la parola della domenica

 

Anno liturgico A


omelia di don Angelo nella quarta Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


21 giugno 2026

 



 
 

Gen 6, 1-22
Sal 13
Gal 5, 16-25
Lc 17, 26-30. 33

Le parole sono dentro un cammino, anche quelle di Luca che oggi abbiamo ascoltato. Gesù fa riferimento a Noè, ai giorni dell'arca, così sposando un giorno lontano che sconfina nella stagione dei miti a un giorno vicino, presente, quello del Figlio dell'uomo, uno accosto all'altro. Generazioni che non si rendono conto di ciò che sta accadendo. Ma da dove e per che cosa il riferimento di Gesù all'umanità ai tempi di Noè? I miei forse sono abbagli. Gesù è in direzione Gerusalemme e sta attraversando Samaria e Galilea. Gli arriva da distanza il grido di dieci lebbrosi. Il tempo di dire loro di presentarsi per la guarigione ai sacerdoti e mentre vanno, eccoli guariti. Uno all'istante inverte il cammino: subito, quasi non resistesse al desiderio di ringraziare. Era un Samaritano.

Gesù osservò: "Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?". E gli disse: "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!". Era come se Gesù non perdesse occasione, una che è una, per mettere a confronto la fede a volte scolorita degli appartenenti alla casa e la fede, brivido di cuore, di quelli fuori casa. Accadde anche quel giorno, quasi un invito a guardare fuori dalla porta. Immagino ci rimanessero male quelli di dentro. E quel giorno - chissà se fu per questo - quelli di casa gli posero il problema del regno di Dio. I farisei gli domandarono: "Quando verrà il regno di Dio?". Egli rispose loro: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: "Eccolo qui", oppure: "Eccolo là". Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!".

Questo il problema: a forza di immaginare, fraintendendo, un regno fondamentalmente politico, come occasione di capovolgimenti di potere e di dominio, passava sotto traccia, nella disattenzione dei più, che il regno - in modo per niente esibito e lontano da ogni ostentazione - già stava accadendo, e non se ne accorgevano. Il regno di Dio era per le strade e le case. Regno di Dio era la stretta al cuore e la compassione del Figlio dell'Uomo per quei dieci lebbrosi, che si erano alleati per sfuggire a disperazione e solitudine, cui una società li aveva destinati. "Il regno di Dio" diceva "è in mezzo a voi". Era l'occasione, l'occasione da non perdere, come l'arca ai tempi di Noè e del diluvio. Come dicesse: "Uno vi sta disegnando l'arca della salvezza: che non è chiudersi in se stessi, pensare solo a se stessi, alla fin fine 'stare bene noi'. Così la vita la si perde". Diceva: "Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva". Se spezzi il guscio ti sembra di perdere, ma c'è la fragranza di ciò che vi è nascosto; se rompi come Maria di Betania il vaso d'alabastro con profumo di nardo, alcuni grideranno a una perdita insensata, ma tu mantieni vivo il profumo del regno di Dio, della relazione; se apri l'uscio di casa a uno straniero, ti può prendere un sussulto di apprensione, ma tieni vivo il colore dell'umanità che è ospitare e nutrire.

Le parole di Gesù suonano come un paradosso: "chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva". Paradossali, ma, se indugi a pensare, ti accorgi che è il cuore del problema: fanno luce sulla questione, perché la vita non si tratta solo di tenerla stretta, ma di tenerla viva. Non può forse accaderci di essere sì ancora in vita, ma senza sussulti, senza orizzonti? Un cuore blindato che cuore è? Un paese presidiato che paese è? Un mondo di pochi che mondo è? Sono il segno del regno di Dio, o l'affossamento del regno di Dio? L'egoismo è apparente guadagno, ma è affossamento della vita. Passava per le strade, passava il regno di Dio, guardare lui era come capire da dove cominciare, disegnava orizzonti. E gli orizzonti di Dio a volte capovolgono i nostri. Mettono in primo piano la giustizia, l'attenzione agli ultimi: lo fa la politica? Lo facciamo noi?. Forse hanno colpito anche voi oggi le parole del salmo: Dio è con la stirpe del giusto. Voi volete umiliare le speranze del povero, ma il Signore è il suo rifugio. Se lavoriamo o no per mantenete viva la vita, potremmo verificarlo ripercorrendo i frutti dello Spirito che oggi la lettera ai Galati ci ricordava in un rincorrersi come di parole sorelle.

Riascoltiamo: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge". Faccio ritorno, ma fugace - per lasciare spazio a una poesia - a Noè. Mi rimane in cuore l'immagine di Noè che perde vita, perde anni - secondo una antica tradizione, 120 anni - a sbrecciare assi e accorparle e se le sentiva sulla pelle le parole di derisione dei contemporanei con marchio di essere giudicato più o meno folle. E tutto, pensate, per mantenere viva la vita. Costruiamo arche noi arche e barche per tutti, costruiamo il regno di Dio. Vi lascio, purtroppo decurtandola, con la poesia "Nell'arca" di Wislawa Szymborska:


A perdita d'occhio, acqua e l'orizzonte nella nebbia. Nell'arca: piani per il lontano futuro, gioia per le differenze, ammirazione per i migliori, scelta non limitata a uno dei due, scrupoli antiquati, tempo per riflettere, e tu, fede che tutto ciò un giorno potrà ancora servire. Per riguardo ai bambini che continuiamo ad essere, le favole sono a lieto fine. Anche qui non c'è altro finale che si addice. Smetterà di piovere, caleranno le onde, nel cielo rischiarato si apriranno le nuvole e saranno di nuovo come si addiceva alle nuvole sugli uomini: elevate e leggere nel loro somigliare a isole felici, pecorelle, cavolfiori e pannolini - che si asciugano al sole.

Lettura del libro della Genesi - Gen 6, 1-22

In quei giorni. [Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni". C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi. ] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: "Cancellerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato e, con l'uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti". Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: "È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell'arca un tetto e, a un cubito più sopra, la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. Ecco, io sto per mandare il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui c'è soffio di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli, secondo la loro specie, del bestiame, secondo la propria specie, e di tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie, due di ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e fanne provvista: sarà di nutrimento per te e per loro". Noè eseguì ogni cosa come Dio gli aveva comandato: così fece.

Sal 13 (14)

L'alleanza di Dio è con la stirpe del giusto. Lo stolto pensa: "Dio non c'è". Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c'è chi agisca bene. Il Signore dal cielo si china sui figli dell'uomo per vedere se c'è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. R Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c'è chi agisca bene, neppure uno. Non impareranno dunque tutti i malfattori, che divorano il mio popolo come il pane e non invocano il Signore? R Ecco, hanno tremato di spavento, perché Dio è con la stirpe del giusto. Voi volete umiliare le speranze del povero, ma il Signore è il suo rifugio. R

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 5, 16-25

Fratelli, vi dico: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 17, 26-30. 33

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: "Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot, uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva".

 

 


 
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