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la parola della domenica
Anno liturgico A
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At
6, 1-7 Era nel bel mezzo di una disputa, quando gli vennero quelle immagini indimenticabili. Perché lui era così! Anche nelle controversie, le più aspre, a fronte di tortuose elucubrazioni, a lui sgusciavano immagini. Che parlavano al cuore di tutti. La disputa era quella provocata dagli occhi aperti a un cieco nato - quando ci sarebbe stato solo da festeggiare - e lui a parlare di pastori e di porte, ma anche di ladri e briganti e di mercenari. Perché la bellezza, come la poesia, non è chissà dove, sposa la realtà. La bellezza del pastore e del gregge, la condanna della estraneità e della mercificazione. L'ovile, a cui il pastore affida le notti delle sue pecore, chiede veglia di un guardiano, di un guardiano e di una porta. Lo spazio del gregge va protetto da una porta, perché non trovino accesso coloro che hanno solo maschera di pastori. Gesù, mentre sta parlando, li ha davanti agli occhi, coloro che nel popolo di Dio si sono introdotti in modo fraudolento e illegittimo per spadroneggiare, dice: "Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante". E lui è porta, è pastore. II Padre a lui ci ha affidati: conosce le sue mani, i suoi piedi, i suoi occhi, le sue spalle. Da pastore. Ebbene, vorrei dire: nelle parole di Gesù l'immagine del pastore non esce slavata come accade a troppe raffigurazioni sdolcinate, ma si accende alla vita reale dei pastori che lui, Gesù, aveva rincorso con gli occhi sulla sua terra. Ne parla in modo commovente. Io solo sfioro. Leggo e da subito mi batte in cuore il verbo "conoscersi" e tutto quello che fa nido con il verbo "conoscersi", un verbo che canta la relazione. Abbiamo ascoltato: "Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore". Ed è come se insistesse sul verbo; poco prima parlando del pastore ha detto - e anche qui batte il cuore - : "Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome". Ti chiama per nome, l'emozione. Altre volte vi ho ricordato l'emozione di una notte stellata, a veglia di monti in Alta Valfurva, anni e anni fa; Fiorirà
Una ad una le stelle, una ad una le pecore, uno ad uno noi. Vorrei suggerire: "Fermati e nel silenzio, sentiti chiamato per nome, tu". Chiamati, pecore come siamo, nella nostra povera misura, e anche deboli e feriti; immaginate poi uno come me, dopo questo lunghissimo migrare di anni. Ma - lasciatemi aggiungere - pecore che hanno, poco a poco, imparato a conoscere la sua voce - "le mie pecore conoscono la mia voce" - , hanno imparato ad amarla. A riconoscerla, un compito non facile; né mai avremo finito di vigilare, perché i travestimenti, anche di voce e di parole, sono all'ordine del giorno. Travestimenti: il vestito, l'apparire, sembra diventata la questione. L'anima - se si può chiamare anima - è di un mercenario, "e non gli importa delle pecore". "Il ladro" - ha appena finito di dire Gesù - "non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza": qui sta la differenza, in piena luce, anche oggi. Facciamo sosta sui verbi: rubare, uccidere e distruggere. I giorni sembrano uno scialo di questi verbi dei mercenari. Fa paura. All'opposto, che più opposto sembra non esserci, sentite la bellezza del verbi del pastore: "io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". E ìl pastore - voi mi capite - la vita non la dà dall'alto in basso, la vita per lui è condividere i giorni e le notti delle sue pecore, indovinando nei loro occhi desideri di pascoli verdi e sete di acque limpide. Davanti il pastore; ma non separato. Una relazione lontana dalla pur minima ombra di sequestro. Se ci accadde lungo i secoli di costruire recinti, fu per disubbidienza alla sua voce. Il Pastore bello del vangelo sa dove ci conduce l'aria chiusa dei recinti, è aria malata, spinge fuori. Già la comunità dei primi tempi conobbe la tentazione dei restringimenti e fedele al soffio dello Spirito aprì porte all'invenzione. Oggi una pagina degli Atti ci racconta come proprio allora il soffio dello Spirito portò a immaginare il servizio dei diaconi, perché nessuno fosse trascurato. E oggi? E che bello che ci siano i nomi. Chiamare per nome. E presentati dalla comunità: "Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenà e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani". Mi rimane l'immagine. E come dovremmo perderci a evocarla, accendendole un lume anche nelle notti. Chiudo - o apro? - con queste incancellabili parole: "E le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce". Il gregge ha vocazione di cammini. Spinti fuori. Il pastore cammina davanti.
Lettura degli Atti degli Apostoli - At 6, 1-7 In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola". Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàe Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. Sal 134 (135) Benedite il Signore, voi tutti suoi servi. oppure Alleluia, alleluia, alleluia. Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore, voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio. Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come sua proprietà. R Lodate il Signore, perché il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. Signore, il tuo nome è per sempre; Signore, il tuo ricordo di generazione in generazione. Sì, il Signore fa giustizia al suo popolo e dei suoi servi ha compassione. R Benedici il Signore, casa d'Israele; benedici il Signore, casa di Aronne; benedici il Signore, casa di Levi; voi che temete il Signore, benedite il Signore. Da Sion, benedetto il Signore, che abita in Gerusalemme! R Lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 10, 11-15 Fratelli, dice la Scrittura: "Chiunque crede in lui non sarà deluso". Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato". Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: "Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!". Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 10, 11-18 In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: "Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".
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