la parola della domenica

 

Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella quinta Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


11 dicembre 2016



 

 

Mi 5,1; Mi 3,1-5a.6-7b
Sal 145
Gal 3,23-28
Gv 1,6-8.15-18

Oggi, leggendo il brano del profeta Malachia, mi sono, in un primo momento, fermato sulle parole: "Ecco, entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate". Mi sono detto che avvento è un tempo in cui cercare il Signore. Ma come? Non l'hai ancora trovato? O facciamo finta, in avvento, di cercarlo, convinti di possederlo? Dopo anni e anni e anni è ancora da cercare?

Penso che non sia una menzogna né un modo di dire, confessare di non averlo ancora trovato. Ma come? Non è forse nella religione che tu professi, nei riti che tu frequenti? Non l'ho ancora trovato! Ebbene, continuando nella lettura, mi sono sorpreso all'immagine del fuoco del fonditore e della lisciva dei lavandai. C'è dunque un bisogno di purificazione. Non so se lo sentite anche voi. Penso proprio di sì. Dunque immagini per il nostro tempo: fuoco e lisciva.

Ma, continuando nella lettura, sono andato di sorpresa in sorpresa perché alla mia domanda: "Ma che cosa c'è urgenza di purificare?", rispondevano parole non equivocabili del profeta. Da purificare con fuoco e lisciva è il tempio: "Entrerà nel suo tempio", è scritto. E i primi da purificare sono i figli di Levi, i leviti, cioè quelli della casta sacerdotale. Oggi diremmo noi preti. Perché? Perché le loro offerte a Dio, i loro sacrifici, non erano accompagnati dalla giustizia: "Li affinerà come oro e argento perché possano offrire al Signore un'offerta secondo giustizia".

C'è da riflettere, fa pensare questo invito a purificare la religione. E faccio riferimento alla lettera ai Galati: se per esempio noi siamo rimasti a una religione confinata nell'osservanza di precetti, pratiche, prescrizioni, una religione confinata nella Legge, siamo come chi rimane sotto il dominio di un pedagogo. Rimane fermo al pedagogo e non arriva a Gesù. Rimane - potremmo dire - al Battista. mentre il Battista è semplicemente un pedagogo, un testimone, che indica, introduce a Gesù. Se la nostra fede non è un rapporto vivo con Gesù non è una fede cristiana.

La nostra ricerca di Dio o, se volete, la nostra spiritualità, ha un approdo, sospirato e liberante, in Gesù di Nazaret. Penso che nessuno di noi oggi, ascoltando il brano di Giovanni, non sia rimasto colpito, luminosamente colpito, affascinato da un versetto che sembra dire il cuore della nostra fede. Sta scritto: "Dio nessuno l'ha mai visto, ma il Figlio unigenito… ce l'ha rivelato". "Ce lo ha raccontato. Il verbo greco - "exeghésato" - tra i tanti suoi significati, ha anche quello di "fare l'esegesi", di "raccontare". Dio il suo Figlio unigenito ce lo ha raccontato..

Indugio brevemente sulla prima parte dell'affermazione: "Dio nessuno mai l'ha visto…". "Nessuno", pensate. Nessuno che possa dire: "Io ho visto Dio". Nessuno - e voi mi capite - che possa parlare con supponenza di Dio, come se lui Dio l'avesse visto. Finché siamo quaggiù, Dio non lo vediamo "faccia a faccia". Ma solo "come in uno specchio", dirà Paolo. Qualcuno di noi forse ricorda che a Mosè, che gli chiedeva di vedere la sua gloria, Dio rispose che gli avrebbe fatto passare davanti tutta la sua bontà, ma soggiunse: "Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo".

Aggiunse il Signore: "Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere" (Es 33, 20-23). "Dio nessuno l'ha mai visto", lo vediamo solo di spalle! Dobbiamo ricordarlo! "Ma -aggiunge Giovanni - "il Figlio unigenito ce lo ha raccontato".

E qui sta la sorpresa, la bellezza, lo specifico - perdonate se lo chiamo così - della fede cristiana. Dove e come Gesù ci ha raccontato Dio? Ce lo ha raccontato nella sua umanità. Badate bene, non andiamo subito a pensare ai miracoli, o ai fatti straordinari della sua vita, come se Gesù avesse fatto finta di essere uomo e non fosse quello il luogo del racconto. No, Gesù, Dio ce lo ha raccontato con la sua vita concreta di uomo, un uomo vero, uomo con una vita fragile come la nostra, con una vita debole come la nostra, un uomo con un corpo come il nostro, con passioni come le nostre.

Il racconto di Dio è in quelle mani che hanno sollevato, in quegli occhi che hanno accarezzato, in quei piedi che hanno camminato sino a provare stanchezza, in quel suo banchettare con pubblicani e peccatori che gli attirò l'odio degli ortodossi, in quella sua voce a difesa degli ultimi e dei poveri, in quel suo condividere con noi persino la paura e la tristezza di morire. Pensate, la vita umana di Gesù come una fessura per capire qualcosa di Dio, di un Dio lontanissimo dalle immagini che ci rimanda una religione persa nei codici e nelle astrazioni.

L'umanità! Voi mi avete capito, se cancelliamo l'umanità di Gesù, se passiamo oltre senza indugiarvi, impallidisce - ed è grave, gravissimo - il nostro racconto su Dio. Pena trasmettere una fede smunta o persino vuota, vuota di cristianesimo. Forse alcuni di voi ricordano l'inizio affascinante della prima lettera di Giovanni: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena" (1Gv 1,1-4).

Nei suoi occhi, nelle sue mani, nei suoi sentimenti, nelle sue passioni, nei suoi orizzonti, quelli che lo hanno incontrato hanno intravvisto - non dico visto - , intravisto il volto di Dio. Mi è rimasta una domanda: "… e nei miei occhi, nella mia voce, nelle mie mani, nei miei pensieri, nelle mie passioni, nel mio volto che cosa vedono le donne e gli uomini del mio tempo?".

 

 

Lettura del profeta Michea Mi 5, 1; Ml 3, 1-5a. 6-7b

Così dice il Signore Dio: / "E tu, Betlemme di Èfrata, / così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, / da te uscirà per me / colui che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall'antichità, / dai giorni più remoti. Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l'argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'offerta secondo giustizia. Allora l'offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani. Io mi accosterò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto. Io sono il Signore, non cambio; / voi, figli di Giacobbe, non siete ancora al termine. / Fin dai tempi dei vostri padri / vi siete allontanati dai miei precetti, / non li avete osservati. / Tornate a me e io tornerò a voi, / dice il Signore degli eserciti".

Sal 145 (146)

®Vieni, Signore, a salvarci. Il Signore rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. ® Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. ® Egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

® Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 3, 23-28

Fratelli, prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 15-18

In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Giovanni proclama: / "Era di lui che io dissi: / Colui che viene dopo di me / è avanti a me, / perché era prima di me". Dalla sua pienezza / noi tutti abbiamo ricevuto: / grazia su grazia. / Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, / la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. / Dio, nessuno lo ha mai visto: / il Figlio unigenito, che è Dio / ed è nel seno del Padre, / è lui che lo ha rivelato.

 

 


 
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