la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella quinta Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


13 dicembre 2020



 

 

Is 11,1-10
Sal 97
Eb 7,14-17.22.25
Gv 1,19-27a.15c.27b-28

A mandarli quel giorno a Betania, a mandare sacerdoti e leviti dal Battista che stava battezzando lungo il Giordano, erano stati i giudei. A turbarli, quell'uomo fuori coro. Ed era ben più di una cosa a insospettirli. Battezzava fuori dalla città sacra, fuori dai luoghi deputati. E poi che preparazione aveva alle spalle? E a scuola di quali maestri era cresciuto? E con quale autorità lo faceva? E poi, tutta quella folla che andava a lui? Ma chi era costui? Ed ecco la domanda: "Chi sei?". Che attraversa ripetutamente il nostro brano. E che potrebbe essere anche una domanda buona, bella, sulle nostre labbra. Se nascesse da un desiderio di conoscere, di scoprire, di capire.

"Chi sei?". Ce lo chiediamo quando, per esempio ci avviene di incrociare una persona, al primo contatto interessante, o addirittura affascinante. Ne siamo colpiti e vorremmo capire qualcosa di più: "Ma chi è?". Vorrei sapere qualcosa di più. Una curiosità buona. Buona la domanda se viene da un desiderio sincero, se aperta all'inedito. Non così la domanda che viene dai sacerdoti e leviti, né sincera né aperta. Primo perché, a ben pensare, se erano lì, a condurli non era stato tanto un loro desiderio, ma un invio da parte di altri. Preoccupati che il Battista non rispondesse: che figura avrebbero fatto con coloro che li avevano mandati, giustappunto per saperne di più? Ma vorrei aggiungere che la domanda, la loro, non era nemmeno una domanda aperta, a tutto campo. Il tutto campo chiede di essere aperti all'inedito, a quello che non ti aspetti. Una domanda depotenziata, la loro, perché irrigidita in un casellario.

Loro hanno caselle pronte, in cui uno deve essere infilato, non è previsto altro, l'inedito. Fanno scorrere le caselle: "Tu, chi sei?". Egli confessò e non negò. Confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Chi sei, dunque? Sei tu Elia?". "Non lo sono", disse. "Sei tu il profeta?". "No", rispose. Gli dissero allora: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". E sostando sulla domanda "chi sei?", mi è venuto spontaneo pensare come a nessuno si dovrebbe fare il torto di confinarlo in una casella. Sarebbe offesa alla fantasia di Dio. Siamo noi che, privi di fantasia, abbiamo creato caselle e collochiamo ogni essere umano in caselle precostituite. Mentre, se fossimo liberi dentro, ci toccherebbe la meraviglia che non c'è casella per l'inedito dell'altro.

E nessuno che debba diventare come un altro. Scoprire. E non aver mai finito di scoprire. Qualcuno ha scritto che ogni essere umano è un libro. L'assurdo è quando ci capita di fermarci alla copertina del libro. Dico anche del vangelo. Sbandierarlo - e accade! - senza mai aprirlo e senza lasciarci stupire e fermentare da quello che sta scritto. Se libro poi è un essere umano, una donna o un uomo, ci toccherebbe chiedere la grazia che ci sia aperto dal di dentro e si diventi compagni di un'avventura condivisa. Succede quando si ama - quando si ama Dio o una donna o un uomo - . "Io ti amo. Ma tu chi sei?". E chi è Dio, chi è Gesù, chi è un uomo o una donna che incrocio. Sento che non posso pretendere lo svelamento né di Dio né di un essere umano.

Non posso pretenderlo, ma è vero anche che, quando mi è dato, quando cioè l'altro o l'altra, mi si apre, mi apre il suo libro, e quando io gli apro il mio libro, accade di vivere la bellezza dell'inedito, il raccontarsi e per fessure svelarsi, anima e corpo. Ricorda però che scopri poco a poco, e non avrai mai finito di scoprire. E ti rimarrà sempre un segreto dell'altro, dell'altra e di Dio, che non è da violare. Ma da venerare, soglia oltre la quale no. Dunque Avvento è anche attesa di scoprire. L'Avvento non è un tempo in cui far finta: ogni anno a far finta che accada quello che è già accaduto e che già sappiamo. No, anche quest'anno attendiamo in sincerità. Attendiamo di entrare più profondamente nel libro che è Gesù.

Mi sono chiesto: io ho ancora il coraggio di osare una domanda a Gesù: "Tu chi sei?", la domanda posta al Battista. Il Battista alla domanda rispose che era una voce: "Io sono voce di uno che grida nel deserto". E la parola deserto mi ha portato d'istinto a chiedermi se oggi ci sono voci che gridano, ma in un deserto. Voci silenziate, la voce degli ultimi della terra, la voce dei morti di questi giorni, la voce delle donne, la voce dei giovani. A volte mi sembrano voci che gridano nel deserto. E chi oggi grida per loro? Teniamo in cuore la domanda. Ma, insieme alla parola "deserto", mi intrigava, leggendo, l'altra parola: "voce". Io sono "voce". Vedete, la voce non è la parola, anche se poi dà corpo alla parola. Vorrei dire che è prima della parola. Ci capita di dire: "Ho riconosciuto la tua voce. La riconosco tra mille".

La voce è inconfondibile, è come legata alla persona. Gesù diceva: "Le mie pecore conoscono la mia voce". Potremmo dire tante cose della voce. Vorrei dire: fate attenzione alla voce, spesso è già anticipo di parole. Di parole e di azioni. Oggi il profeta Isaia, nel brano che abbiamo letto, parlava di colui che sarebbe venuto: ricolmo dello Spirito, avrebbe difeso gli umili, percosso i violenti. Avrebbe dato vita a un'era di serenità e di pace, di riconciliazione. Evocava i tempi con immagini che qualcuno oggi direbbe fuori dalla realtà, pura poesia: "Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà".

Se posso, vorrei dirvi: non cancelliamole troppo in fretta le immagini. Teniamole come un orizzonte verso cui andare, come un clima con cui ricostruire. Lasciatemi dire il clima è fatto anche di voci, dei toni delle nostre voci. So che, dicendovi dell'importanza del tono della voce, corro il rischio di fissarmi su un particolare. Ma so anche che voi avete fiuto e intuito e intelligenza e che anche a voi capita di chiedervi se con questi toni di voce noi costruiamo o distruggiamo, siamo custodi di germogli o gelo che li brucia.

E se qualcuno mi dirà che sono un ingenuo incorreggibile sognatore, oserò dirgli che avvento è attendere e vivere l'inedito. Se no, che attesa è?

 

 

Lettura del profeta Isaia - Is 11, 1-10

In quei giorni. Isaia disse: "Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa".

Sal 97 (98)

Vieni, Signore, a giudicare il mondo. Cantate inni al Signore con la cetra, con la cetra e al suono di strumenti a corde; con le trombe e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore. R Risuoni il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne. R Esultino davanti al Signore che viene a giudicare la terra: giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine. R

Lettera agli Ebrei - Eb 7,14-17.22.25

Fratelli, è noto che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza: "Tu sei sacerdote per sempre secondo l'ordine di Melchìsedek". Per questo Gesù è diventato garante di un'alleanza migliore. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.

Lettura del vangelo secondo Giovanni - Gv 1,19-27a.15c.27b-28

In quel tempo. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Tu, chi sei?". Egli confessò e non negò. Confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Chi sei, dunque? Sei tu Elia?". "Non lo sono", disse. "Sei tu il profeta?". "No", rispose. Gli dissero allora: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". Rispose: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia". Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?". Giovanni rispose loro: "Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo". Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

 


 
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