molto amato".

Ritorna il verbo. E che cosa potrei augurarmi per il giorno dell'incontro, io che di peccati potrei contarne molti, se non che lui potesse dire: "Ha tanto amato"? No, "tanto", no! Ma, " ha amato". E' vero anche - e lo devo confessare - che accanto al senso di gioia per una fede ricondotta all'amare, si accompagna - senza però coprire la gioia - un senso di tristezza per una educazione alla fede dove nella sfera dell'etica era prevalente tutt'altro. L'amare non cancellato totalmente, ma impallidito, come cosa privata di sentimenti e di passione, parola senza storia, mentre l'amore o nasce da una storia o che amore è? Non si amano fantasmi. Anche Dio, invisibile, ma in una storia, potrei forse amarlo se fosse un fantasma?

E potrei forse amare una donna o un uomo riducendoli a nomi e fantasmi? Ecco perché nel libro del Deuteronomio l'"amerai" è preceduto dalla memoria di una storia: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze…". Non ritroviamo questo inizio del comandamento nella redazione di Matteo, ma lo ritroviamo preciso nelle parole di Gesù riferite da Marco nel suo vangelo, dove, alla domanda del fariseo sul primo comandamento, Gesù risponde: "Il primo comandamento è: Ascolta, Israele, il Signore è nostro Dio, è l'unico Signore" (Mc 12, 29-30) . Ricorda la storia e amerai.

Ricorda. Ci sono segni, rileggi la storia, non sei stato tu. Sono parole di una bellezza struggente: sulle labbra di Mosè, cui sarà negato l'ingresso nella terra promessa, parole per il popolo che entrerà: "Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile".

Non so se a voi capita qualche volta - a me capita spesso - la sensazione di non essere stato io: come mi è venuto quell'intuizione, quel moto del cuore, quel gesto? Non sono stato io, o forse anch'io, ma non solo, con un Altro. E allora come non amare, e non finire mai di amare? Amerai… E' che a volte ci si dimentica. A me capita. Non so se a voi. E allora mi ritornano le parole, colme di poesia, di Mosè, che invita a scrivere la storia sulle pareti di casa, certo su quelle dell'anima o a farne pendaglio sulla fronte, come a dire che siano luce nei tuoi occhi, luce per le scelte quotidiane.

E se alla fine scrivessimo: "Amerai, amerai", su qualche parete di casa, o dell'anima? Per non scordare, quando esco di casa e quando ritorno: ho amato? Ho visto camere di ragazzi, colme le pareti di foto e di testi a loro cari. Nel brano del Deuteronomio c'è un invito non solo a ricordare, ma anche a passare ai figli la parola che è in assoluto la prima: "Amerai, amerai". A volte penso che, una parola come questa, i nostri figli la scriverebbero sulle pareti della loro camera o del loro cuore, una parola che trascina anche loro: "Amerai, amerai". Con la concretezza che loro danno alla parola "amare".

La concretezza che dà Gesù, quando lega primo e secondo comandamento. Come a dire che la carne di Dio oggi da amare è quella dell'altro. Un richiamo alla concretezza che ho ritrovato nella parole del card. Martini in "Conversazioni notturne a Gerusalemme". Alla domanda: "Qual è la più importante regola di condotta che Gesù ci insegna nei rapporti umani?" risponde: "La più importante è: ama il prossimo tuo, amerai il prossimo tuo come te stesso. Oppure, come recita l'originale ebraico: amerai il prossimo tuo perché egli è come te.

Se sono consapevole che l'altro è fatto della mia stessa pasta, che ha gli stessi pregi e difetti che ho io, questa vicinanza dà anche la forza di volergli bene. Se mi sento separato dall'altro e penso che lui sia cattivo e io buono, che lui sia debole e io forte, allora non gli vorrò bene. Se so che siamo tutti nella stessa barca, questo pensiero susciterà in me compassione e e amore. Amerai il prossimo tuo perché egli è come te, dice Gesù.

Gesù cita le Sacre Scritture, il nostro Antico Testamento, dicendo: dobbiamo proteggere i deboli, dobbiamo perdonare i colpevoli. Dobbiamo imparare a risolvere conflitti, a eliminare l'ostilità, a mettere pace. Questo modo attivo di amare è la principale regola di condotta che Gesù dà agli esseri umani. Significa anche non fermarsi qui, non dire mai: noi siamo a posto e non abbiamo più nulla da aggiungere".

Io so che ho molto da aggiungere, per me il verbo è al futuro: "Amerai".

 

Lettura del libro del Deuteronomio - Dt 6, 4-12

In quei giorni. Mosè disse: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile".

Sal 17 (18)

Amo il Signore e ascolto la sua parola. Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. R Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. R Per questo, Signore, ti loderò tra le genti e canterò inni al tuo nome. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 5,1-14

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia. Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità. Correvate così bene! Chi vi ha tagliato la strada, voi che non obbedite più alla verità? Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama! Un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta. Io sono fiducioso per voi, nel Signore, che non penserete diversamente; ma chi vi turba subirà la condanna, chiunque egli sia. Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della croce. Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-40

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". Gli rispose: ""Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti".

 

 


 
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