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la parola della domenica
Anno liturgico A
15 marzo 2026 |
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Es
34, 27 - 35, 1 "In quel tempo, passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita": a introdurre il testo nella liturgia oggi il solito pallido "in quel tempo", quando il racconto si snoda a pochi minuti da un tentativo di lapidazione nel tempio. "Passando vide": vi confesso che già questo inizio mi riempie di tenero stupore, perché io, al suo posto, al posto di Gesù, con gli occhi e con i pensieri chissà dove sarei stato. Che cosa avrei avuto per la mente? E mi colpisce anche il singolare "vide", come se, alla fin fine, con gli occhi ci fosse solo lui lui e non i discepoli. Per loro quelle erano scene di ordinaria quotidianità. Un cieco ha il suo angolo, quasi di privilegio, per raccattare qualche spicciolo all'ombra del tempio. Come hanno il loro angolo i clochard nelle notti delle nostre città. E noi è come se passassimo senza vedere, noi ci si fa l'abitudine, io mi faccio l'abitudine. Gesù no, non sa che cosa sia farsi abitudine, per nessuno, ma soprattutto per la parte più dolente dell'umanità. L'abitudine se l'erano fatta i discepoli. Noto a loro, il cieco, tant'è che di lui sapevano che era cieco dalla nascita. Ma i loro occhi rincorrevano fantasmi di dispute astratte. Mi sembra di vedere il cieco: lui alle cose dava forma, ma non colore; conosceva il toccare e l'essere toccato, essere accompagnato o essere strattonato; dava corpo a un bastone, a un mantello, a un viso, a mani e labbra, poi a rumori, a voci. E quel giorno sentì rumore di passi e rumore di parole, il rumore di chi si chiedeva chi avesse peccato. E a zittire avvertì tenerezza nella voce di un rabbi, per lui senza viso, che spegneva le parole che fanno solo rumore e apriva fessure, apriva senso e futuro alla sua vita, apriva a futuro i suoi occhi, che quasi non erano occhi. Lui che aveva occhi chiusi aveva bisogno di coloro che aprono. Anche oggi abbiamo bisogno di chi apre, non certo di chi fa rumore di parole o di chi chiude. Poi a incantarlo, quasi brivido, la tenerezza. E non poteva ingannarsi: un cieco la tenerezza - in mani che ti sfiorano il viso - la coglie prima di noi. Lui l'ascoltò, ascoltò tenerezza nelle mani che gli spalmavano fango sugli occhi. Fu come carezza, il fango spalmato. Poi fu l'acqua alla piscina di Siloe e tornò che ci vedeva. Perdonate se vi dico che mi incanto a un miracolo che è come in divenire: da dove e sin dove? Noi spesso raccontiamo come tutto fosse accaduto alla piscina di Siloe, quando invece è un distendersi poco a poco del segno, un distendersi della tenerezza nel tempo. Ma da dove? Da Gesù che prima vede, e poi plasma fango, poi invia… e poi, l'acqua che illumina occhi spenti. E non ha forse profumo di miracolo anche il ritorno? Ora è il cieco a guidare il bastone. E non fu poi un distendersi del miracolo anche nel tempio? Dove la consapevolezza del mendicante sembra sgusciare come il sole da un alba di mare: si illumina, va di limpidezze in limpidezze e prende forza sino a dare nome di profeta a Gesù. A un sorvegliato speciale, uno che poco prima era stato a rischio di lapidazione. Profuma di miracolo la fierezza. E' a tutto campo. Riascoltiamo : "Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". Ora si sono invertite le parti, ciechi sono quelli che dicono di vedere, parole aspre. Voi mi capite, tutti avremmo fatto a meno di questo intermezzo inquietante del tempio. Ma la vita purtroppo conosce - è tristezza dirlo - anche queste derive: la deriva di quelli che il loro potere lo difendono chiudendo gli occhi dei sottomessi, facendo di tutto perché non vedano. Un pericolo per loro gli occhi aperti: generano fierezza, franchezza, libertà. Strategia, sottile, sinuosa, in atto anche oggi. E noi non ce ne accorgiamo. Ne parlava, giorni fa, una biblista, cara amica, Rosanna Virgili, mettendo in connessione scritture sacre e fatti dei giorni. Era l'8 marzo. Può sembrare un dettaglio ed è tutt'altro che un dettaglio. Tristezza infinita e sdegno. Titolo, "Il grido del silenzio": "Centosessantacinque bambine sono state uccise mentre stavano a scuola a seguire la loro lezione. Nessun fiato, nessuna voce s'è sentita salire da loro, né vicino né lontano. Il mondo "oltre la siepe" è stato sommerso da una sindone di silenzio. Qualche giorno dopo l'immagine che qualcuno è riuscito a catturare e a diffondere di tante piccole bare disposte ordinatamente sul terreno di un Paese attonito e - secondo i media d'Occidente - reprobo". Oscurare è la strategia del potere, di un potere che ha passione per se stesso. L'opera di Dio è aprire gli occhi, l'arte di chi ha passione per noi, passione di vita. Intermezzo triste quello nel tempio, triste e inquietante: hanno il potere di cacciarti fuori. Ma la storia del cieco ha una svolta: hanno il potere di cacciarti fuori, ma non dagli occhi di Dio. Una verità da ricordare, anche se a volte il cuore ci trema: Dio ha un pensiero per te. Dio viene a cercarti, Dio ti parla. Dopo un diluvio di parole nel tempio, quasi un niente di parole . Eccole: "Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: "Tu, credi nel Figlio dell'uomo?". Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". Gli disse Gesù: "Lo hai visto: è colui che parla con te". Ed egli disse: "Credo, Signore!"". Quasi un niente di parole, poi il cieco scompare - anche noi scompariamo nel quotidiano - ma prima abbraccia ai piedi il rabbi di Nazaret: aveva luce, l'aveva trovata, gli sarebbe bastata una vita, era in quegli occhi, in quel viso, in quei passi, in quella voce. E' luce anche per noi, che sorprendiamo voce e viso e passi e profumo riaprendo il vangelo. Mi passano nel cuore due versi di Cesare Pavese, sono per una persona amata. Ce li teniamo in cuore anche noi per coloro cui vogliamo bene, ma oggi, nella domenica del cieco nato, sfiorano con emozione Gesù. Eccoli:
Lettura del libro dell'Esodo - Es 34, 27 - 35, 1 In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: "Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con Israele". Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole. Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore. Mosè radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: "Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare". Sal 35 (36) Signore, nella tua luce vediamo la luce. Signore, il tuo amore è nel cielo, la tua fedeltà fino alle nubi, la tua giustizia è come le più alte montagne, il tuo giudizio come l'abisso profondo: uomini e bestie tu salvi, Signore. R Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali, si saziano dell'abbondanza della tua casa: tu li disseti al torrente delle tue delizie. R È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce. Riversa il tuo amore su chi ti riconosce, la tua giustizia sui retti di cuore. R Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 2Cor 3, 7-18 Fratelli, se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu avvolto di gloria al punto che i figli d'Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? Se già il ministero che porta alla condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero che porta alla giustizia. Anzi, ciò che fu glorioso sotto quell'aspetto, non lo è più, a causa di questa gloria incomparabile. Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo. Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli d'Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Ma le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; "ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto". Il Signore è lo Spirito e, dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore. Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 9, 1-38b In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?". Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo". Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe" - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: "Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma è uno che gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!". Allora gli domandarono: "In che modo ti sono stati aperti gli occhi?". Egli rispose: "L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: "Va' a Sìloe e làvati!". Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista". Gli dissero: "Dov'è costui?". Rispose: "Non lo so". Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo". Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri invece dicevano: "Come può un peccatore compiere segni di questo genere?". E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!". Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?". I genitori di lui risposero: "Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé". Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età: chiedetelo a lui!". Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". Quello rispose: "Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo". Allora gli dissero: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?". Lo insultarono e dissero: "Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?". E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: "Tu, credi nel Figlio dell'uomo?". Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". Gli disse Gesù: "Lo hai visto: è colui che parla con te". Ed egli disse: "Credo, Signore!".
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