la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella quinta Domenica di Quaresima

secondo il rito ambrosiano


29 febbraio 2020



 

 

Es 14,15-31
Sal 105
Ef 2,4-10
Gv 11,1-53

So piangere? Mi chiedo - ma nel silenzio - se so ancora piangere. Oggi che le storie sono di vita e di morte, ancora una volta mi viene riproposta una storia di vita e di morte nel racconto di Lazzaro. Negli occhi mi rimane, oggi più di ieri una immagine, quello del mio Signore che piange! E fissandolo da vicino, vedendolo piangere, piangere al singhiozzo di un'amica, mi interrogo sui miei occhi. Mi inquieta la domanda: "Non mi si saranno asciugati, per indifferenza o per cattiva religione gli occhi?". E non dirmi - non me lo dire, ti prego - che piangeva tanto per dire, perché tanto di lì a poco lo avrebbe strappato con un grido al buio di una tomba. Lascia che io non cancelli questa aporia.

A qualcuno potrebbe sembrare strano che il pensiero di una futura sconfitta della morte, il pensiero della risurrezione, possa accompagnarsi oggi ad un irrefrenabile pianto: non dovrebbe frenarti dal piangere? Ebbene di Gesù è detto che, fremente nello spirito e commosso, scoppiò in pianto. Voi mi capite, perché oggi è la ferita, oggi porto lo strazio. Lascia dunque che io tenga negli occhi in questi giorni tutto il racconto del vangelo, senza scivolare velocemente, disinvoltamente, alle ultime battute, a quella voce che vorremmo sentire anche oggi: "Vieni fuori!". Un grido - impressiona, è scritto: "gridò forte" - un grido che vorrei sentire oggi in quest'aria sospesa. E noi a contare morti, i numeri dei morti,, un plurale anonimo, mentre dietro c'è un volto e un altro e un altro ancora, volti e non numeri. E noi a pregare che si chiuda, per amore di volti, il numero.

Ti confesso che in questi giorni, in cui fin l'aria si è fatta come sospesa, vorrei tenere nel cuore e sulle labbra le parole delle amiche di Gesù - amiche, pensate!... e anche Lazzaro un amico, questa è anche storia di amicizia - le parole di Marta e di Maria, domande che inquietano Dio, Dio di cui accusano un ritardo, il ritardo di Dio, il ritardo di Gesù: "Perché non eri qui? Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto". Un rimprovero che sorprendentemente ritroviamo pari pari, stesse parole, sulle labbra delle due sorelle, quasi a dire che questa è una domanda universale, quella del ritardo di Dio: "Perché sei arrivato in ritardo? Perché, Signore non eri qui?".

Non è forse questa la domanda, non sono queste le parole, miste a pianto, che ci ritroviamo in questi giorni sulle labbra, mentre gli occhi, i nostri, lentamente ripercorrono immagini di corpi nudi e nemmeno la pietà di un abito che ti riconosca dignità, che ti riconosca un debito di riconoscenza. Un piangere silenzioso. E la domanda, la domanda di tutti, credenti e non credenti, di chi di anni ne ha forse novanta o di chi di anni ne ha otto, una miseria di anni, ma già carica di dolore, la domanda di oggi, che è, in misure diverse, quella di Ieri. Perdonate il ricordo personale. Sono passati cinquant'anni e ancora ricordo, come li vedessi oggi, gli occhi di Monica, una bambina, il suo chiedersi di Dio, il giorno in cui, sgomenta nella sua piccola anima per la morte di Nadia, sua madre, inquietava il cielo con il suo perché. Fu un giorno per me di passaggio, decisivo passaggio, del passaggio dal Dio dei "miracoli facili" al Dio che "singhiozza con te".

Vedendo Monica, la più piccola dei bambini di Nadia, piangere, mi venne questa preghiera:

Forse sogno
o anche tu piangi
di nascosto, o Signore,
sul piccolo fragile volto
di una bimba
che inquieta
l'infinito
silenzio del cielo?
O forse già nel segreto
le vai sussurrando
"Tua madre risorgerà".
Se tace il singhiozzo,
come un giorno a Betania,
poco fuori la casa
è perché anche tu piangi,
Signore.

Se Dio piange, se il suo cuore si gonfia più del mio, io allora posso confidare in parole che vanno oltre. Ma il racconto delle sorelle, accanto al fratello, tenere, sino al suo morire, mi apre a un pensiero, condiviso da molti in questi giorni, il morire in solitudine, quasi il contrassegno del morire per coronavirus. Mi si è riaffacciato, anche a questo proposito, un pensiero che mi accompagna da anni. Possiamo - mi chiedo - sperare che ci sia un angelo anche per la morte? O gli angeli sono solo nel giardino della risurrezione? Ci sono soltanto al risveglio della luce o anche quando si infittisce e fa peso la tenebra dell'agonia?

Sì, oso pensare che ci sia un angelo, compagno delle tenebre più buie. Mi induce a pensarlo Luca, l'evangelista, che fa menzione di un angelo nell'ora in cui al Getsemani, nel giardino dell'agonia, di buio si infittirono pure i rami lucenti degli ulivi e a tremare fu il cuore del figlio di Dio. E Luca annota: "Ora gli apparve un angelo dal cielo che lo confortò". Non sta scritto. Ma lasciatemi sognare che ci sia un angelo dell'agonia. E che sia il segno della compassione di Dio nell'ora più buia, quella estrema.

Un'ora che attende, invoca, una tenerezza, la tenerezza da cui si sentì sfiorare, secondo un racconto rabbinico, Mosè, quando, con il cuore gonfio, vide avvicinarsi la morte e non era per lui ancora terra promessa. Il racconto rabbinico da un lato indugia sullo sconvolgimento di Mosè di fronte alla morte, dall'altro sosta sulla tenerezza con cui Dio lo accoglie nel suo morire.

E scrive: "Mosè si stende sul suo giaciglio. "Chiudi gli occhi": gli dice Dio. E Mosè chiude gli occhi. "Incrocia le braccia sul petto": gli dice Dio. E Mosè incrocia le braccia sul petto. E Dio lo bacia sulla bocca, in silenzio. E l'anima di Mosè si rifugia nell'alito di Dio. Che lo porta nell'eternità". Ma ancora una volta, dopo aver immaginato la presenza dell'angelo là dove il morire fosse in solitudine, vorrei senza cesure fare chiarezza e dire, se possibile con forza, che la presenza dell'angelo dell'agonia non può nemmeno lontanamente esimerci dal pensare e lottare perché la morte di nessuno sia nella solitudine, come d'altronde non lo fu per Lazzaro.

Tutto il racconto è canto alla casa e alla tenerezza. Si va dicendo, forse fin troppo disinvoltamente, che il coronavirus non ci lascerà come prima. Mi rimane una speranza che accenda sogni nelle donne e negli uomini di oggi, perché si possano immaginare, pur con tutte le cautele, gesti di tenerezza nel momento di spirare: abbracci, baci, sussurri di parole, strette dolci di mani, occhi negli occhi, quasi icona di un abbraccio ancora più tenero, quello di un Dio. Che piange.

 

Lettura del libro dell'Esodo - Es 14,15-31

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: "Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri". L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare. Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: "Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!". Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri". Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.

Sal 105 (106)

Mia forza e mio canto è il Signore. Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Chi può narrare le prodezze del Signore, far risuonare tutta la sua lode? Ricòrdati di me, Signore, per amore del tuo popolo, visitami con la tua salvezza. R Minacciò il mar Rosso e fu prosciugato, li fece camminare negli abissi come nel deserto. Li salvò dalla mano di chi li odiava, li riscattò dalla mano del nemico. Allora credettero alle sue parole e cantarono la sua lode. R Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria. Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre. R

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini - Ef 2, 4-10

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Lettura del vangelo secondo Giovanni - Gv 11, 1-53

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato". All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato". Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui". Disse queste cose e poi soggiunse loro: "Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo". Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se si è addormentato, si salverà". Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!". Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". Gesù le disse: "Tuo fratello risorgerà". Gli rispose Marta: "So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno". Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?". Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: "Il Maestro è qui e ti chiama". Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: "Dove lo avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Guarda come lo amava!". Ma alcuni di loro dissero: "Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?". Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni". Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?". Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". Detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: "Liberàtelo e lasciàtelo andare". Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: "Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione". Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: "Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!". Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

 

 

 


 
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