la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella quarta Domenica di Avvento
secondo il rito ambrosiano


6 dicembre 2020



 

 

Is 16,1-5
Sal 149
1Ts 3,11 - 4,2
Mc 11,1-11

Avvento. Ma come viene il Signore? E non è che lui cambi stile, troppo gli è caro il suo. Lo stile fa la persona o meglio la svela. La liturgia ci ripropone l'ingresso di Gesù in Gerusalemme. Fu all'inizio della sua ultima settimana, settimana di passione. Perché? Mi sembra quasi di leggere in questo accostamento un monito: "Lui viene così, non cambiategli i connotati. Lungo i secoli, e non una sola volta, glieli avete cambiati". A tal punto abbiamo fatto l'abitudine al nostro racconto da deprivarlo di ogni trasalimento o sorpresa, siamo giunti persino a dargli un titolo: "Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme". Trionfale. Come se lui, che si eclissava quando sentiva odore di trionfo, quel giorno per una volta avesse acconsentito.

Al contrario, in quel suo venire doveva brillare agli occhi di tutti la diversità, l'inaudito, una cosa nuova, la rivoluzione. Non era in atto un trionfo come altri. Era un "altrimenti". E che dovesse essere un "altrimenti", una cosa diversa, un evento agli antipodi di altri ingressi - questi sì trionfali - fu chiaro per il modo in cui lui volle che avvenisse. Quasi scrupoloso nell'organizzarlo. E sua fu la scelta di un puledro. Ogni volta che leggiamo colpiscono i particolari precisi di questa ricerca. Che cosa ricerca? Cerca un asino. Mi verrebbe subito da dire: se a Gesù proprio vuoi fare un servizio, dagli un asino. Non dargli - non lo vorrebbe - un cavallo, simbolo della sfrontatezza dei trionfatori.

Vorrei subito aggiungere - e questo un po' mi commuove - : siccome a volte, anzi spesso, mi sento tutt'altro che sprizzante potenza e brillantezza e perfezione, mi ritrovo molto nell'immagine di un asino. E mi commuove il pensiero che lui, il Messia che viene e ritorna anche oggi, non mi scarti, quasi che la mia pochezza togliesse valore ai suoi occhi. Ha bisogno di un asino. Ricordate, a quelli che si meravigliavano che i due discepoli slegavano l'asino, essi risposero: "Il Signore ne ha bisogno". Che abbia bisogno di me, di uno come me, un po' goffo come me, mi commuove. Ha bisogno e - cosa bellissima - mi slega. Lui Gesù ha questa arte impareggiabile: di slegare.

Ricordate quando Lazzaro, a un suo grido, usci dalla tomba, disse a quelli che erano rimasti folgorati: "Scioglietelo e lasciatelo andare". Voi mi capite, Avvento: viene un Dio che slega. Mi fa impazzire di gioia il fatto che lui sleghi, chiami a libertà. E' scritto nel salmo: "Con il mio Dio scavalcherò le mura" (Sal 17,30). C'è un altro particolare nel racconto che suona come bellissima conferma, altre volte l'ho fatto notare: il suo andare su groppa d'asino -, diversamente da quanto succede su cavalli nei trionfi militari, che ti fanno scattare sull'attenti - scatena invece una esplosione di gioia, di creatività, di libertà: invadono le strade e si inventano una festa, con rami e mantelli, per un Messia che viene nel nome del Signore a groppa d'asino.

Vorrei raccogliere una perla dalla prima lettura dal profeta Isaia. Parlando di uno che verrà si dice "Allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine". Ebbene trono della mansuetudine potrebbe essere una groppa d'asino. Ho trovato la parola mansuetudine. C'è chi tra gli evangelisti, commentando il racconto, cita il profeta: Dite alla figlia di Sion: "Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un'asina, e un asinello, puledro d'asina". "Mansuetudine", "mansueto" - non so se ci avete pensato - sono parole come in esilio; stanno nei vocabolari, ma raramente nel vocabolario parlato, raramente sono immagini ricercate dai media. Perché mi chiedo non hanno udienza. Vincenti sono altre parole e altre immagini.

Vince il cavallo: vince il potere, la forza, il successo. La pubblicità non è per l'asino, per l'umile sevizio, per un servizio nascosto. Si preferisce salire in groppa al vincitore di turno. Voi mi capite, non c'è ombra di disamore nelle mie parole per il cavallo animale. Asino e cavallo li stiamo evocando come due logiche che attraversano il mondo, la chiesa, la mia vita: la scelta del successo, del potere, dell'avere o la scelta del volere il bene, sollevare stanchezze, risparmiare - a chi è debole di suo - una fatica, permettere - a chi non ha più forza di arrivare dove arrivano tutti - di giungere dove è onorata la dignità di ciascuno. E che arrivino tutti. Due logiche.

E Dio ha sposato quella dell'asino. Gesù, pensate, si sente Signore, quando si abbassa. Voi ricordate quando si chinò a lavare i piedi ai discepoli. E si chiamò Signore proprio in quel momento, disse: "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi". Dunque un Maestro e Signore, che si esprime al massimo grado nel lavare piedi impolverati e stanchi. Ritorno a Gesù che entra in Gerusalemme mi ha colpito quell'acclamazione: "Benedetto il regno che viene!".

Non capirono subito, ma anche noi spesso non capiamo o ci dimentichiamo di quando e come cominciò ad accadere il regno di Dio in mezzo a noi. E anche oggi accade, quando ci si fa asino, nella fatica e nella gioia del servire. Al contrario il regno di Dio va in frantumi in una chiesa, in una una società, in una famiglia, nel rapporto uomo-donna, nella politica o nell'economia, quando a vincere è la logica del cavallo: la logica di chi ha il mito di essere dominante, di vincere, di cavalcare successi. Si distrugge il Regno, va in frantumi la terra.

Scusate, so di essere andato, un po' zoppicando e sballottandovi con i miei pensieri, dietro l'asino cui toccò di portare il Messia, il Signore del mondo. Ma per concludere in qualche modo il mio divagare sul puledro, vorrei aggiungere che dobbiamo guardarci dal cadere in un abbaglio. Umile l'asino, non ha la sfrontatezza del cavallo. Ma, lasciatemi dire, è anche uno determinato, coriaceo, tenace, che sa il fatto suo, va sino alla fine. Come Gesù. E chiudo: l'asino di Gerusalemme non seppe di aver portato in groppa, quel giorno, Dio. Io penso a quante donne e a quanti uomini, di questi tempi. non sanno di aver portato sulle spalle Dio.

Una cosa che, a pensarla, mi incanto!

 

Lettura del profeta Isaia - Is 16, 1-5

In quei giorni. Isaia disse: "Mandate l'agnello al signore della regione, da Sela del deserto al monte della figlia di Sion. Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa saranno le figlie di Moab ai guadi dell'Arnon. Dacci un consiglio, prendi una decisione! Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno; nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi. Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore. Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia".

Sal 149

Cantino al loro re i figli di Sion. Cantate al Signore un canto nuovo; la sua lode nell'assemblea dei fedeli. Gioisca Israele nel suo creatore, esultino nel loro re i figli di Sion. R Lodino il suo nome con danze, con tamburelli e cetre gli cantino inni. Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria. R Esultino i fedeli nella gloria, facciano festa sui loro giacigli. Le lodi di Dio sulla loro bocca, questo è un onore per tutti i suoi fedeli. R

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi - 1Ts 3,11 - 4, 2

Fratelli, voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Lettura del vangelo secondo Marco - Mc 11,1-11

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: "Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"". Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: "Perché slegate questo puledro?". Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!". Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

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