la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella quarta Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano


20 giugno 2021



 

 

Gen 18,17-21; 19,1.12-13.15.23-29
Sal 62
1Cor 6,9-12
Mt 22,1-14

Non so se per l'età o se per inadeguatezza. So però che camminavo nelle parole di questa domenica con la sensazione a volte di inciampare. Come se di tanto in tanto dovessi fare i conti con pietre di inciampo. A volte mi si apriva una fessura che mi faceva sognare, altre volte una che mi intimoriva. E mi prendeva desiderio di disseppellire frammenti di senso. Solo frammenti che voi avrete l'arte di ricomporre. Sino al desiderio - lasciatemi dire - di disseppellire Dio. O, se volete, la vita, il senso della vita.

Può forse provocare stupore questa espressione "disseppellire Dio". Ma vi sembrerà forse meno bizzarra se andrete a scoprire a chi Gesù rivolge la parabola: ai capi dei sacerdoti e ai farisei. A un mondo religioso che, cosciente o no, ha finito per seppellire Dio. Il Dio dei padri, che era un Dio per la vita, un Dio che vuole la felicità per i suoi figli, un Dio che pensa al suo regno come una tavolata in cui si celebrano le nozze tra Dio e l'umanità, il Dio dei padri, era stato sepolto sotto una gragnuola di pietre e al posto di Dio si erano installati loro: "Sulla cattedra di Mosè" - dirà Gesù di li a poco - "si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito" (Mt 23,1-2).

Gesù era venuto per rimuovere le pietre che soffocavano il nome di Dio, per parlare di un Dio delle nozze, del regno della fraternità che si accende ai volti. Ebbene, andava fermato: per gli uomini della religione sarebbe stato il fallimento dei loro sogni di potere. A loro interessava altro. E' scritto: "Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero". Leggo e inciampo nei versetti: sarei tentato di dire che non è possibile, che è una esagerazione ipotizzare che dietro un rifiuto a nozze si arrivi a uccidere. Incespico, ma poi mi si riaffacciano pagine di storia. Che raccontano di profeti perseguitati e uccisi. E non era forse quello che stava ora per capitare a Gesù, il profeta dei tempi nuovi? Il suo tentativo di disseppellire Dio sarebbe sfociato, di lì a pochi giorni, nella sua morte di croce.

Il profeta dei tempi nuovi è dunque un pericolo pubblico per coloro che hanno disegni di potere, che sognano non il popolo dei liberi, ma degli ossequienti. La gente avvertiva la distanza negli occhi del rabbi di Nazaret, la gente aveva intravvisto che suo sogno era ci fosse felicità per tutti e nessuno capo chino, tutti capo rialzato. Lui non solo annunciava banchetti ma li creava, si faceva invitare, quasi fosse per lui una delle immagini più eloquenti, più evocative del suo sogno. Non gli avevano forse sorpreso emozione negli occhi il giorno che, stesi a migliaia sull'erba verde del prato, c'era stato pane per tutti e nei suoi occhi videro tenerezza pure per i frammenti. "Raccogliete i pezzi avanzati": disse al morire del giorno sul monte. Il suo modo di dire Dio era che nessuno, niente fosse scartato. Creava banchetti sulle erbe e si faceva invitare da peccatori. "Zaccheo" - disse al piccolo di statura, avvistato tra le fronde di un albero - "oggi devo fermarmi a casa tua". E, di ritorno, il coro velenoso degli ossequienti: "E' andato ad alloggiare dai peccatori". Disseppelliva Dio. Scrostava da appesantimenti di secoli l'affresco.

Qualcuno potrebbe evocare quale pietra di inciampo le immagini di distruzione della parabola o quella dello zolfo e del fuoco su Sodoma e Gomorra. Ma quelle immagini non mi possono raccontare un Dio rabbuiato da ira, con propositi distruttivi, non mi cancellano dagli occhi il Dio dei banchetti. Mi sembrano raccontare forse da che cosa si origina la distruzione del mondo. Dalla mancanza di ospitalità, dall'interesse, dal potere, dal dominio, scelti come orizzonte e criteri di vita. Per altro non finirà di affascinarmi una immagine della parabola, quella di un Dio che, anche a fronte di insuccessi, non si frena nel suo sogno di riempire la sala. Il sogno è la sala piena: "appassionati a tutti e a tutto".

In questo senso mi fa pena l'uomo che nella sala spicca per un atto di distanziamento dagli altri. Che non è certo questione di vestito, ma questione di distanziamento del cuore, della vita. Pietre di inciampo che chiederebbero soste e riflessioni sono disseminate per tutta la Bibbia, e certamente nella vita. Il racconto della Genesi oggi - solo che se ne legga la citazione si capisce - ha subito tagli. Io vorrei spendere una parola per Abramo. Anche perché di lui è stato cancellato il racconto della sua intercessione e io vorrei concludere facendone memoria. Il racconto liturgico terminava oggi con una immagine di Abramo a dir poco commovente.

Ecco le parole "Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace". Mi sembra di vedere - perdonatemi - lo sguardo dolente di Abramo, il viso colmo di una pietà infinita. Non era stato proprio lui a mercanteggiare con Dio perché zolfo e fuoco non incendiassero la città, gli abitanti e la valle? Ricordate? "Forse" dice a Dio "si troveranno cinquanta giusti nella città". E poi giù giù: "Forse quaranta, forse trenta, forse venti, forse dieci…". Pietra di inciampo sacra il volto dolente, colmo di pietà di Abramo.

Di lui Dio dirà: "In lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra". Non sarà che la terra riceva una benedizione ogni volta che il cuore di qualcuno, gli occhi di qualcuno, sono inteneriti da passione e compassione? Come quelli di Abramo.

 

Lettura del libro della Genesi - Gen 18,17-21; 19,1.12-13.15.23-29

In quei giorni. Il Signore diceva: "Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso". Disse allora il Signore: "Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!". I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lostava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli". Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: "Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città". Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.

Sal 32 (33)

Il Signore regna su tutte le nazioni. Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini. R Dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi - 1Cor 6, 9-12

Fratelli, non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio. "Tutto mi è lecito!". Sì, ma non tutto giova. "Tutto mi è lecito!". Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla.

Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 22, 1-14

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: "Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andaròno chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti".

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